Blood Moon Rite 8

International Premiere | In Competition 

 
Vietnam, 2026, 130’, Vietnamese

Directed by: Phan Gia Nhat Linh
Cinematography (color): Trung Nam Hoang
Music: Tran Huu Tuan Bach
Producers: Phan Gia Nhat Linh, Charlie Nguyen
Production Companies: Chanh Phuong Films, Anh Teu Studio, Sidus And Teu Entertainment, VN Pictures, HKFilm, Lotte Entertainment
Cast: Van Son, Le Khanh, Miu Le, Lien Binh Phat, Quang Minh, Hua Vi Van, Hong-Anh

Date of First Release in Territory: April 24th, 2026
 
Trionfo al FEFF 2018 e poi super successo in patria, il film giapponese One Cut of the Dead (uscito in Italia col titolo Zombie contro zombie) di Ueda Shinichiro inizia come un normale horror. Si gira un film di zombi, una piccola produzione indipendente, in una location di campagna – che però è maledetta: alcuni membri della troupe diventano veri zombi e attaccano gli altri. Solita serie di fughe dei sopravvissuti, inseguiti dai morti viventi, nonché dal regista che è impazzito e li filma felice (“Action!”). Ma il film, girato con una mdp a mano incessante, appare realizzato con incompetenza totale: passaggi incomprensibili, assurdi tempi morti. Lo spettatore è spiazzato. Come ha fatto questo pastrocchio ad essere ammesso al FEFF? E poi, dopo circa 30 minuti, il film finisce! Scorrono i titoli di coda.

La seconda parte ci fornisce l’antefatto: un mese prima il regista è stato contattato per girare uno zombie movie di mezzora per la tv, in diretta e in piano sequenza (One Cut of the Dead, appunto). La terza parte ci porta dall’altro lato della macchina da presa: vediamo l’accidentata realizzazione del film-nel-film, che essendo in diretta non si può interrompere. Tutto quello che vi compariva di assurdo trova una giustificazione diegetica. Si crea una specie di vertigine: un film di zombi diventa una storia di zombi ma in realtà si sta girando un film di zombi, irto di comiche difficoltà. Questa meta-zombie comedy, realizzata con due lire, fece il giro del mondo; ci fu anche, nel 2022, un (vacuo) remake francese diretto da Michel Hazanavicius.

Arriva ora dal Vietnam un nuovo remake di One Cut of the Dead, con una produzione consistente sul piano del budget, diretto da Phan Gia Nhat Linh. Qui i produttori decidono di chiamare il film di zombi in piano sequenza Blood Moon Rite 8. Anche se non ci sono i 7 episodi precedenti. La logica è quella di includere l’8 nel titolo, una mossa sia scaramantica sia di marketing, un segnale culturalmente riconoscibile che il film aspira al successo commerciale. Funziona anche come un implicito endorsement simbolico: la produzione sta investendo nel numero fortunato. Questo dettaglio conferma che Blood Moon Rite 8 vuol essere un ritratto dell’ambiente cinematografico vietnamita d’oggi. È divertente la scena del primo incontro per leggere il copione, con il divo Phat che fa il superiore e la star Chiin Chiin che fa l’oca giuliva, disprezzata dal primo perché la sua fama viene da TikTok. Dettaglio spiritoso, nel film-nel-film i personaggi (interpretati ovviamente da attori vietnamiti) hanno nomi coreani; ma nella concitazione quando le cose iniziano ad andar male, se lo dimenticano, e in un paio di casi si chiamano col nome proprio vietnamita – il che aggiunge qualcosa al senso di spiazzamento dello spettatore.

La presenza dei nomi coreani non è casuale: il film di zombi per la tv ha un produttore coreano (nel film giapponese invece il produttore era la caratterista Takehara Yoshiko, così iconica da comparire poi anche nel film di Hazanavicius). Perché coreano? Perché l’industria cinematografica coreana sta puntando molto sul Sud-est asiatico, aprendo uffici di produzione e costruendo sale.

Pur seguendo molto da vicino l’originale giapponese per plot e dialoghi, Blood Moon Rite 8 cerca di fornire alcune variazioni nelle sfumature. Il film caratterizza maggiormente il regista come underdog e sviluppa il suo rapporto con la figlia che lo disprezza (piena di ubbie intellettuali, lo considera un regista trash), indirizzandolo nel senso del mélo. In generale, si può dire che il film introduce un tono di maggiore nervosismo comico: sia nel film-nel-film, con un overacting rispetto all’originale giapponese, sia nel racconto in generale.

Questi film giocano sull’ambiguità dello status della macchina da presa, dello sguardo in macchina, del rivolgersi alla mdp (“Keep rolling!”). Ci ricordano che la mdp che riprende, anche quando ne vediamo una in campo, è sempre un passo indietro rispetto a ciò che viene ripreso.

 
Phan Gia Nhat Linh

Phan Gia Nhat Linh è uno dei nomi di spicco nell’industria cinematografica vietnamita. Il suo film d’esordio, Sweet 20 (2015), ha battuto tutti i record precedenti al botteghino, risultando all’epoca il film di maggiore incasso in Vietnam. Anche il debutto di Phan in veste di produttore, Blood Moon Party, è stato campione del botteghino in Vietnam nel 2020. Em & Trinh (biografia di uno dei più grandi compositori vietnamiti, Trinh Cong Son), è diventato il film vietnamita di maggiore incasso del 2022 e ha vinto il Silver Lotus al Vietnamese National Film Festival nel 2023.
 
FILMOGRAFIA SELEZIONATA

2015 – Sweet 20
2017 – The Girl from Yesterday
2022 – Em & Trinh
2026 – Blood Moon Rite 8
Giorgio Placereani
Regia: PHAN Gia Nhat Linh
Anno: 2026
Durata: 130'
Stato: Vietnam
02/05 - 21:30
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
02-05-2026 21:30 02-05-2026 23:40Europe/Rome Blood Moon Rite 8 Far East Film Festival Teatro Nuovo Giovanni da UdineCEC Udine cec@cecudine.org

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