Il titolo coreano di The Face Reader, Gwansang (guanxiang in cinese), fa riferimento a una forma di divinazione che si crede consenta di comprendere la personalità di un individuo, nonché le sue inclinazioni e il suo destino dai tratti del suo volto. Il film mette insieme il superimpegnato divo Song Kang-ho (Snowpiercer) con Han Jae-rim, regista di The Show Must Go On e Rules of Dating.
Anche se la vicenda è piuttosto deprimente, vertendo sull’impotenza di una brava persona nei confronti delle più ampie forze della Storia, si è rivelata un grande successo del periodo di festività di Chuseok (plenilunio d’autunno) del 2013, con oltre 9 milioni di biglietti venduti.
Come Masquerade, altro grande successo, The Face Reader è un film drammatico in costume (sageuk) aggiornato che cavalca l’onda dei recenti successi televisivi dello stesso genere. Nelle mani sicure del regista Han, la pellicola mescola abilmente il fasto della rappresentazione storica della corte, il melodramma sofisticato, i dialoghi brillanti e l’indispensabile proiezione nel passato delle ossessioni coreane contemporanee.
Il protagonista Nae-kyung, interpretato in modo particolarmente efficace da Song Kang-ho, è un mancato accademico proveniente dall’alta società, la cui famiglia è stata perseguitata per essersi schierata sul fronte politico sbagliato.
In apertura del film, Nae-kyung viene reclutato da una cortigiana di alto bordo di Seoul (Kim Hye-soo, The Thieves) per servire la sua clientela di pezzi grossi. Se all’inizio si accontenta della capacità di vender bene la propria merce, a poco a poco Nae-kyung conquista la fiducia di uomini importanti come il consigliere del re, Kim Jong-seo (Baek Yoon-shik, The Taste of Money), e perfino del sovrano stesso. Riallaccia inoltre i rapporti con suo figlio Jin-hyung, da cui si era separato, che è diventato un piccolo funzionario di corte.
Con suo gran dispiacere, però, il suo ruolo sempre più importante nei confronti dei potenti lo coinvolge pesantemente nella prima importante crisi di successione della dinastia Joseon, nel 1455.
Oltre che dell’interpretazione sobria ma straordinaria di Song come protagonista, il film si avvale di un bel mucchio di attori talentuosi. Kim Hye-soo è come sempre piacevolmente sexy, mentre Baek Yun-shik conferisce al suo personaggio il vigore e la solennità di un cavaliere medievale. Dati i presupposti del film, uno dei principali piaceri di The Face Reader è l’abbondanza di attori di contorno con “facce interessanti”.
Più problematica invece è la figura del principe Sooyang interpretato da Lee Jung-jae, la cui caratterizzazione mette in luce sia i punti di forza che le debolezze di The Face Reader. Da un lato è interessantissima la rappresentazione del principe Sooyang come una sorta di barbaro nomade avvolto in scure pellicce e dedito alla caccia alla tigre, completamente dissimile dall’immagine che troviamo nei film in costume degli anni Settanta e Ottanta, ma forse più precisa storicamente (si dice che durante una battuta di caccia avesse scoccato sette frecce su un cervo in corsa, e che tutte fossero penetrate nel collo dello sfortunato cervo. E questo all’età di tredici anni).
Da un altro lato, il regista fa in modo che Lee interpreti il principe più o meno come un bastardo crudele, senza troppe sfumature psicologiche, di certo per richiamare alla mente dello spettatore figure contemporanee più familiari come quelle dei dittatori militari del ventesimo secolo.
Questa caratterizzazione ideologicamente poco fantasiosa, oltre al tono lugubre che domina la seconda metà del film, è in contrasto con la capacità fisiognomica stile The Mentalist, acuta e decisamente interessante, che Nae-kyung mostra nella prima metà.
Nel realizzare una pellicola in costume sulla dinastia Joseon si sarebbe potuto fare molto peggio di The Face Reader. Avrei preferito che il film avesse approfondito un po’ di più l’abile esplorazione psicologica della struttura mentale coreana rivelata nell’interazione di Nae-kyung con i vari personaggi, senza ricadere nell’ennesima “rappresentazione” piena di magniloquenza tragica e risentimento politico della seconda parte, ma nel complesso devo ammettere che merita appieno il suo successo al botteghino.
Kyu Hyun Kim