World Premiere | Restored Classics | Out Of Competition
Taiwan, 1962/2K 2026, 94’, Taiwanese, Mandarin
Directed by: Lee Hsing
Screenplay: Ting Yi
Cinematography (b/w): Hu Chi-yuan
Editing: Chou Tao-chun
Art Director: Chang Chun-ming
Music: Li Kuo-pao
Producers: Li Tzu-yi, Chen Ju-lin
Executive Producer: Li Yu-chieh
Cast: Mu Hung, Chin Shih, Wei Ping-ao, Luo Wang-lin, Wang Man-chiao, Chi Fu-sheng
Date of First Release in Territory: n/a
Good Neighbors, distribuito nel 1962, occupa una posizione di transizione all’interno della filmografia di Lee Hsing. Dopo gli esordi in lingua taiwanese, Lee approderà al cinema in mandarino con
Our Neighbors nel 1963.
Good Neighbors si colloca tra le due fasi, e segna inoltre la prima produzione della sua Independence Film. Muovendo dalla nota premessa narrativa delle ostilità familiari che ostacolano il sentimento giovanile, il film fa dell’incomprensione linguistica tra mandarino e taiwanese il motore del conflitto, articolandosi in un melodramma domestico i cui intrecci emotivi intercettano le mutevoli stratificazioni etniche e sociali della Taiwan post-bellica.
La narrazione ruota attorno ai Chen, una famiglia di medici tradizionali cinesi giunta dal continente, che aprono una clinica accanto ai Ng, che traggono invece sostentamento dalla medicina occidentale. Se in superficie i rapporti sono improntati a una formale cortesia, nel profondo persiste una reciproca diffidenza: le dottrine mediche divergono, i codici linguistici non collimano e ogni tentativo di dialogo sembra risolversi in un cortocircuito comunicativo. Questo precario equilibrio viene infine scardinato quando irrompe l’amore.
Il linguaggio rappresenta il primo e più manifesto terreno di scontro. La famiglia Chen si esprime in mandarino, mentre i Ng utilizzano il taiwanese nel quotidiano: uno scarto che alimenta un flusso costante di incomprensioni comiche. Tuttavia, questo sfasamento linguistico non si esaurisce nella farsa, ma apre anche a tensioni più profonde legate al matrimonio, alla classe e all’identità culturale. A ciò si intreccia l’opposizione tra la famiglia di
waishengren (i forestieri giunti dalla Cina), dediti alla farmacopea tradizionale, e quella di
benshengren (gli autoctoni), orientati alla medicina occidentale. Si tratta di un contrasto dal forte valore simbolico: la divergenza tra medicina cinese e occidentale non evoca soltanto sistemi di cura antitetici, ma riflette la più ampia dicotomia tra Cina e Occidente, tra tradizione e modernità, tra conservatorismo e apertura. Antagonismi destinati a essere riassorbiti nelle parabole romantiche delle generazioni più giovani, il cui slancio verso ideali borghesi di libero amore rende ormai anacronistiche le rigide certezze della generazione dei padri.
Sotto il profilo formale,
Good Neighbors può essere interpretato come un’opera bilingue imperniata sul disallineamento linguistico. Lee porta tale struttura in un contesto prettamente taiwanese, dove la differenza culturale non è più meramente geografica, ma inseparabile dalle fratture sociali seguite alla Guerra Civile Cinese e al trasferimento del governo nazionalista a Taiwan, nel 1949. L’arrivo in massa di migranti continentali sull’isola generò infatti tensioni tra i nuovi arrivati
waishengren e i residenti
benshengren, plasmando la realtà politica delle divisioni provinciali per i decenni a venire.
La risoluzione proposta dal film segue la logica tipica del melodramma popolare: attraverso l’alleanza matrimoniale e il ripristino dell’armonia domestica, l’antagonismo etnico trova una conciliazione simbolica.
Good Neighbors si configura così come una forma di utopia culturale, se non una visione quasi profetica di coesistenza, in cui individui di estrazioni differenti possono gradualmente forgiare un nuovo ordine sociale attraverso le intimità della vita quotidiana.
Nel 2026, il 70° anniversario di
Xue Pinggui and Wang Baochuan, primo
taiyupian girato in 35mm e distribuito nelle sale, invita a riconsiderare il cinema in lingua taiwanese come una forma commerciale radicata nel territorio e plasmata dal mercato locale. In quest’ottica, l’ibridismo bilingue di
Good Neighbors rompe con le convenzioni monolingue dominanti dell’epoca, anticipando una più realistica presa d’atto del pluralismo linguistico e sociale di Taiwan. All’interno della produzione di Lee Hsing, l’attenzione del film per l’etica familiare e per il conflitto emotivo prefigura quelle istanze tematiche che definiranno i suoi capolavori in mandarino all’interno del movimento del Sano Realismo: una costante dedizione alla vita locale e alle dimensioni morali della natura umana.
Lee Hsing
Lee Hsing (1930-2021) emigrò nel 1948 a Taiwan, dove entrò nel mondo del cinema, sotto la guida di Tang Shao-hua. Esordì con il film comico-turistico in due parti Brother Liu and Brother Wang on the Roads in Taiwan (1959, co-diretto con Fang Zhen e Tien Feng); nel 2011 questo film è stato proiettato al FEFF nell’ambito della rassegna “Asia Laughs!”. Il nome di Lee è legato al genere del Sano Realismo (Beautiful Duckling, 1964; My Silent Wife, 1965). Lee vinse nel corso della sua carriera sette Golden Horse Award per il miglior film.
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
1964 – Beautiful Duckling
1964 – Oyster Girl
1965 – My Silent Wife
1972 – Execution in Autumn
1978 – He Never Gives Up
1979 – My Native Land
1979 – Good Morning, Taipei
1986 – The Heroic Pioneers