Italian Premiere | In Competition | White Mulberry Award Candidate
Philippines, 2026, 100’, Filipino, English, Ilokano
Directed by: Rafael Manuel
Screenplay: Rafael Manuel
Cinematography (color): Xenia Patricia
Editing: Rafael Manuel
Production Design: Tatjana Fanny Honegger
Sound: Vincent Villa
Producers: Jeremy Chua, Alex Polunin, Bianca Balbuena, Bradley Liew, Nadia Turincev, Omar El Kadi, Rafael Manuel
Co-Producer: Sam Chua Weishi
Executive Producers: Farhana Bhula, Anthony C. Isais, Grace Mariel M. Isais, Maria Sophia Atayde-Marudo, Jossette C. Atayde, Sebastian Raeuber, Francine Raeuber, Jia Zhang-Ke
Cast: Jorrybell Agoto, Carmen Castellanos, Teroy Guzman, Carlitos Siguion-Reyna, Isabel Sicat Nour Hooshmand, Micah Musa, Elle Velasco, Angeli Bayani
Date of First Release in Territory: January 26th, 2026
Chiamare il proprio film d’esordio Filipiñana è un gesto audace, che segnala la volontà di affrontare grandi temi quali l’identità nazionale e la storia. Filipiñana è all’altezza di questa sfida, superando i consueti scenari di povertà spesso mostrati nei film filippini presentati nei festival americani ed europei, per collocarsi in un ambiente calmo, verdeggiante e al contempo politicamente carico di un campo da golf.
I campi da golf sono parte degli ultimi spazi verdi di Metro Manila: alcuni occupano circa un milione di metri quadrati, una superficie che potrebbe ospitare molte abitazioni o complessi residenziali (circa 20.000 unità di edilizia popolare solo in quell’area). Sono luoghi dove le persone al potere conversano, socializzano e talvolta prendono decisioni di rilevanza nazionale, conferendo a questi luoghi una sacralità che contrasta con la loro apparente anomalia all’interno dei terreni che occupano.
Filipiñana mette in luce la marcata disparità di classe tra la tee girl Isabel (la brillante Jorrybell Agoto) e l’élite che frequenta il golf club, compreso il proprietario, il dottor Palanca (Teroy Guzman), oggetto dell’attrazione di Isabel. Questa netta differenza emerge già nella scena d’apertura, che mostra un intero quartiere che fa la fila per l’acqua, per poi passare al verde lussureggiante e curato del campo da golf.
Il green diventa così il palcoscenico di una dimostrazione di forza patriarcale. Si parla di amanti, proprietà terriere e passaggi di gestione. Inquadrature di Isabel e Clara, una giovane donna dell’upper class, ci mostrano l’ambiente calmo in cui la prima è catapultata, provenendo da un mondo di rumore e fatica. Il film presenta il complesso del golf come un parco di divertimenti, pieno di spazi vuoti e inutilizzati, cibo in eccesso e intrattenimento. Ma vi si manifesta anche una solidarietà femminile e legami di sorellanza, che uniscono le protagoniste in questo mondo duro e contraddittorio.
Le inquadrature e l’uso dei colori di Filipiñana rappresentano uno dei maggiori scostamenti rispetto al cortometraggio originale del 2020, cortometraggio che nel 2024 è stato incluso nello rassegna di Criterion Channel “When the Apocalypse Is Over: New Independent Philippine Cinema”. Questo programma ha messo in luce film di giovani registi filippini capaci di esplorare “le convenzioni di genere per immaginare storie di mondi assurdi e alienanti e personaggi soli che aspirano a qualcosa o qualcuno al di fuori del limitato raggio dell’inquadratura”. Nel lungometraggio, Manuel sfrutta appieno il linguaggio cinematografico per accentuare i grandi temi dell’ineguaglianza strutturale e del lento decadimento sociale, usando con ironia un formato dell’immagine che comprime la vastità dei campi da golf e costringe i personaggi in una cornice stretta e claustrofobica. I colori sono intensificati: i blu pallidi, i verdi e i rosa emergono con chiarezza nella loro netta demarcazione tra chi lavora e chi gode dei frutti di queste fatiche.
Il titolo Filipiñana, che richiama sia l’abito tradizionale femminile filippino sia una sezione di materiali sulle Filippine, è il modo in cui Manuel categorizza la sua opera. Il film pullula di donne, tutte prede potenziali degli uomini, perfino dei lavoratori (“Ti mostro dove [è la piscina] se mi fai vedere com’è il tuo costume”, dice un guardiano a Isabel). Ma non tutte sono docili. Ce ne sono di autoritarie e altre che sono scatole vuote, ancora incerte sul proprio futuro. Filipiñana è un rompicapo da svelare e decodificare, e proprio come il film stesso, la lentezza è la chiave per immergersi appieno nei suoi piaceri.
Rafael Manuel
Manuel vive tra Amsterdam, Londra e Manila. I suoi cortometraggi sono stati presentati a Locarno, Rotterdam e a FIDMarseille. È l’ultimo pupillo della Rolex Arts Initiative, nell’ambito della quale ha avuto Jia Zhang-ke come mentore. Filipiñana è il suo primo lungometraggio. Il corto omonimo ha vinto il Silver Bear Jury Prize al 70° festival di Berlino ed è stato candidato come miglior cortometraggio britannico ai British Independent Film Awards nel 2020. Nel 2026 il lungometraggio è stato presentato in prima mondiale al Sundance Film Festival e in prima europea alla Berlinale.
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
2019 – Dog Eater
2020 – Filipiñana (short)
2024 – 102 Narra
2026 – Filipiñana