Hula Girls

European Premiere | Restored Classics | Out Of Competition | Tribute to Lee Sang-Il

 

Japan, 2006/4K 2025, 121’, Japanese

Directed by: Lee Sang-il
Screenplay: Lee Sang-il, Habara Daisuke
Cinematography (color): Yamamoto Hideo
Editing: Imai Tsuyoshi
Music: Jake Shimabukuro
Producers: Lee Bong-ou, Kawai Hiroshi, Hosono Yoshiaki
Cast: Matsuyuki Yasuko, Toyokawa Etsushi, Aoi Yu, Kishibe Ittoku, Fuji Sumiko, Tokunaga Eri, Ikezu Shoko, Yamazaki Shizuyo

Date of First Release in Territory: September 23rd, 2006
 
Dal titolo, Hula Girls potrebbe sembrare uno dei tanti film giapponesi su un gruppo di perdenti che intraprendono sport minori o arti performative (sumo, ballo da sala, canottaggio, nuoto sincronizzato, swing jazz) e trovano finalmente la loro strada. Questi film di solito si concludono con un grande e coinvolgente finale, in cui i protagonisti mostrano le abilità faticosamente conquistate e dimostrano che il valzer, per esempio, può essere davvero fico.

Pur seguendo a grandi linee questa formula, Hula Girls di Lee Sang-il se ne discosta in modi che ricordano il classico Foundry Town (1962) di Urayama Kirio, in cui una ragazza determinata cerca faticosamente di elevarsi al di sopra del contesto difficile della città operaia in cui vive.

In altre parole, Lee e il co-sceneggiatore Habara Daisuke mescolano melodramma puro e commento sociale all’intrattenimento pop e frizzante, come un succo d’ananas corretto con un bel po’ di shochu giapponese. È una miscela che non sempre va giù facilmente, ma il finale esplode con il dinamismo sensuale e l’assoluta esuberanza della hula: giapponesizzata, sì, ma non edulcorata a uso e consumo dei turisti.

Basato su una storia vera, il film inizia nel 1965 in un contesto che è quanto di più distante si possa immaginare da Waikiki: la desolata città mineraria di Iwaki, nella nevosa prefettura di Fukushima. Con il petrolio a basso costo che fa crollare i profitti derivanti dal carbone, Iwaki è in rapido declino e i notabili locali cercano disperatamente una soluzione.

Uno di loro, l’imbranato ma determinato Yoshimoto (Kishibe Ittoku), propone di costruire un centro hawaiano che faccia da attrazione turistica, con spettacoli di hula eseguiti da ballerine locali e, per aiutarle a muoversi come le vere danzatrici, assume come insegnante una ballerina professionista di Tokyo, Hirayama Madoka (Matsuyuki Yasuko). Vestita con un elegante e attillato abito bianco e grandi occhiali da sole, la donna arriva con un’aria da mod, annoiata e totalmente fuori posto.

Per molti abitanti del luogo l’intera iniziativa costituisce un affronto alle tradizioni e ai valori della comunità. Inoltre, quando le ragazze del posto scoprono che ballare la hula implica agitare i fianchi e mostrare l’ombelico, se la danno a gambe. Le uniche a rimanere sono Sanae (Tokunaga Eri), affascinata dal palcoscenico, la sua riluttante amica Kimiko (Aoi Yu), la secchiona Shoko (Ikezu Shoko) e la massiccia Sayuri (Yamazaki Shizuyo).

Com’era prevedibile, le ragazze sono completamente negate e Madoka è un’insegnante svogliata che beve e fuma fino allo stordimento. Quando però la combattiva Kimiko si ribella a questa farsa, in Madoka si risveglia un briciolo di ambizione: trasformerà quel gruppo eterogeneo in vere ballerine di hula, costi quel che costi.

Nel frattempo, anche lei ha qualcosa da imparare sull’orgoglio locale, e le lezioni le vengono impartite da uno Yoshimoto spesso alticcio e dal fratello di Kimiko, Yojiro (Toyokawa Etsushi), un tipo ribelle ma di buon cuore. Yojiro diventa anche il difensore di Kimiko contro l’ira della loro madre all’antica, Chiyo (Fuji Sumiko). Alla fine, le ragazze che erano scappate tornano – e Madoka si ritrova con il primo nucleo, ancora grezzo, di una vera compagnia di danza.

Lo schema è più o meno lo stesso di un film di successo del 2004, Swing Girls di Yaguchi Shinobu, ma mentre Yaguchi manteneva un tono sempre effervescente e spensierato, Lee non lesina sulle complicanze drammatiche: dall’opposizione dei genitori a contrattempi e disastri che rispecchiano la dura realtà della vita nel Giappone rurale della metà degli anni Sessanta.

Nella sua ultima parte il film prende davvero vita: le ragazze mostrano finalmente ciò di cui sono capaci, in particolare Aoi Yu con un assolo di hula che manda il pubblico in visibilio, mentre la macchina da presa di Lee cattura ogni momento di travolgente sensualità.

Dimenticate Honolulu: Iwaki, sto arrivando!


Lee Sang-il

Lee Sang-il (n. 1974) è uno zainichi coreano di terza generazione, nato a Niigata. Ha studiato al Japan Institute of the Moving Image. Ha ottenuto il successo in campo mainstream nel 2006 con Hula Girls, premiato come miglior film e miglior regia ai Japan Academy Film Awards. Nel 2013 il suo remake di Gli spietati di Clint Eastwood è andato male al box office, ma il suo film Kokuho – Il maestro di kabuki (2025) è diventata il maggiore incasso di un film giapponese non d’animazione nella storia, guadagnando oltre 17 miliardi di yen. Lee ha ricevuto il premio Kurosawa alla carriera al Tokyo International Film Festival 2025.
 
FILMOGRAFIA SELEZIONATA

1999 – Chong
2006 – Hula Girls
2010 – Villain
2013 – Unforgiven
2025 – Kokuho
Mark Schilling
Regia: LEE Sang-il
Anno: 2006
Durata: 121'
Stato: Japan
24/04 - 14:00
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
24-04-2026 14:00 24-04-2026 16:01Europe/Rome Hula Girls Far East Film Festival Teatro Nuovo Giovanni da UdineCEC Udine cec@cecudine.org

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