Gohan

International Festival Premiere | In Competition 

 

Thailand, 2026, 140’, Thai

Directed by: Chayanop Boonprakob, Atta Hemwadee, Baz Poonpiriya
Screenplay: Chayanop Boonprakob, Thodsapon Thiptinnakorn, Baz Poonpiriya, Sopana Chaowwiwatkul, Atta Hemwadee
Cinematography (color): Tawanwad Wanavit, Phaklao Jiraungkoonkun, Pasit Tandaechanurat
Editing: Panayu Kunvalee, Peeradol Amarin, Supawit Buaket, Natthaphon Timmuang Production Design: Luksamee Endoo
Music: Vichaya Vatanasapt
Producers: Vanridee Pongsittisak, Baz Poonpiriya
Executive Producers: Jina Osothsilp, Jira Maligool, Preeyawan Bhuwakul, Vijipat Kojiw, Boosaba Daorueng, Paiboon Damrongchaitham
Cast: Yasushi Kitajima, Poe Mamhe Thar, Jinjett Wattanasin, Tontawan Tantivejakul, and three dogs Kori, Meechok, and Hima

Date of First release in Territory: April 2nd, 2026

Ci sono tanti film dedicati al legame tra esseri umani e cani, eppure sono poche le opere capaci di toccare il tema del rapporto con i cani randagi, una realtà onnipresente nel panorama asiatico. Gohan è uno di questi rari esempi, in cui il racconto di un’intera esistenza è affidato allo sguardo di tre diversi registi, alcuni dei quali hanno scelto da tempo, nella vita reale, di adottare cani randagi.

Il film è strutturato in tre parti, che illustrano altrettante fasi della vita di un randagio e dei suoi tre proprietari. Nel primo capitolo, il cucciolo stringe amicizia con un anziano giapponese espatriato in Thailandia; i due si incontrano quotidianamente davanti a un minimarket aperto 24 ore su 24, luogo di ritrovo abituale per la maggior parte dei cani del paese. In seguito il cagnolino viene adottato dall’uomo, che gli dà il nome di Gohan. Tuttavia, l’esistenza di Gohan viene stravolta quando l’uomo muore a causa del Covid. Il cane viene trasferito in un misero rifugio, gestito da un individuo senza scrupoli che lucra sulle donazioni pubbliche. Scoperta la vera natura dell’uomo, la sua assistente – un’immigrata birmana irregolare – decide di liberare tutti gli animali del rifugio. Gohan, però, sceglie di restare al suo fianco. Il cane, ribattezzato Brownie, e la sua nuova proprietaria tentano di fuggire dall’uomo che li bracca. Brownie viene infine fatto salire su un treno verso l’ignoto; stabilitosi nei pressi di una stazione, intreccia un legame con due studenti d’arte che lo chiamano Hima (Neve). Il tempo passa. L’ormai anziano Hima si ammala: gli restano solo tre mesi di vita. Negli ultimi istanti della sua parabola terrena, viene adottato dai due artisti che desiderano regalargli un ultimo scampolo di felicità.

Come già anticipato, l’opera è firmata da tre registi che adottano stili differenti per tratteggiare la vita del cane protagonista. Chayanop Boonprakob racconta l’infanzia di Gohan accanto al pensionato giapponese Hiro con umorismo e calore, privilegiando in molte scene la soggettiva del cucciolo. Il legame tra l’anziano e il cagnolino è talmente toccante da colpire dritto al cuore e questa delicata premessa rende gli ultimi due episodi della vita di Gohan ancora più duri e dolorosi agli occhi del pubblico.

Baz Poonpiriya è la scelta giusta per la sezione centrale, dedicata all’adolescenza di Gohan, ora chiamato Brownie, con la sua nuova amica Namcha. Il regista infonde in questo segmento la tensione magistrale già mostrata nella paurosa esperienza di tre giovani amici thailandesi a New York (Countdown, 2012), e i momenti di tensione delle scene di imbrogli agli esami da parte di un gruppo di studenti (Bad Genius, 2017), trasformando la fuga di Brownie dal proprietario del rifugio in un serrato gioco a rimpiattino.

La fase finale della vita di Gohan, ora chiamato Hima, è raccontata dal regista Atta Hemwadee come l’esperienza di vita di un vecchio che osserva due giovani. Alla fine della vita, Gohan è bisognoso di cure, ma allo stesso tempo è in grado di trasformarsi in un sostegno spirituale per due giovani dal cuore spezzato. Ciascuno dei tre episodi è plasmato dal profondo affetto e dall’intesa che emergono dalle eccellenti interpretazioni degli attori e dei cani. A prescindere dall’estrazione sociale dei padroni di Gohan (il giapponese dell’alta borghesia o l’immigrata clandestina birmana o i due giovani della classe media), il film riesce a rendere credibile la forza del loro legame con il cane. Gohan è uno dei migliori titoli thailandesi recenti, capace di mostrare la quotidianità locale con realismo ma senza scivolare nel facile sentimentalismo – un percorso che lo studio GDH ha iniziato a tracciare negli ultimi anni, a partire dal successo di How to Make Millions Before Grandma Dies (Pat Boonnitipat, 2024).

Indovinate quale di questi cani è un vero randagio ed è stato adottato da uno di questi tre registi.


Chayanop Boonprakob

Chayanop Boonprakob si è laureato in cinema e fotografia nel 2007. Dopo aver vinto numerosi premi per i suoi cortometraggi, in Thailandia, ha esordito nel 2011 con SuckSeed, un formidabile racconto di formazione su un gruppo di liceali che sperano di vincere un concorso scolastico per la migliore rock band. Da allora è diventato famoso per le commedie romantiche.

Atta Hemwadee

Atta Hemwadee dopo la laurea in architettura ha scelto di realizzare video e spot pubblicitari. Ha debuttato nel 2023 con il suo primo lungometraggio Not Friends.

Baz Poonpiriya

Baz Poonpiriya è laureato in regia teatrale e in graphic design. Dopo aver diretto diversi cortometraggi e video musicali, ha debuttato nel 2011 con Countdown, l’unico film thailandese ad aver vinto un premio al FEFF. Il suo enorme successo è arrivato con il secondo lungometraggio, Bad Genius, nel 2017, che ha spinto Wong Kar Wai a produrre il suo terzo film, One for the Road, nel 2021.
Anchalee Chaiworaporn
Regia: Chayanop BOONPRAKOB, Baz POONPIRIYA, Atta HEMWADEE
Anno: 2026
Durata: 140'
Stato: Thailand
02/05 - 13:50
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
02-05-2026 13:50 02-05-2026 16:10Europe/Rome Gohan Far East Film Festival Teatro Nuovo Giovanni da UdineCEC Udine cec@cecudine.org

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