World Premiere | Restored Classics | Out Of Competition
Taiwan, 1962/2K 2026, 95’, Taiwanese
Directed by: Shao Lo-hui
Story: Chen Hsiao-pi
Screenplay: Chang Yuan-fu
Cinematography (b/w): Chen Chung-yi, Chen Chung-hsin
Editing: Tung Hsiao-liang
Set Design: Wang Huo-mu
Music: Lin Li-han
Producer: Tai Chuan-li
Executive Producer: Weng Tsung-kun
Cast: Hong Yi-feng, Pai Jung, Tien Ching, Tai Pei-shan, Kuo Yeh-hsin, Wu Lao-chi, Ko Yu-min, Chen Hsiao-pi, Wen Chu, Wang Li-ching, Hsu Lien-chao
Date of First Release in Territory: June 20th, 1962
Love Never Ceases (un film
taiyupian, cioè in lingua taiwanese) è ambientato nel sud di Taiwan, dove Ang Yi-feng, insegnante dotato di talento musicale, giunge in una scuola rurale con poco più del suo strumento e una sommessa devozione per il canto. Qui incontra Guat-ha, la cui voce risuona in perfetta armonia con la sua. Sullo sfondo di piantagioni di betel, brezze leggere e serate al chiaro di luna, la loro relazione si sviluppa con un’immediatezza al contempo lirica e ineluttabile. Tuttavia, questa intimità viene ripetutamente infranta: il padre adottivo di Guat-ha la costringe a sposare un facoltoso uomo d’affari, mentre Yi-feng viene licenziato e parte per Alishan. Sebbene i due amanti riescano a riunirsi per un breve periodo, costruendosi una vita insieme e accogliendo anche una figlia, questo fragile equilibrio si dissolve ancora una volta. Anni dopo, mentre la bambina vaga per Taipei alla ricerca della madre, Yi-feng si dedica all’attività concertistica, usando il canto per dare voce a ciò che non può essere detto. Diventa famoso, ma ogni esibizione si trasforma in un atto di nostalgia, come se la musica stessa potesse ricondurre di nuovo a lui la moglie e la figlia.
Entro questa struttura, il film si inscrive chiaramente nelle convenzioni del dramma romantico, modellato in parte da tensioni legate alla classe sociale. Tuttavia, non affronta la classe come un quadro sociologico, né tenta di mappare i meccanismi attraverso cui la gerarchia sociale governa la vita emotiva. Piuttosto, la differenza di classe si condensa nella figura del padre adottivo, la cui autorità diviene la principale fonte di conflitto narrativo. Attraverso questa concentrazione, la classe cessa di operare come sistema analizzabile per trasformarsi in principio drammatico. Ciò che il film articola, in ultima analisi, (soprattutto attraverso la resistenza della figlia) non è la risoluzione di una contraddizione sociale bensì una riconfigurazione dei valori: in un contesto storico mutevole, l’amore libero inizia a prevalere sulle contingenze materiali e sulle gerarchie ereditarie.
Parallelamente, il film introduce a tratti la figura di Miss Li, un’insegnante innamorata di Ang Yi-feng, che rimane tuttavia marginale rispetto alla trama principale. Nondimeno, le sue scene offrono scorci rivelatori del profondo investimento del regista nell’idea di autonomia sentimentale. C’è un momento in cui, sola nella casa di Ang, la donna si guarda allo specchio e dice: “Signor Ang, non si accorge dei miei sentimenti? Io l’amo profondamente”. In un altro passaggio, quando Ang viene inseguito e percosso dai tirapiedi del padre adottivo, la signorina Li interviene in sua difesa, dando vita a un raro episodio di resistenza fisica. Sullo sfondo del conservatorismo sociale degli anni Sessanta, tali momenti conferiscono ai personaggi femminili un grado di agentività che eccede la loro mera funzione narrativa, suggerendo l’emergere di nuove forme di soggettività anche ai margini del racconto.
Il film custodisce inoltre immagini di notevole valore storico. La macchina da presa registra spazi urbani oggi scomparsi o profondamente trasformati, come lo Zhonghua Shopping Mall, ormai demolito, il Fong Da Coffee di Ximending e la stazione centrale di Taipei, punto di riferimento emblematico della città. La musica, inoltre, è cruciale all’interno della struttura affettiva dell’opera, in particolare nel brano omonimo
Love Never Ceases. Quando il verso “So bene che in realtà non lo pensi” viene sostituito da “So bene che non tornerai mai”, il registro emotivo del canto vira dalla delusione alla perdita irrevocabile. Il verso successivo, “Non riesco proprio a smettere di amarti”, si riconfigura come un’estrema espressione di separazione piuttosto che di esitazione. Analogamente, la trasformazione di “Il porto che ha visto nascere il nostro amore” in “l’albero che ha visto nascere il nostro amore” trasferisce la memoria da uno spazio generico a uno radicato nell’esperienza condivisa dei due amanti. Da quel momento in poi, ogni occorrenza della melodia richiama non solo l’intimità del loro legame, ma anche una più ampia struttura di memoria collettiva per un’intera generazione a Taiwan.
Shao Lo-hui
Shao Lo-hui (1919-1993) trascorse la giovinezza a Tainan prima di trasferirsi in Giappone, dove studiò sceneggiatura e regia. Rientrato a Taiwan dopo la guerra, fondò una propria compagnia teatrale, approdando in breve tempo al cinema. Il suo Six Talents’ Romance of the Western Chamber (1955) è riconosciuto come il primo taiyupian di produzione privata. Shao si distinse per le sue opere di tono lirico come Love Never Ceases e per gli adattamenti di racconti popolari taiwanesi e giapponesi. Noto anche come Mei Fang-yu, collaborò a diverse produzioni in Giappone e in seguito diresse film in mandarino.
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
1961 – Beggar Son-in-law
1961 – Chien-Lung, the Little Hero
1962 – Love Never Ceases
1962 – Little Heroes vs. Two Masked Villains
1962 – The Wandering of Three
Siblings
1968 – Moonlight Superman
1968 – Dragon Superman