Italian Premiere | In Competition
Indonesia, 2026, 106’, Indonesian
Directed by: Joko Anwar
Screenplay: Joko Anwar
Cinematography (color): Ical Tanjung
Editing: Joko Anwar
Art Direction: Dennis Sutanto
Music: Aghi Narottama, Tony Merle
Producer: Tia Hasibuan
Cast: Abimana Aryasatya (Anggoro), Endy Arfian (Dimas), Bront Palarae (Jefry)
Date of First Release in Territory: April 16th, 2026
La commedia horror più recente di Joko Anwar, regista che sovverte e mescola i generi, è molto più di quello che sembra. Sebbene lo splatter e le immagini mozzafiato bastino da soli a renderlo un film imperdibile, la sua sceneggiatura ben congegnata riesce ad armonizzare opposti paradossali in modo profondamente soddisfacente. Affrontando temi come la corruzione sistemica e la deforestazione, Ghost in the Cell si rivela un’opera stratificata in cui questioni sociali pesanti vengono trattate in modo critico ma anche estremamente coinvolgente.
Anggoro (Abimana Aryasatya) è un detenuto nel Blocco C, un inferno di conflitti costanti dove malavitosi di ogni tipo (ladri, truffatori e simili) formano bande e si scontrano per il controllo. Anche se lui e i suoi amici cercano di mantenere un profilo basso, il forte senso della giustizia di Anggoro lo mette spesso nei guai con la spietata guardia Jefri (Bront Palarae).
L’atmosfera cambia con l’arrivo di Dimas (Endy Arfian), un giovane giornalista ingiustamente condannato per omicidio. La sua comparsa coincide con un’ondata di massacri soprannaturali, e i detenuti iniziano a morire in modi raccapriccianti. Quando uno dei componenti del gruppo di Anggoro acquista la capacità di vedere le aure, si scopre che chi possiede l’aura più oscura sarà la prossima vittima. Per restare in vita, l’aura di ognuno deve rimanere chiara.
A differenza di molti cliché tipici degli horror del Sud-est asiatico, l’entità di Ghost in the Cell rimane sempre invisibile: invece di essere collegata a uno spettro tradizionale, la minaccia assume l’aspetto della sua stessa vittima. Diventare il proprio incubo è già di per sé terrificante, ma il film non si limita a questo disagio psicologico: le morti soprannaturali sono feroci, e offrono al pubblico un tripudio di atrocità visive. Sempre in merito agli elementi visivi, nonostante il gore di cui abbiamo già fatto menzione, l’estetica del film ricorda sorprendentemente i dipinti del Romanticismo. Le composizioni dinamiche, le molteplici pose e le complicate scelte in tema di colore e illuminazione trasformano ogni fotogramma in un’opera d’arte. Analogamente alle macabre esposizioni scultoree dei morti, questa scelta stilistica rappresenta un altro esempio di contrasto stridente e offre una doppia cornice di inquietante bellezza.
Ad alleggerire l’atmosfera, come dovrebbe fare una commedia, ci sono le bizzarre digressioni del film. Per mantenere verdi le loro aure, Anggoro e la sua banda sono costretti a imparare a fare twerking, visione alquanto surreale e altamente improbabile in una prigione infestata da brutali omicidi. Novilham (Magistus Miftah) interpreta con straordinario talento il loro istruttore di danza, offrendo una rara e significativa rappresentazione della comunità LGBTQ+ nel cinema indonesiano.
Anche se troppi accostamenti insoliti, come quello dei criminali che ballano, ci lasciano storditi, Anwar inserisce un elemento di familiarità tramite i riferimenti alla cultura pop. Luci dell’aura e morti brutali ricordano il gioco ad alta tensione “Un, due, tre, stella!” di Squid Game, mentre il titolo richiama la famosa saga giapponese Ghost in the Shell. Anche la colonna sonora suona familiare, in particolare con Tonight You Belong to Me, una melodia riconoscibile che mescola tenerezza e inquietudine. Oltre alla sua presenza in Birth (2004) e American Horror Story (2011), la canzone ha goduto di grande popolarità sui social media e, nel chiudere la storia, lascia intenzionalmente lo spettatore con un persistente e disturbante senso di smarrimento post-visione.
I vari livelli e le improbabili combinazioni di Ghost in the Cell lo rendono non solo uno spettacolo visivo, ma anche un nutrimento per la mente (ancora un dualismo). La critica sociale è molto evidente, ma non diventa mai troppo pesante e non pregiudica l’intrattenimento. Questa è una forza ricorrente di Anwar, e il suo approccio non fa che rafforzare ulteriormente i suoi messaggi. Prendete ciò che volete da questo banchetto di idee, ma per quanto mi riguarda, uscirò dalla sala facendo twerking sulle note di Tonight You Belong to Me.
Joko Anwar
Joko Anwar è un regista e sceneggiatore indonesiano, noto per mescolare il cinema di genere con una tagliente critica sociale. Molte delle sue opere hanno debuttato in festival come Venezia, Toronto e Sundance, ottenendo riconoscimenti da parte della critica e grandi risultati al botteghino. Ha anche diretto serie di successo come Nightmares and Daydreams (2024), entrata nella Top 10 in ben 15 paesi, compresi gli Stati Uniti. Nel 2025 gli è stato conferito il titolo di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal governo francese, poco prima che il suo lungometraggio più recente, Ghost in the Cell, esordisse alla 76a Berlinale.
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
2005 – Joni’s Promise
2007 – Kala
2009 – The Forbidden Door
2012 – Modus Anomali
2015 – A Copy of My Mind
2017 – Satan’s Slaves
2019 – Gundala
2019 – Impetigore
2022 – Satan’s Slaves: Communion
2026 – Ghost in the Cell