A solamente un anno dalla fine del secolo, pare che il cinema coreano abbia raggiunto uno dei periodi più felici dei suoi settant'anni di carriera. Gli anni Novanta hanno visto in tutto il paese un interesse crescente verso il cinema, con film, programmi e discussioni riguardanti il cinema che hanno letteralmente riempito i massmedia, dalla televisione, la TV via cavo e la radio, ai quotidiani, le riviste i dibattiti pubblici e persino Internet. L'aumento di sale cinematografiche, specialmente i modernissimi multiplex, è venuto incontro all'aumento delle richieste
del pubblico, mentre sono sorti festival, proiezioni private, corsi e scuole di cinema, per soddisfare il
pubblico più serio. E soprattutto l'investimento
di larghe somme di denaro e il coinvolgimento delle
maggiori compagnie (chaebol) hanno rinvigorito l'industria cinematografica, dalla produzione alla distribuzione.
Il fenomeno più significativo è la crescente popolarità
che il cinema coreano ha raggiunto presso il pubblico
locale. Con il miglioramento dei valori produttivi,
e sceneggiature più forti che trattano temi sociali e più personali, il cinema coreano sembra aver trovato il modo giusto per accostarsi al pubblico locale. Il melodramma ha
mantenuto la sua posizione di genere dominante ma persino film strappalacrime come The Letter di Lee Jung-gook (1997), e The Promise di Kim Yoo-jin (1998) hanno sfidato Hollywood al botteghino.
Il cinema coreano ha abbracciato con successo
anche generi diversi dal melodramma e dalla commedia
romantica. Tra i film recenti degni di nota troviamo:
Whispering Corridors (Park Ki-hyung, 1998), un horror che critica fortemente il repressivo sistema scolastico coreano, la commedia nera The Quiet Family (Kim Jee-woon, 1998) e l'action-horror ricco di effetti speciali The Soul Guardians (Park Gwangchoon, 1998). Va rilevato inoltre il plauso nazionale e internazionale seguito al successo commerciale di film più artistici come Christmas in August (Hur Jinho, 1998) e Spring in My Hometown (Lee Kwangmo,
1998).
L'emergere di una nuova generazione di produttori e registi è stato la forza trainante del ringiovanimento del cinema sud-coreano. Tuttavia, altri fattori hanno contribuito alla crescita dell'industria cinematografica locale.
Prima di tutto la maggiore tolleranza verso il liberalismo
anti-autoritario. L'avvento del primo governo democratico non militare, nel 1993, dopo quasi trent'anni di dittatura militare, ha allentato l'oppressione cronica che permeava la società e la vita politica ed economica del paese. E soprattutto ha messo fine alla paralisi nel campo artistico, rendendo possibile ai cineasti affrontare temi più ampi su un più vasto arco creativo.
I cineasti più affermati, che avevano passato la gioventù
organizzando movimenti per il cinema in piena dittatura, hanno sfruttato il nuovo liberalismo per realizzare opere di sfida sociale e politica.
Particolarmente degni di nota: lo sguardo revisionista
di Park Kwang-sui sulle lotte durante l'occupazione
giapponese in To the Starry Island (1994),
l'allegoria sociale di Chang Sun-woo sugli effetti
castratori della modernità in To You, From Me (1995), e l'indagine sull'identità coreana di Chung Ji-young in The Life and Death of the Hollywood Kid (1994). Altri cineasti
hanno trattato temi personali che toccano vari
aspetti della vita: i problemi dell'unità familiare e il
conflitto di ruoli che ne consegue in The Wedding
Story (Kim Eui-suk, 1992) e i tormenti del cuore in
First Love (Lee Myungseh, 1993).
Questi registi e i loro film, insieme con la nuova
tolleranza sociale, hanno spianato la strada a una nuova generazione che ha sperimentato nuovi stili. Vi è stata la rappresentazione distorta della gioventù ribelle in Beat (di Kim Sung-soo, 1997); la stupefacente computer graphics
grazie alla quale The Gingko Bed (Jacky Kang, 1996) ha conquistato il pubblico; e nuovi soggetti, che vanno dall'ansia adolescenziale all'ingresso nell'età adulta di The Three Friends (Im Soon-reh, 1996), alla disintegrazione della famiglia in Green Fish (Lee Chang-dong, 1997), all'infedeltà negli anni Novanta in An Affair (E J-yong, 1997), alla vanità intellettuale e alla banalità della vita quotidiana in The Power of Kangwon Province (Hong Sangsoo,
1998), ai problemi del lavoro espressi sotto forma di
allegoria sessuale in Bedroom and Courtroom (di Kang Woo-suk, 1998), fino allo sguardo auto-riflessivo sull'industria cinematografica coreana di Killer Story (Yeo Kyun-dong, 1998). In questi anni il cinema coreano ha finalmente realizzato il vasto potenziale che a lungo aveva occultato.
Il secondo maggiore impulso per il potenziamento dell'industria cinematografica è dovuto all'espansione e alla specializzazione del mercato. Nonostante le critiche verso il ruolo che chaebol come la Samsung, la Daewoo, la SK, la Hyundai e la Cheil Jedang, hanno ormai nel settore, queste grosse compagnie hanno di fatto introdotto un approccio sistematico al mercato, dalla produzione alla distribuzione.
Quando si sono accorte che Jurassic Park di Steven Spielberg ha incassato più delle automobili vendute ogni anno dalla Hyundai, queste compagnie hanno cominciato a vedere il cinema come un mercato potenzialmente assai proficuo.
Le chaebol sono state determinanti grazie alla loro abilità negli affari, con un'efficacissima divisione del lavoro e un notevole numero di persone addestrato ad acquisire le capacità necessarie sul mercato cinematografico.
Sono state investite enormi quantità di denaro e mano d'opera, e sono stati fatti sforzi notevoli sul versante di quello che potremmo definire il "software", ad esempio l'importazione, la distribuzione e la produzione di film. E queste chaebol hanno anche investito nell'"hardware", come i cinematografi e i canali satellitari. Dal 1997 tale tendenza è proseguita soprattutto con l'introduzione d'una serie di multiplex molto accoglienti (con centri commerciali, parcheggi e strutture comode e funzionali).
Compagnie come la Ilshin Investment Co., che considera ormai i film nazionali come un prodotto commerciale vitale, hanno rinforzato la loro programmazione e il loro reparto marketing e hanno fatto centro con film come The Gingko Bed, The Contact (Chang Yoon-hyun, 1997), Christmas in
August, The Quiet Family e The Soul Guardians.
Durante questo periodo, i diversi ruoli - produttore
esecutivo, produttore associato e direttore di produzione
- hanno cominciato a distinguersi più chiaramente, acquisendo così una maggiore funzionalità nella riuscita dei film.
Il terzo fattore nel potenziamento dell'industria
cinematografica sud-coreana à stato il fiorire dell'apparato
"di supporto": critici, studenti, pubblicazioni
specializzate e (specialmente) festival. La loro crescente
credibilità ha aiutato a colmare l'abisso esistente tra il pubblico e l'industria cinematografica.
Eventi come il Pusan International Film Festival e il
Puchon International Fantastic Film Festival hanno
allargato gli orizzonti del pubblico coreano e sono
serviti da polo d'attrazione per la critica internazionale e per i programmatori dei festival. Negli ultimi anni,
il cinema coreano ha cominciato ad attirare seriamente
l'attenzione ai principali festival, Cannes, Berlino e Toronto.
Tuttavia è ancora troppo presto perché l'industria
cinematografica nazionale possa abbassare la guardia.
La crisi economica che ha colpito la Corea del Sud alla pari di altri paesi asiatici all'inizio dello scorso anno si è fatta sentire con un lento calo della produzione annua. Le principali compagnie stanno fallendo o stanno riducendo i loro reparti produttivi.
Inoltre, le major hollywoodiane, che dominano già l'80% del mercato cinematografico coreano, continuano a fare pressioni (negoziando tramite il governo degli Stati Uniti) per ottenere la completa abolizione del sistema di quote locali che impone alle sale cinematografiche di proiettare film coreani per almeno 106 giorni ogni anno. L'ultimo assalto americano, alla fine del 1998, ha suscitato appassionate proteste da parte del mondo del cinema, con il risultato che il problema delle quote è stato momentaneamente tolto dall'agenda.
Che sia per la popolarità in costante aumento, per
l'instabilità economica o per la minaccia della concorrenza
delle major americane. E’ difficile prevedere quale sarà il futuro del cinema sud-coreano. Ma due cose sicuramente non cambieranno: la sua capacità di riprendersi e di unirsi nei momenti di crisi, e la sua capacità di dimostrare un'estrema creatività nei periodi più bui.
Hanna Lee