Yakusho Koji: Perfect Roles | Out Of Competition
Japan, Germany, 2023, 124’, Japanese
Directed by: Wim Wenders
Screenplay: Wim Wenders, Takasaki Takuma
Cinematography (color): Franz Lustig
Editing: Clémentine Decremps, Toni Froschhammer
Art Direction: Kobayashi Rakuko
Executive Producer: Yanai Koji
Co-Producers: Kunieda Reiko, Okuwa Yasushi, Takasaki Takuma, Tominaga Keiko, Wim Wenders, Yakusho Koji, Yabana Kota
Cast: Yakusho Koji, Emoto Tokio, Nakano Arisa, Yamada Aoi, Ishikawa Sayuri, Miura Tomokazu
Date of First Release in Territory: December 23rd, 2023
I registi non giapponesi che nei loro film raccontano il Giappone non sempre lo fanno correttamente – e talvolta nemmeno ci provano. Un esempio emblematico è il dramma in costume del 2005
Memorie di una geisha di Rob Marshall, la cui versione esotizzata della cultura delle geisha venne duramente criticata in Giappone.
Ben diverso è il caso di
Perfect Days, il film di Wim Wenders dallo spirito zen, candidato per il Giappone come miglior film straniero agli Academy Awards del 2024 (prima volta per un regista non nativo e non residente in Giappone). Il protagonista Yakusho Koji ha inoltre ricevuto il premio per il miglior attore al festival di Cannes del 2023.
Wenders è sempre stato un appassionato di cinema giapponese, come dimostra
Tokyo-Ga, il suo documentario del 1985 dedicato al maestro Ozu Yasujiro. Tuttavia, pur con i suoi richiami allo stile di Ozu, come le inquadrature di due personaggi che si muovono all’unisono,
Perfect Days esprime alla perfezione (perdonate il bisticcio) l’identità artistica del suo autore e il suo punto di vista esterno.
Wenders, che ha anche co-sceneggiato il film, ci presenta il protagonista, Hirayama (Yakusho), il quale abita in un modesto appartamento vicino alla Tokyo Skytree, ma vive in un mondo tutto suo, né tipicamente giapponese né smaccatamente straniero. Il suo lavoro di addetto alle pulizie dei bagni pubblici potrebbe farlo apparire come una persona ai margini; in realtà, Hirayama si occupa di 17 toilette pubbliche nel quartiere di Shibuya, progettate da architetti e designer famosi e ben diverse dai soliti spazi che privilegiano la consueta funzione utilitaria dei bagni.
Hirayama evidenzia la propria diversità rispetto alla media delle persone in altri modi: dall’attenzione meticolosa per i dettagli (come quando usa uno specchietto per ispezionare gli angoli nascosti dei bagni) al suo hobby che consiste nel fotografare la luce che filtra tra gli alberi con una macchina analogica. La sua routine quotidiana scorre con una ripetitività quasi monastica: a colazione beve una lattina di caffè, ascolta cassette di rock classico nel suo furgone mentre va al lavoro e legge tascabili di autori famosi come William Faulkner e Patricia Highsmith prima di addormentarsi sul suo
futon.
Nell’interpretazione di Yakusho, carica di sfumature, Hirayama diventa più di un semplice giapponese costruito dall’immaginario di un celebre regista tedesco: diligente nelle abitudini, sobrio nei gusti, sensibile alla bellezza della natura. Ben presto percepiamo che, dietro la gioia per le piccole cose quotidiane – espressa dal luminoso sorriso di Yakusho – nella mente di Hirayama si celano zone d’ombra, evocate da fantasmagorici sogni in bianco e nero.
La prima metà del film si svolge con Hirayama che vive e lavora in una solitudine quasi priva di parole, interrotta solo dalle interazioni comiche con un collega irrequieto e la sua seducente fidanzata. Quest’ultima cerca di tirar fuori Hirayama dal suo mutismo – e lo turba con un bacio sulla guancia.
La storia, però, prende veramente il via solo nella seconda metà del film quando, in modo del tutto inatteso, arriva la nipote adolescente di Hirayama (Nakano Arisa). Intuendo che la ragazza ha litigato con la madre (la sorella con cui Hirayama non ha più rapporti da diverso tempo), l’uomo la accoglie nella propria esistenza e la porta con sé nei suoi giri abituali e al bagno pubblico del quartiere, suscitando la sorpresa degli anziani frequentatori abituali. Inoltre Hirayama rimane scosso quando scopre la proprietaria del suo bar preferito (Ishikawa Sayuri) tra le braccia di un avventore sconosciuto (Miura Tomozaku), il che ci fa intuire che i sentimenti del nostro protagonista per la donna siano tutt’altro che platonici. Questi sviluppi minacciano di condurre la storia verso sentieri decisamente prevedibili, ma Wenders privilegia l’atmosfera rispetto alla trama e la suggestione poetica ed evocativamente giocosa rispetto all’esplicitazione prosaica. Nel finale silenzioso e rivelatore del film, Yakusho dimostra con commovente intensità perché abbia meritato il suo premio – e perché
Perfect Days occupi un posto di rilievo nella notevole filmografia di Wenders, con o senza l’etichetta di “film giapponese”.
Wim Wenders
Wim Wenders (n. 1945) si è fatto notare con la sua “trilogia della strada”: Alice nelle città (1974), Falso movimento (1975) e Nel corso del tempo (1976), tutti girati in bianco e nero con il direttore della fotografia Robby Müller. Tra i film più noti di Wenders figurano Paris, Texas (1984), premiato con la Palma d’Oro a Cannes, e Il cielo sopra Berlino (1987), miglior regia sempre a Cannes. Il suo film drammatico Perfect Days (2023) con Yakusho Koji è stato candidato all’Oscar per il miglior film in lingua straniera. Come regista di documentari, Wenders è stato candidato agli Oscar con Buena Vista Social Club (1999), Pina (2011) e Il sale della terra (2014).
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
1974 – Alice in the Cities
1984 – Paris, Texas
1987 – Wings of Desire
1999 – Buena Vista Social Club
2011 – Pina
2014 – The Salt of the Earth
2023 – Perfect Days