Zombi Kampung Pisang (Gli zombie del villaggio delle banane) è stato uno dei successi più consistenti per il cinema malese della scorsa annata. Partendo dalle premesse di un budget contenuto (1,230,000 ringgit, ossia meno di 400,000 dollari USA) il film di Mamat Khalid è risultato quarto incasso tra i film nazionali ai botteghini di KL e dintorni. Un successo che ha dato uno slancio importante alla carriera di Mamat, e che gli ha permesso poi di realizzare l’ambizioso Kala Malam Bulan Mengambang.
Zombi Kampung Pisang non perde molto tempo prima d’introdurci nel cuore della sua parabola narrativa. Siamo in un tipico villaggio malese (kampung), isolato nella foresta e privo di copertura per i cellulari. Un gruppo di giovinastri nullafacenti, tra cui il protagonista Hussin, vengono rimproverati dall’anziano Pak Abu per non aver preso parte alle preghiere della sera. Improvvisamente, Pak Abu stramazza al suolo. A nulla servono il pronto intervento del medico Sufian e del bomoh (sciamano) Jabit. Anzi, lo stesso sciamano Pak Jabit collassa al capezzale di Abu, e così nel giro di pochi minuti i morti sono due. Mentre i ragazzi e le avvenenti figlie di Abu, Maimun e Munah, s’interrogano sulle cause dei decessi, i cadaveri scompaiono. Di lì a poco Kampung Pisang (il villaggio delle banane) si vedrà travolta da una montante epidemia che ne tramuta gli abitanti in zombie. I pochi risparmiati dal contagio, quindi, dovranno far fronte all’assedio degli zombie affamati di cervelli umani…
Detta così, la trama di Zombi Kampung Pisang potrebbe far pensare ad un ovvio adattamento malese de La notte dei morti viventi. Invece, sin dalle battute iniziali, Mamat Khalid gioca la carta della parodia e dell’umorismo demenziale. La popolazione di Kampung Pisang è costituita da un teatrino di assurde macchiette (segnaliamo, ad esempio, un ballerino tradizionale dalle movenze assai effeminate) che per certi versi rappresentano una serie di figure emblematiche della società malese. Presso la critica locale, in effetti, al di là della comicità assurda (e talvolta di difficile traduzione), quel che è piaciuto di Zombi Kampung Pisang è una velata critica dell’assetto sociale e della classe politica in Malaysia, che alcuni hanno voluto identificarvi. Fateci caso, questi morti viventi si radunano a quelli che paiono i comizi di un leader politico, con tanto di assurdi slogan, e mirano al dominio del paese. Nel film si menzionano poi a più riprese sussidi governativi che non arrivano e la bandiera nazionale fa la sua incongrua apparizione nella lotta contro gli zombie…
Al di là di possibili letture metaforiche, che avvicinerebbero invero l’ilare Zombi Kampung Pisang al più ponderoso classico di Romero, si devono riconoscere le qualità d’intrattenimento senza pretese esibite del film di Mamat Khalid. Alcune battute giocate su giochi di parole e riferimenti allo star system locale certo risulteranno un po’ oscuri, ma i fallimentari tentativi di Hussin di citare proverbi tradizionali, il suo fermarsi a provare dei pantaloni ogniqualvolta s’imbatte in un paio d’essi (Hussin porta il tradizionale sarong) e i suoi esilaranti appelli diretti al pubblico sono gag che di certo non abbisognano di alcuna traduzione. Ah, attenzione! Non tutti devono in realtà temere gli zombie di Zombi Kampung Pisang: essi sono, infatti, interessati solo ad alcuni cervelli… vedrete quali!
Paolo Bertolin