Specchio dei tempi: il cinema cinese negli anni novanta

Il decennio a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e Novanta è stato sicuramente uno dei periodi più entusiasmanti nella storia del cinema cinese, e i film di quegli anni lo specchio dei cambiamenti epocali e dei traumi profondi attraversati dal Paese. È difficile pensare ad un decennio più fecondo di idee e di talenti, molti dei quali a tutt’oggi sono ancora attivi.

Il controllo ideologico è un elemento con il quale l’industria cinematografica si è sempre dovuta confrontare, ma in quel decennio caratterizzato dalle riforme economiche il rapporto tra autori ed autorità censorie è stato più dinamico ed ha consentito il fiorire di stili, generi e modi di produzione relativamente autonomi.

Neanche la tragedia di Tiananmen nel 1989 riuscì a bloccare il flusso di idee e creatività messe in movimento dal processo di modernizzazione della società.

 

A metà degli anni Ottanta apparvero i primi film di autori della Quinta Generazione quali Chen Kaige, Zhang Yimou, Tian Zhuangzhuang ed altri che, rivoluzionando l’estetica cinematografica, catapultarono il cinema cinese sui palcoscenici dei maggiori film festival internazionali.All’inizio degli anni Novanta la Sesta Generazione aggiunse un elemento di maggiore individualità alle storie raccontate ed inaugurò un sistema di finanziamenti indipendente dagli studi cinematografici statali – che fino ad allora erano stati gli unici autorizzati alla produzione di film. Autori quali Zhang Yuan, Jia Zhangke, Wang Xiaoshuai ed altri diventarono simboli di una nuova era cinematografica. Accanto ai film con messaggio ideologico forte prodotti dalle case di produzione governative, nascono produzioni indipendenti che da budget ridottissimi crescono gradualmente – nella prima decade del 2000 raggiungeranno i livelli delle major americane. Il problema è la distribuzione: i film della Quinta e Sesta Generazione mietono successi all’estero ma sono banditi o comunque visti in Cina soltanto in ambiti ristretti, quali i piccoli festival cinematografici indipendenti.

 

I maestri della Quarta Generazione, dei quali i cineasti successivi hanno sempre riconosciuto l’eredità culturale, hanno lasciato un segno con film importanti prodotti in quel periodo, quali Hibiscus Town (1986) o The Last Aristocrats (1989) di Xie Jin, Old Well (1987) o The King of Masks (1996) di Wu Tianming, Black Snow (1990) o Woman Sesame Oil Maker (1993) di Xie Fei. I film della Quinta Generazione hanno lasciato un segno profondo non solo nel cinema art-house ma anche nel cinema di genere. La satira contemporanea è nata proprio in quegli anni con i film di Huang Jianxin: The Black Cannon Incident (1985), Stand Straight, Don’t Bent Over (1992), Back to Back, Face to Face (1994), Signal Left, Turn Right (1995). Ed anche la commedia di Feng Xiaogang, diventata con gli anni uno dei fenomeni di maggior successo commerciale nella storia del cinema cinese è nata in quel periodo con i suoi primi film: The Dream Factory (1997), Be There or Be Square (1998). The Troubleshooters (1989) di Mi Jiashan, tratto da un racconto di Wang Shuo, è stato il film che ha ispirato il successivo Personal Tailor (2013) di Feng Xiaogang. Anche il genere western è nato in quegli anni: Swordsmen in Double-Flag Town (1991) e Sun Valley (1995) di He Ping sono stati i primi western alla cinese – un misto di elementi del classico film western con quelli delle arti marziali – precursori dei film girati nel Nord-ovest della Cina di cui abbiamo visto molti esempi in anni più recenti. Per non parlare dell’affacciarsi di un cinema declinato al femminile, con cineaste quali Li Shaohong, con film coraggiosi quali Bloody Morning (1990) e Blush (1994), o Ning Ying con la sua spassosa trilogia pechinese, For Fun (1992), On the Beat (1995) e I Love Beijing (2001).

 

Insomma, l’ultimo decennio del secolo scorso è stato un periodo caotico ma estremamente produttivo, in cui tre generazioni di autori con esperienze di vita e posizioni ideologiche diverse si sono sovrapposte, in cui sono nati generi e stili diversi ed il pubblico è stato gradualmente esposto ad una visione più variegata della vita e dell’arte.

Maria Barbieri