Italian Premiere | Special Screenings | Out Of Competition
Japan, 2025, 175’, Japanese
Directed by: Lee Sang-il
Screenplay: Okudera Satoko
Cinematography (color): Sofiane El Fani
Editing: Imai Tsuyoshi
Music: Hara Marihiko
Producers: Murata Chieko, Matsuhashi Shinzo
Cast: Yoshizawa Ryo, Yokohama Ryusei, Nagase Masatoshi, Watanabe Ken, Takahata Mitsuki, Terajima Shinobu, Tanaka Min
Date of First Release in Territory: June 6th, 2025
I film ambientati nel mondo del teatro kabuki sono pochi, ed è comprensibile, vista la grande difficoltà di rappresentarlo in modo convincente. Ci sono riusciti Daniel Schmid nel 1995 con
Il volto dipinto e Takayama Yukiko nel 2004 con
The Maid of Dojoji Temple, scritturando per i ruoli da protagonista dei veri
onnagata, ovvero attori maschi specializzati nei ruoli femminili del kabuki, che è un tipo di teatro esclusivamente maschile: Bando Tamasaburo per il primo film e Nakamura Fukusuke per il secondo.
Tratto da un romanzo in due parti di Yoshida Shuichi,
Kokuho di Lee Sang-il è un film estremamente ambizioso e visivamente sontuoso che adotta un approccio diverso: due giovani attori non appartenenti al mondo del kabuki interpretano due amici-nemici attivi nel kabuki Kamigata, che un tempo prosperava nella regione del Kansai (che comprende Osaka, Kyoto e Kobe).
Il film – realizzato con la consulenza della star del kabuki Nakamura Ganjiro IV– risolve brillantemente il problema dell’autenticità, almeno agli occhi di chi scrive, non esperto di questo tipo di teatro. I protagonisti Yoshizawa Ryo e Yokohama Ryusei hanno trascorso mesi ad allenarsi per offrire interpretazioni che, grazie alla fluida e allusiva fotografia di Sofiane El Fani, risultano entrambe convincenti come kabuki e avvincenti dal punto di vista drammatico. Anche gli scorci delle loro vite fuori dal palco (dall’applicazione del trucco elaborato agli attriti dietro le quinte e alle strategie imprenditoriali), hanno il sapore di brevi ma autentiche immersioni in questo mondo.
La storia del film, sceneggiata da Okudera Satoko, può talvolta diventare concitata e persino violenta, ma riesce a trasformare il mastodontico romanzo di Yoshida in una narrazione compatta e mirata, seppur episodica, che sotto la regia sicura di Lee raramente perde ritmo nonostante la durata di quasi tre ore.
La vicenda copre circa 50 anni e inizia nel 1964 con la sconvolgente uccisione di un boss della yakuza di Nagasaki (Nagase Masatoshi) da parte di una banda rivale, sotto gli occhi del figlio adolescente Kikuo. Un anno dopo, a Osaka, dopo che un suo tentativo di vendetta è fallito, Kikuo viene accettato come apprendista da Hanai Hanjiro (l’intenso Watanabe Ken), capo di una compagnia di kabuki locale. Pur essendo molto indietro rispetto al figlio di Hanjiro, Shunsuke, nato e cresciuto nel mondo del kabuki, Kikuo recupera terreno rapidamente e con entusiasmo, nonostante Hanjiro sia un insegnante molto severo.
Un altro salto temporale ci porta al 1972, quando Kikuo (Yoshizawa) e Shunsuke (Yokohama) fanno furore esibendosi insieme come
onnagata nella danza kabuki
Futari Fuji Musume (“Due fanciulle del glicine”). Tra i due, chi brilla di più è Kikuo, con la sua bellezza da idolo pop e la sua passione ardente per il kabuki; nonostante ciò, lui e Shunsuke, talentuoso ma meno determinato, rimangono amici intimi, come commilitoni che si conoscono meglio di chiunque altro.
Questa amicizia, però, si incrina quando Hanjiro sceglie Kikuo come unico protagonista del classico di Chikamatsu Monzaemon
Doppio suicidio d’amore a Sonezaki. Anche in questo caso Kikuo conquista il pubblico, ma Shunsuke, amareggiato, decide di lasciare la compagnia. Da questo punto in poi (non siamo ancora a metà racconto) appare chiaro che Kikuo, e non Shunsuke, è destinato a diventare
Ningen Kokuho (“tesoro nazionale vivente”), un prestigioso titolo conferito dal governo giapponese ai maestri delle arti e dei mestieri tradizionali.
Il percorso di Kikuo verso questo traguardo è tutt’altro che facile, e Shunsuke più tardi ricompare, con i suoi sogni di gloria nel kabuki ancora vivi, seppur meno forti. I due uomini sono entrambi legati a delle donne, ma, sia nel caso della moglie di Shunsuke che in quello dell’amante di Kikuo, si tratta di personaggi marginali.
Il vero centro del film rimane invece il rapporto tra Kikuo e Shunsuke, che supera malattie, battute d’arresto e, nel caso di Kikuo, una crescente solitudine man mano che la sua arte diventa non solo la sua vita, ma il nucleo stesso della sua identità.
Kokuho ci mostra con splendore e rigore sia il trionfo sia la tragedia.
Lee Sang-il
vedi catalogo p. 273