Italian Premiere | In Competition
Guests: CHUNG Ji-young, director; JEONG Sang-min, producer
South Korea, 2026, 113’, Korean
Directed by: Chung Ji-young
Screenplay: Kim Sung-hyun, Kim Hyun-woo, Chung Ji-young
Cinematography (color): Kim Hyung-koo
Lighting: Seo Chang-hwan
Editing: Lee Gang-il
Production Design: Lee Gang-il
Music: Shin Min
Producers: Kim Soon-ho, Jeong Sang-min, Kim Yeong-hwan
Cast: Yeom Hye-ran (Jeong-sun), Shin Woo-bin (Young-oak), Choi Jun-woo (Min-soo), Park Ji-bin (Kyung-tae), Kim Gyu-ri (psychiatrist), Yoo Jun-sang (adult Young-oak)
Date of First Release in Territory: April 15th, 2026
Young-oak e sua madre Jeong-sun non hanno altri parenti, e forse è proprio per questo che sono così legati. La vita sull’isola di Jeju nel 1998 è per lo più tranquilla e serena: Young-oak inizia il secondo anno di liceo e Jeong-sun insegna danza classica. Jeong-sun, però, soffre di disturbi inspiegabili. C’è qualcosa nella stagione primaverile che la rende estremamente ansiosa e talvolta la fa persino svenire. Di giorno indossa degli occhiali da sole perché fatica a sopportare la luce intensa. Soprattutto, non ha alcun ricordo della sua vita prima dei nove anni. È evidente che qualcosa è accaduto durante la sua infanzia, ma la sua mente ha scelto di rimuoverlo. Solo quando un nuovo psichiatra arrivato da Seoul la incoraggia a scavare nel proprio passato, iniziano ad affiorare immagini vaghe e fugaci.
Se la trama della maggior parte dei film procede in modo lineare, quella di
My Name si sviluppa progressivamente dall’esterno verso l’interno. Nel XX secolo, la Corea del Sud ha attraversato un periodo di conflitti ideologici insolitamente intensi, che hanno lasciato cicatrici profonde sull’intera nazione. Uno dei casi più estremi fu il cosiddetto Massacro di Jeju, avvenuto il 3 aprile 1948, durante il quale le truppe governative repressero quello che definirono un’insurrezione comunista, uccidendo migliaia di civili innocenti. Nei decenni che seguirono il massacro, questo drammatico episodio rimase un tabù assoluto. Ancora nel 1997, durante la transizione democratica del paese, il documentarista Cho Sung-bong fu arrestato e incriminato in base alla legge sulla sicurezza nazionale per aver realizzato e proiettato un film sul 3 aprile, intitolato
Red Hunt.
Il regista Chung Ji-young, che nel corso degli anni ha realizzato numerosi film politici sulla storia coreana del XX secolo, adotta qui un approccio più intimo e personale. Jeong-sun inizialmente appare come una protagonista piuttosto ordinaria, seppure un po’ eccentrica. Ma il dolore che le persone portano dentro di sé raramente si manifesta in superficie. Man mano che ci addentriamo nei suoi ricordi e nelle sue esperienze,
My Name diventa sempre più straziante. A questo contribuisce in modo decisivo anche la potente interpretazione di Yeom Hye-ran, una delle grandi attrici coreane, vista di recente in un ruolo molto diverso in
No Other Choice –
Non c’è altra scelta.
Non tutto, però, ruota attorno a Jeong-sun. Una parte significativa della storia è dedicata anche al figlio Young-oak e a quello che per lui si rivela un anno scolastico difficile e, sebbene questi momenti della narrazione possano sembrare quasi slegati dal resto della storia, anch’essi in fondo riguardano violenza, conflitto e dinamiche di potere. La struttura narrativa, che fa anche un breve balzo in avanti, nel 2026, sembra rispondere a una domanda fondamentale: come si può realizzare un film su un evento storico così profondamente traumatico? Un modo per farlo è sottolineare che il trauma storico non resta confinato al passato, ma anzi continua a filtrare nel presente, a plasmare le comunità e a trasmettersi di generazione in generazione.
My Name è un’opera pensata per commemorare chi perse la vita sull’isola di Jeju alla fine degli anni Quaranta, ma anche per ricordare i sopravvissuti e tutte le generazioni che sono venute dopo di loro.
Chung Ji-young
Chung Ji-young (n. 1946) ha iniziato la carriera come assistente alla regia di Kim Soo-yong, debuttando come regista nel 1982. Nei primi anni Novanta ha diretto diversi classici contemporanei di forte impronta politica, tra cui
North Korean Partisans in South Korea,
White Badge e
The Life and Death of the Hollywood Kid. Si è affermato anche come attivista nell’industria cinematografica, su questioni come il sistema delle quote di proiezione. Dopo vari progetti andati a monte, Chung ha fatto un ritorno trionfale nel 2012 con il successone
Unbowed. Da allora ha continuato a dirigere opere acclamate come
National Security,
Black Money e
The Boys.
Filmografia
1982 – Mist Whispers Like Women
1990 – North Korean Partisans in South Korea
1992 – White Badge
1994 – Life and Death of the Hollywood Kid
2011 – Unbowed
2012 – National Security
2019 – Black Money
2022 – The Boys
2026 – My Name