European Premiere | Special Screenings | Out Of Competition
Hong Kong, 2019/2026, 122’, Cantonese
Directed by: Patrick Leung
Screenplay: Kong Ho-yan, Amy Chin
Cinematography (color): Leung Ming-kai
Editing: Derek Hui, Joe Zhou, To To
Production Design: Miu Chan
Music: Tsui Chin-hung
Producer: Amy Chin
Cast: Chui Tien-you (Kin), Wong You-nam (Heem), Charlene Choi (Hoyi), Michelle Wai (Yan), Lo Hoi-pang (Heem’s grandfather), Stephen Au (Heem’s father), Ng Siu-hin (Hoyi’s brother), Alex Cheung (Hoyi’s father), Alex To (Kin’s father), JJ Jia (Kin’s mother), Joey Leung (Austin), Rachel Leung (Cat), Michael Ning (Hoyi’s uncle)
Date of First Release in Territory: October 29th, 2019 (festival); March 19th, 2026 (theatrical)
È alquanto paradossale che un film incentrato su una reale leggenda metropolitana finisca per diventare esso stesso una leggenda metropolitana, ma è esattamente quanto accaduto a
Ciao UFO. Dopo l’anteprima mondiale in un festival cinematografico locale, alla fine del 2019, questo dramma corale è rimasto chiuso in un cassetto per sei anni, in attesa della distribuzione in sala, a causa di un disaccordo tra uno dei finanziatori e la produttrice Amy Chin riguardo alla strategia di distribuzione. Ora che i diritti dell’investitore sono scaduti, Chin può finalmente far conoscere il film a un pubblico più ampio.
Mentre alcune opere non riescono a superare la prova del tempo,
Ciao UFO sembra invece essere invecchiato come un buon vino, soprattutto perché i suoi temi di disillusione e rimpianto oggi entrano più che mai in risonanza con il pubblico locale. Scritto a quattro mani dalla scrittrice Kong Ho-yan (meglio nota come Pizza, autrice del romanzo da cui Fruit Chan ha tratto
The Midnight After) insieme alla stessa Chin, e diretto con mano sicura da Patrick Leung, il film segue tre amici d’infanzia, ormai estranei l’un l’altro, alle prese con la vita adulta nella Hong Kong degli anni Novanta, un decennio in cui la città ha dato il meglio e il peggio di sé. Per Kin (Chui Tien-you) è un periodo di grandi sacrifici, in cui si divide tra molteplici lavori nel tentativo di mettere da parte il denaro necessario per emigrare, finché non cede alla tentazione di un guadagno facile nel mercato azionario in ascesa. Per Hoyi (Charlene Choi) è il momento di abbandonare i sogni d’infanzia per rassegnarsi a un’esistenza sicura ma monotona come contabile. Per Heem (Wong You-nam), dopo un’infanzia segnata dalle cure contro la leucemia, è tempo di godersi la vita con spensieratezza, con grande disappunto della fidanzata (Rachel Leung), animata da una costante brama di denaro.
I tre protagonisti, le cui strade rimangono separate per gran parte del film, sono uniti da un unico ricordo d’infanzia: l’avvistamento di un disco volante sopra il loro palazzo, nel complesso residenziale Wah Fu (l’episodio trae ispirazione da una reale leggenda metropolitana fiorita tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta). Il film tratta l’elemento UFO con un certo grado di realismo, ma è difficile non coglierne la valenza allegorica quale emblema di quei sogni ambiziosi dell’infanzia che ciascuno di noi porta con sé fino a quando l’età adulta non impone di accantonarli. Mentre i tre protagonisti, nella loro vita adulta, affrontano una disillusione dopo l’altra (dal tracollo finanziario all’amore non corrisposto, fino alla perdita dei propri cari), la loro mente torna a quel momento fatidico, interrogandosi su come potrebbero confessare ai loro sé bambini che il futuro riserva soltanto angoscia e sconfitta.
Il pessimismo che permea
Ciao UFO non costituisce esattamente il materiale ideale per un film commerciale; eppure, tale sentimento trova una risonanza profonda in una città che, nell’arco di pochi anni, ha attraversato turbolenze politiche, una pandemia globale, un’ondata migratoria e una stagnazione economica. Anche gli spettatori più giovani, pur non avendo vissuto in prima persona gli alti e bassi della Hong Kong degli anni Novanta, possono riconoscersi nella rappresentazione di una metropoli in cui i sogni vengono infranti dal pragmatismo e dall’ultra-capitalismo – una visione ulteriormente ribadita da un epilogo ambientato in una data estremamente precisa del 2003. Eppure, forse proprio il fatto che un dramma così marcatamente incentrato sui personaggi come
Ciao UFO abbia potuto trovare finanziamenti ed essere realizzato a Hong Kong suggerisce che la città non sia, in fondo, sempre così pragmatica.
Patrick Leung
Patrick Leung ha lavorato come assistente alla regia di John Woo in film come The Killer (1989), Once a Thief (1991) e Hard Boiled (1992). Con il sostegno di Woo, ha realizzato il suo primo lungometraggio da regista, Somebody Up There Likes Me, un dramma ambientato nel mondo del pugilato, che ha segnato anche l’avvio di una duratura collaborazione con lo sceneggiatore Chan Hing-kai. Il FEFF di Udine gli ha dedicato una retrospettiva in occasione della sua quarta edizione e, con Ciao UFO, Leung ha ottenuto la sua prima candidatura agli Hong Kong Film Awards per la migliore regia.
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
1996 – Somebody Up There Likes Me
1996 – Beyond Hypothermia
1997 – Task Force
2001 – Born Wild
2001 – La Brassiere (co-regia)
2002 – Mighty Baby (co-regia)
2002 – Demi Haunted
2007 – Simply Actors (co-regia)
2012 – Wu Dang
2026 – Ciao UFO