Italian Premiere | In Competition | Online
Vietnam, 2025, 140’, Vietnamese
Directed by: Leon Lê
Screenplay: Leon Lê, Nguyễn Thị Minh Ngọc
Cinematography (color): Bob Nguyễn
Editing: Leon Lê
Production Design: Lã Quý Tùng
Music: Tôn Thất An
Producers: Leon Lê, Vũ Thành Luân
Cast: Liên Bỉnh Phát (Khang), Đỗ Thị Hải Yến (Kỳ Nam), Trần Thế Mạnh (Su), Ngô Hồng Ngọc (Luyến), Lê Văn Thân (Mr. Hạo), Lý Kiều Hạnh (Ms. Bằng)
Date of First Release in Territory: November 28th, 2025
Non molto tempo dopo la prima di questo film, un amico mi mandò un messaggio chiedendomi se fosse stato emozionante vedermi sullo schermo. Si riferiva al fatto che il protagonista svolgeva un lavoro simile al mio: la traduzione artistica. Magari potessi condividere anche altre somiglianze, come quella mascella… o quella realtà in cui si è adorati dall’incarnazione stessa del lusso.
Eppure, per molti versi
Ky Nam Inn è molto più di ciò che si può cogliere con lo sguardo. Come in
Song Lang, Leon Le e il suo team suggeriscono che, se la “vista” ci permette di riconoscere delle soglie (verso una verità, il cuore di qualcuno, un obiettivo di vita, eccetera), solo il “sentire” ci dà una ragione per raggiungere quelle soglie e attraversarle. È questo l’insegnamento che attende sia i personaggi sia gli spettatori, in questa splendida rievocazione della Saigon degli anni Ottanta, poco dopo l’inizio di una nuova era di indipendenza e pace per il Paese.
Non c’è solo la preparazione di un’atmosfera romantica, un
mood for love, quando il traduttore Khang (Liên Bỉnh Phát) diventa vicino di casa della vedova e cuoca Kỳ Nam (Đỗ Thị Hải Yến, di ritorno sul grande schermo dopo una pausa di dieci anni), ma anche altro: un gentiluomo scopre che le parole possono costruire chiavi e ponti e una signora capisce che ogni anima può riaccendersi.
Per “sentire” davvero (e quindi vedere di più), bisognerebbe cercare di guardare
Ky Nam Inn anche con le orecchie. È uno dei pochi film vietnamiti che mi ha spinto spontaneamente a farlo – anzi, quasi sempre costretto. Questo deriva dalla mia conoscenza del paesaggio sonoro (curato con grande sensibilità dalla Sigon Sound Production): accogliente, mai invasivo. Per chi ha vissuto qui tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, è come un caldo abbraccio dal passato. Le canzoni che il signor Hạo (Lê Văn Thân) ascolta, pur essendo all’epoca proibite, hanno testi bellissimi, capaci di sostituire perfettamente o persino arricchire le più intense dichiarazioni d’amore. Le grida dei venditori ambulanti, quando chiedono se ci sono oggetti vecchi da recuperare oppure offrono bibite, sono fastidiose ma restano impresse – e ricordano un tempo in cui ogni interazione passava da un volto reale.
Nel complesso, la dimensione sonora mantiene vivo l’ambiente anche quando le immagini rallentano per soffermarsi sugli ultimi pettegolezzi della signora Bằng (Lý Kiều Hạnh, nota artista di
cả
i lươ
ng, una forma di teatro musicale vietnamita) e della giovane sarta Luyến (Ngô Hồng Ngọc), per vedere come sta il giovane Su (Trần Thế Mạnh), e a che punto è la sua costante ricerca di normalità come vietnamita birazziale. O, semplicemente, per presentare una Saigon catturata su splendida pellicola Kodak 35mm.
Nonostante l’enorme affetto e gli apprezzamenti ricevuti in patria e all’estero,
Ky Nam Inn non è stato un successo commerciale: alla fine della sua distribuzione ha incassato circa 5,2 miliardi di VND (USD 197.000), in un mercato affamato dell’ultimo film da 100 miliardi di VND, o del primo da 1.000 miliardi, traguardo che il dramma di guerra
Red Rain (
Mư
a đỏ) ha sfiorato. Eppure, scegliendo di vedere oltre, forse si potrà notare come il film sia arrivato più lontano e abbia lasciato un segno più profondo di molti blockbuster locali.
Come ha dichiarato lo stesso Leon Le: “Il mio film è andato in perdita perché non lo avevo pensato come prodotto commerciale. Detto questo, il suo valore culturale è per me motivo d’orgoglio. Anche
Song Lang è stato inizialmente un insuccesso commerciale, ma dopo otto anni viene ancora presentato ai festival e nelle università, ed è diventato un classico del cinema vietnamita. Non ho bisogno di essere compatito perché conosco la ragione per la quale voglio realizzare dei film. Se avessi voluto incassare 500 miliardi di VND avrei girato qualcosa di completamente diverso”.
Forse, allora, si può dire che
Ky Nam Inn non è un film da vedere, ma da sentire? Sì. Certo, mi piace pensarlo.
Leon Lê
Regista, sceneggiatore, montatore e produttore, Leon Lê ha iniziato la sua carriera nel cinema con due cortometraggi Dawn (2012) e Talking to My Mother (2015), entrambi i quali esploravano i temi della razza e dell’orientamento sessuale da prospettive tipicamente asiatiche. Questi corti sono stati selezionati da oltre 100 festival in tutto il mondo e hanno ottenuto numerosi riconoscimenti.
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
2018 – Song Lang
2025 – Ky Nam Inn