International Festival Premiere | In Competition | Closing Film
Hong Kong, China, 2026, 126’, Mandarin
Directed by: Yuen Woo-ping
Screenplay: Yu Baimei, Su Chao-bin, Chan Tai-li, Larry Yang
Cinematography (color): Cheung Tung-leung
Editing: Cheung Ka-fai, Super Zhang
Production Design: Lin Mu
Music: William Wu
Producers: Wu Jing, Yu Baimei
Cast: Wu Jing (Dao Ma), Nicholas Tse (Diting), Yosh Yu (Shu), Chen Lijun (Ayuya), Sean Sun (Zhishilang), Ju Qianlang (Xiao Qi), Ci Sha (He Yixuan), Tong Leung Ka-fai (Lao Mo), Liang Biying (Wei Zhi), Zhang Yi (Pei Shiju), Kara Wai (Madam Yuchi), Max Zhang (Two-headed Snake), Jet Li (Governor Chang)
Date of First Release in Territory: February 17th, 2026
Sebbene il regista di Blades of the Guardians, Yuen Woo-ping, compaia in un cameo dopo i titoli di coda mentre parla di passare il testimone alle nuove generazioni, il coreografo d’azione e cineasta ottantenne (che, com’è noto, ha portato a Hollywood la coreografia d’azione in stile hongkonghese con Matrix e Kill Bill) dimostra, con il suo 30° lungometraggio da regista, che al pari di altri decani del cinema come George Miller e Clint Eastwood, è ancora in grado di esprimersi ai massimi livelli dietro la macchina da presa.
Anziché attingere al folklore delle arti marziali, l’ultimo film di Yuen è tratto dalla pluripremiata serie a fumetti cinese Biao Ren [pubblicata in UK come Blades of the Guardians] su un guerriero mercenario che deve districarsi tra i pericoli del deserto e le turbolenze politiche della tarda dinastia Sui. Fondendo stilemi tipici del western, come i vasti paesaggi e il misterioso eroe vagabondo, con le arti marziali tradizionali cinesi e la storia antica, il fumetto e la successiva trasposizione animata hanno ricevuto il plauso degli appassionati per la potenza visiva, l’azione avvincente e la complessità delle dinamiche politiche.
L’adattamento cinematografico, scritto da Yu Baimei, Su Chao-bin (La congiura della pietra nera), Chan Tai-li e Larry Yang (The Shadow’s Edge), accantona gran parte degli intrighi politici dell’opera originale a favore di una narrazione più asciutta (sebbene nel finale si lasci intendere che la dimensione politica avrà un ruolo più rilevante nell’inevitabile sequel). L’attenzione si concentra invece su Dao Ma (Wu Jing), un cacciatore di taglie che vaga per il paese con un ragazzo al seguito. Dopo essere sfuggito a uno scontro che coinvolge un governatore corrotto e uno spadaccino in incognito, Dao Ma ritorna al villaggio Mojia, dove trova rifugio sotto la protezione di Lao Mo (Tony Leung Ka-fai), il capovillaggio.
Quasi subito, Lao Mo affida a Dao Ma il compito di scortare il rivoluzionario Zhishilang (Sean Sun), il ricercato numero uno del paese, attraverso l’insidioso deserto fino alla città di Chang’an. Dao Ma non dovrà soltanto sopravvivere all’implacabile ambiente desertico: la sua carovana dovrà anche eludere soldati lanciati al loro inseguimento, cacciatori di taglie rivali, clan ostili e Diting (Nicholas Tse), un vecchio amico con cui ha dei conti in sospeso.
Chi si interrogasse sull’efficacia dell’incontro tra la sensibilità d’azione vecchio stampo di Yuen e la matrice fumettistica può tirare un sospiro di sollievo: Blades of the Guardians si rivela un’esperienza travolgente per gli appassionati di arti marziali desiderosi di rivedere all’opera il Maestro (un inseguimento in mezzo a una tempesta di sabbia nella seconda parte, chiaramente ispirato a Mad Max, ha suscitato applausi a scena aperta durante la proiezione cui ho assistito). Chiunque abbia visto Drunken Master (1978), Mismatched Couples (1985), con il suo influsso della breakdance, il sottovalutato Wing Chun (1994) o anche l’episodio sorprendentemente delicato in Septet: The Story of Hong Kong (2020), sa bene quanto Yuen padroneggi l’arte di bilanciare umorismo e azione. In Blades, Zhishilang (che in realtà è assai più codardo di quanto la sua fama lasci intendere) insieme ad alcuni personaggi secondari introduce momenti di necessaria leggerezza, prima che la narrazione assuma toni più cupi.
Carismatico e fisicamente agile come sempre, Wu Jing è impeccabile nel ruolo dell’eroe stile ronin, mentre Chen Lijun (subentrata nel film per riprese aggiuntive dopo le controversie legate all’attrice originaria) ruba la scena nei panni di Ayuya, la figlia ribelle di Lao Mo. Tuttavia, per chi si accosta al film per assistere alla reunion tra Jet Li e il suo regista in Tai Chi Master è bene sapere che il ruolo della star si limita a un esteso cameo nel primo terzo della pellicola. Ciononostante, il combattimento tra Li e Wu (che coinvolge anche Max Zhang, già protagonista di Master Z: Ip Man Legacy, nel ruolo dello spadaccino in incognito) presenta il caratteristico equilibrio tra eleganza del gesto e ritmo incalzante tipico di Yuen, risultando all’altezza delle sue prove migliori. Otto anni sono stati una lunga attesa per un nuovo film di Yuen Woo-ping, ma Blades of the Guardians li ripaga pienamente.
Yuen Woo-ping
Insieme ai suoi nove fratelli, Yuen Woo-ping (n. 1945) si formò nelle arti marziali sotto la guida del padre, Yuen Siu-tien, noto attore e coreografo d’azione del cinema hongkonghese. Nel 1971 intraprese egli stesso la carriera di coreografo delle arti marziali con The Mad Killer, dando inizio a un percorso illustre che gli è valso sei Hong Kong Film Award per la miglior coreografia d’azione. In qualità di regista ha firmato successi come Drunken Master (1978), Iron Monkey (1993) e True Legend (2010). Ha inoltre portato l’azione di Hong Kong sulla scena globale lavorando a blockbuster hollywoodiani come Matrix e Kill Bill (2003) di Quentin Tarantino.
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
1978 – Snake in the Eagle’s Shadow
1978 – Drunken Master
1982 – The Miracle Fighters
1993 – Iron Monkey
1993 – Tai Chi Master
1994 – Wing Chun
2010 – True Legend
2018 – Master Z: Ip Man Legacy
2026 – Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert