Connection By Fate

World Premiere | Restored Classics | Out Of Competition

 

Taiwan, 1998/2K 2025, 123’, Taiwanese, Mandarin

Directed by: Wan Jen
Screenplay: Chen Fang-ming, Cheng Wen-tang, Wan Jen
Cinematography (color): Shen Rui-yuan
Editing: Lin Chih-ju, Hsiao Ju-kuan
Art Direction: Wan Jen
Music: Fan Tsung-pei
Associate Producer: Cheng Wen-tang
Executive Producer: Wan Jen
Cast: Tsai Chen-Nan, Ayal Komod, Chan Hui-chun, Chen Chiu-yen,Li Mu-ming, Shih Chin-chang, Ou Chin-yu, Hung Yi-liang

Date of First Release in Territory: June 26th, 1999
 
Ma Le, un giovane di etnia Paiwan, arriva a Taipei per lavorare in un cantiere edile, dove deve fare i conti con discriminazione e sfruttamento. Spinto dalla rabbia, commette un omicidio e viene condannato a morte. Il suo spirito, non potendo tornare a casa, si aggira errando per la città. Ah-de, un tassista di mezza età, è stato in passato un attivista che documentava con la sua videocamera il movimento democratico taiwanese. In seguito all’incidente che ha coinvolto il figlio e al fallimento del suo matrimonio, sprofonda in una quotidianità segnata da un profondo esaurimento emotivo.

Nel panorama del cinema taiwanese successivo alla legge marziale, Connection by Fate (1998) di Wan Jen rappresenta un’opera di particolare rilievo, che collega l’eredità realista del Nuovo Cinema Taiwanese degli anni Ottanta alle sensibilità più introspettive e urbane degli anni Novanta. Il film indaga la persistenza del trauma storico e al contempo restituisce l’immagine di una società plasmata dalla democratizzazione, dalle trasformazioni urbane e da una coscienza culturale in progressiva definizione.

Il Nuovo Cinema Taiwanese degli anni Ottanta era caratterizzato da un marcato orientamento realistico: attraverso lunghi piani sequenza, interpretazioni misurate e narrazioni radicate nella quotidianità, i registi miravano a riesaminare la società taiwanese e a riportare alla luce esperienze storiche represse durante il periodo autoritario. Nel corso degli anni Novanta, tuttavia, lo spessore emotivo del cinema taiwanese subisce una significativa trasformazione. Con l’avanzare della democratizzazione, accompagnata da una rapida riconfigurazione capitalistica, i film cominciarono a esprimere con sempre maggiore intensità un senso di ansia urbana e di smarrimento esistenziale. In questo contesto, Connection by Fate elabora un linguaggio cinematografico di transizione: pur proseguendo nell’osservazione realistica delle condizioni sociali propria di Wan Jen, apre a una dimensione spettrale e a un articolato immaginario simbolico. La memoria storica non si manifesta più esclusivamente attraverso il registro realistico, ma si diffonde nello spazio urbano sotto forma di presenze erranti e ricordi frammentati.

Se il Nuovo Cinema degli anni Ottanta si proponeva di riscrivere la storia attraverso immagini realistiche, Connection by Fate pone un interrogativo differente: quando il trauma storico permane irrisolto, in che modo le memorie represse continuano a riaffiorare negli spazi urbani e nella coscienza dei loro abitanti? Nel paesaggio cinematografico delineato da Wan Jen, Taipei appare contemporaneamente come spazio fisico e labirinto simbolico, attraversato da storie invisibili. I destini intrecciati di due figure marginali producono una risonanza sommessa e malinconica, come se le ultime scintille dell’idealismo politico incontrassero anime inquiete in cerca di un riconoscimento.

Tale atmosfera si colloca nella più ampia sensibilità di fine secolo riscontrabile in numerosi film taiwanesi degli anni Novanta. In opere come A Brighter Summer Day di Edward Yang e Vive l’amour di Tsai Ming-liang, i personaggi si muovono spesso nel paesaggio urbano come presenze spettrali. Connection by Fate radicalizza questo senso di straniamento, rappresentando Taipei come una città abitata simultaneamente dai vivi e dai morti. Attraverso la figura dello spirito errante di Ma Le, giovane indigeno, il film amplia inoltre l’orizzonte del Nuovo Cinema, andando oltre la precedente focalizzazione sulle tensioni tra identità continentali e taiwanesi locali, per includere una pluralità più ampia di voci etniche e di prospettive.

A oltre 20 anni dalla sua realizzazione, il film è ancora di grande attualità: in un contesto in cui le città evolvono sotto la pressione della modernizzazione, Connection by Fate suggerisce come il cinema possa configurarsi come strumento della memoria. Evocando voci dimenticate e storie irrisolte, il film trasfigura Taipei in un archivio cinematografico entro il quale persistono gli echi del passato.

Pecha Lo
Segretaria generale della Taiwan Women’s Film Association
Direttrice del Women Make Waves Film Festival



Wan Jen

Wan Jen (n. 1950) si è laureato presso il Dipartimento di Lingue Straniere della Soochow University e successivamente ha conseguito un Master in Film and Media Studies alla Columbia University. Tornato a Taiwan nel 1982, è diventato una figura di primo piano del Nuovo Cinema Taiwanese. Ha ottenuto ampio riconoscimento di critica e di pubblico con il suo primo lungometraggio Ah Fei, incentrato sulla condizione femminile. I suoi film si distinguono per un impianto realistico caratterizzato da critica sociale e ironia. La sua cosiddetta “Super Trilogia” è composta da Super Citizen, Super Citizen Ko e Connection by Fate. A partire dagli anni Duemila si è orientato verso la produzione e la regia televisiva.

FILMOGRAFIA SELEZIONATA

1983 – Ah Fei
1985 – Super Citizen
1987 – The Farewell Coast
1991 – The Story of Taipei Women
1995 – Super Citizen Ko
1998 – Connection by Fate
2013 – It Takes Two to Tango
Regia: WAN Jen
Anno: 1998
Durata: 123'
Stato: Taiwan
29/04 - 14:00
Visionario, Via Asquini 33
29-04-2026 14:00 29-04-2026 16:03Europe/Rome Connection By Fate Far East Film Festival Visionario, Via Asquini 33CEC Udine cec@cecudine.org

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