Psy avrà anche trasformato il quartiere Gangnam della città di Seoul un simbolo quasi universalmente riconosciuto di benessere, glamour e ostentazione, ma non sono lontani i tempi in cui Gangnam era poco più che una distesa di terreni coltivati. Gangnam Blues si svolge nel 1970 (il titolo coreano è semplicemente Gangnam 1970), nel momento critico in cui gli immobiliaristi identificarono la zona come area di sviluppo ad alto potenziale, a cui seguì un periodo di frenetica speculazione edilizia.
I protagonisti al centro di questa moderna corsa all’accaparramento di terreni erano politici, uomini d’affari e boss della malavita, ma i personaggi principali di Gangnam Blues si trovano un bel po’ di gradini più in basso nella scala sociale. Jong-dae (il popolare cantante e attore Lee Min-ho) e Yong-gi (Kim Rae-won) sono due giovanotti che entrano nell’età adulta come straccivendoli indigenti, ma attraverso un misto di ingegnosità, abilità, avidità e violenza iniziano a salire nella gerarchia delle bande rivali, fino a diventare attori minori nel dramma della trasformazione di Gangnam.
Il genere sulla malavita, come ogni genere filmico, è noto per le sue convenzioni, replicate in piacevoli variazioni film dopo film: illuminazione bassa, abiti formali ma rozzi, affari tra casinò, bordelli e hotel, uccisioni a pagamento, scambi di valigie piene di soldi, saloni, cattura e tortura di gangster rivali, e scontri in strada con armi da fuoco (nei film di Hollywood) o coltelli, bastoni e spranghe (nei film coreani). Oltre a questi particolari di superficie, il genere è anche particolarmente adatto a descrivere i meccanismi di potere: il modo in cui una persona domina un’altra tramite la forza, l’intelligenza, la corruzione o la seduzione, all’interno di una complessa gerarchia di rapporti di potere. I migliori film sulla malavita parlano tanto di denaro e politica quanto di violenza.
Il poeta nonché regista Yoo Ha è molto esperto nel descrivere malavita e violenza. A Dirty Carnival (2006), di ambientazione contemporanea, segue la carriera di un giovane che entra a far parte di un’organizzazione criminale per pagare i conti dell’ospedale per la madre. Once Upon a Time in High School (2004) non è un film sulla malavita, ma è incentrato sulla violenza nella scuola ed è anch’esso ambientato nell’area di Gangnam negli anni Settanta. Entrambi i film presentano la violenza non come atti isolati, bensì come parte di un unico sistema in cui le persone vengono spinte dal bisogno, dall’ambizione e dalla paura a sfruttare i deboli e a cercare punti deboli nei forti.
Gangnam Blues si rivela anche un’ottima vetrina per la visione e il talento del regista Yoo. Malgrado sia necessaria un po’ di concentrazione per seguirne la complessa trama, il film apporta un’impressionante profondità alla violenza e alla disillusione sullo schermo, come se si trattasse di un’intensa partita a scacchi. Nello stesso tempo dedica anche molta attenzione alla superficie: l’aspetto e l’energia del film sono elettrizzanti, e le risse in particolare sono talmente ben orchestrate ed eseguite da risultare dolorose alla vista. L’esito finale, come nei film precedenti di Yoo, è che Gangnam Blues affronta il tema della violenza in modo sofisticato, ma non ne toglie mai completamente il fascino. Questo potrebbe essere considerato uno dei difetti del film, oppure si potrebbe ribattere che i sentimenti contraddittori trasmessi dal film (il fatto di essere simultaneamente disgustati e sedotti dalla violenza) sono ciò che lo rendono interessante.
Per quanto riguarda il quartiere di Gangnam, gli spettatori che conoscono la zona troveranno divertente sentir chiamare le varie parti di questa polverosa cittadina agricola con nomi che oggi vengono associati a Prada e Louis Vuitton. Ma per molti versi lo sviluppo di Gangnam, spinto in avanti da un misto di corruzione, avidità e violenza, è assimilabile al modo in cui l’intera Corea del Sud ha raggiunto il suo miracolo economico nella seconda metà del Ventesimo secolo. Così, per quanto specifico possa sembrare questo film in termini di dettagli locali, la storia narra la vicenda di un’intera nazione.