Andata e ritorno dal genere: il cinema di Po-Chih Leong

Se c’è una parola che sale alla mente parlando di Po-Chih Leong, è “versatilità”. È un regista che è nato nel Regno Unito, si è formato come montatore alla BBC, ha contribuito alla fondazione di TVB, la principale emittente televisiva hongkonghese, alla fine degli anni Sessanta, ha realizzato alcuni degli spot pubblicitari più iconici di Hong Kong (Bang Bang Jeans e altri), per poi intraprendere una prolifica carriera all’interno della fiorente industria cinematografica hongkonghese all’epoca del passaggio dal sistema produttivo industriale dei grandi studios (come la Shaw Brothers) alle ambiziose società indipendenti come Cinema City e Golden Princess. Le opere da lui realizzate negli anni Ottanta rappresentano la quintessenza del cinema di genere e spaziano dall’azione all’horror, dalla commedia al dramma, quando non combinano “everything everywhere all at once”, come solo i film di Hong Kong sapevano fare. Ma la storia di Po-Chih Leong non si esaurisce qui: negli anni Novanta è stato attivo nel Regno Unito e successivamente ha intrapreso una carriera di successo a Hollywood, lavorando a produzioni televisive e sfornando film d’azione con Steven Seagal e Wesley Snipes. In questo primo quarto del XXI secolo, Leong è tuttora in attività, e fra l’altro occasionalmente realizza film per produzioni hongkonghesi.

Questo riassunto sintetico della sua attività suggerisce una definizione diversa di Leong: la sua carriera è una collezione di “prime volte”, che fanno di lui un pioniere e una personalità unica all’interno dell’industria cinematografica di Hong Kong. È stato il primo cinese di origine britannica a integrarsi completamente nell’industria cinematografica locale; è stato il primo cineasta a realizzare un film indipendente di successo a Hong Kong al di fuori del sistema consolidato degli studios (ragion per cui il suo Jumping Ash, del 1976, è considerato un precursore della New Wave hongkonghese); è stato il primo regista di Hong Kong a dirigere una produzione internazionale in lingua inglese (Foxbat, film aviatorio d’azione del 1977, con Henry Silva), anticipando la tendenza dei cineasti locali a guardare verso ovest e ad esordire con attori non famosissimi. Tra gli altri suoi singolari successi figurano il primo film tv cinese in lingua inglese, realizzato per l’emittente britannica Channel 4 (Ping Pong, 1986); il cerebrale horror britannico con Jude Law Brivido di sangue (1998); e The Jade Pendant (USA 2017), per l’epoca un raro western dal cast e dal tema prevalentemente asiatici (sul massacro di cinesi avvenuto a Los Angeles nel 1871), che sembra preconizzare il rilevante profilo asiatico assunto da Hollywood ai nostri giorni, con serie come Warrior (con Andrew Koji, dal 2019 – in produzione) e il remake di Kung Fu (con Nicky Shen, dal 2021 – in produzione).

Ed è a Po-Chih Leong che si è rivolta l’emittente Channel 4 per una serie di documentari in quattro episodi sullo storico passaggio di Hong Kong alla Cina nel 1997 (Riding the Tiger, diretto insieme alla figlia Sze-wing Leong).

Soprattutto, però, Leong è un regista che ha realizzato le sue opere senza clamore e senza pretese. Per la maggior parte della sua carriera è stato l’autore di film commerciali di genere – come quelli che presentiamo e celebriamo al FEFF – ma anche un filmmaker che ha espresso una sua individualità e ambizione in progetti che si collocano al di fuori del mainstream.

Questa piccola selezione di film di Po-Chih Leong era attesa da tempo, ma per problematiche legate a disponibilità e diritti ci è possibile fornire solo una visione parziale della sua ricca e variegata carriera. Della selezione fa parte una delle sue opere di maggior successo, Hong Kong 1941 (1984), con un giovane Chow Yun-fat, mentre l’indescrivibilmente folle The Island è l’occasione per conoscere la sua attività a Hong Kong negli anni Ottanta. Con un tono più serio Ping Pong, ambientato all’interno della comunità cinese di Londra, approfondisce gli obblighi familiari che serpeggiano in molti dei suoi film hongkonghesi. Non è stato possibile, purtroppo, presentare lo slasher He Lives by Night (1982), briosa versione di Leong del giallo di Brian de Palma Vestito per uccidere (1980) – sicuramente un’altra delle sue opere chiave che aspetta solo di essere restaurata e riscoperta. Ciononostante, speriamo che questo piccolo campionario susciti maggiore attenzione e interesse per Leong, come figura chiave del cinema di Hong Kong del tardo XX secolo in particolare e per la sua carriera internazionale in generale.

Siamo molto lieti di accogliere Po-Chih Leong a Udine per questo tributo. È un regista cordiale e attento, che si intende sia di cinema che di letteratura (non per niente il regista taiwanese Edward Yang lo considera un suo mentore), e non vediamo l’ora di incontrare questo veterano del settore.

Questo omaggio non sarebbe stato possibile senza il supporto di Sabrina Baracetti e dei suoi colleghi del FEFF. È sempre un grande piacere lavorare con tutti loro. Vorrei anche ringraziare in modo particolare i miei collaboratori, Tim Youngs, che ha fornito del materiale preziosissimo, e l’infaticabile Kiki Fung, che si è impegnata a lungo nella ricerca delle copie dei film e dei detentori dei diritti!
Roger Garcia