Italian Premiere with FESCALL (African, Asian, Latin American, Film Festival, Milan) | In Competition
China, 2025, 122’, Mandarin
Directed by: Pengfei
Screenplay: Pengfei, Xu Yizhou, Shang Xuetao
Based on: The Aeronaut by Shuang Xuetao
Cinematography (color): Lv Songye
Editing: Huang Zeng Hongchen
Art Director: Liu Qing
Music: Suzuki Keiichi
Sound: He Wei
Visual Effects Supervisor: Zhang Yu
Chief Producers: Ren Xiaoyi, Ma Xiang
Producers: Cai Mingyang, Song Zizheng
Executive Producers: Wang Hongwei, Shuang Xuetao
Production Companies: Shanghai Maoyan Pictures, Shanghai Haimu Film Group, China Film Creative, Beijing Pineapple Street Film, Tianjin Maoyan Weying
Cast: Jiang Qimin (Li Mingqi), Li Xueqin (Gao Yufeng), Dong Baoshi (Gao Xuguang), Jiang Wu (Gao Likuan), Dong Zijian (Zhuang Dezeng), Yang Le (Li Zhengdao), Ying Ze (Liu Xiaoling), Lei Jiayin (Chief of the Tv Station), Jiang Yi (Lang Guoqing)
Date of First Release in Territory: January 17th, 2026
Il cinema cinese ci ha abituati ad osservare la trasformazione del Paese attraverso grandi momenti storici: dalla fine della Rivoluzione Culturale, con i primi timidi esperimenti di modernizzazione economica e di apertura espressiva, fino alla Cina di oggi, potenza globale osservata con un misto di ammirazione ed inquietudine.
Take Off attraversa quasi mezzo secolo di questi cambiamenti scegliendo però una prospettiva inusuale, personale e sorprendentemente leggera: quella di un uomo comune, un autentico antieroe, e della sua ostinata passione per il volo.
Li Mingqi è un operaio del Nord-est della Cina che eredita dal padre l’amore per le mongolfiere e il sogno di lanciarsi con il paracadute. Non si tratta di aviazione militare né di fantascienza, ma di un volo artigianale e spesso velleitario: mongolfiere autocostruite, paracadutismo clandestino, fino ad una turbina surreale indossata come uno zaino, pensata per permettere alle persone di spostarsi più velocemente nella vita quotidiana. Un’idea tanto ingenua quanto poetica, che diventa il filo conduttore di un’esistenza segnata dal lavoro in fabbrica, dalle responsabilità familiari e dalle contraddizioni di un Paese in rapida trasformazione.
Il film è ambientato nel Nord-est e ne sottolinea lo spirito attraverso l’umorismo asciutto tipico della regione. Senza indulgere nel compiacimento della sofferenza, il film stempera malinconia e situazioni drammatiche attraverso il carattere risoluto dei suoi personaggi. Da giovane, Mingqi lavora segretamente in un angolo della fabbrica alla costruzione di una macchina volante; in età matura riaccende quel sogno per un motivo impellente e profondamente umano: raccogliere il denaro necessario alle cure del nipote gravemente malato. Tra dubbi, fallimenti e il sostegno – non sempre incondizionato – di amici e parenti, riesce infine a trasformare un ammasso di “rottami” in qualcosa che può davvero volare.
Accanto a lui si muovono due figure chiave: la moglie Yufang, presenza incrollabile, che lo sostiene anche nei momenti più bui, ed il cognato Xuguang, il cui atteggiamento oscillante riflette bene non solo le sue vicissitudini personali ma più in generale le ambiguità morali e materiali di un’epoca di transizione. La narrazione copre quasi 50 anni, seguendo i protagonisti che passano dal regime socialista al capitalismo, dalla condizione di operai a quella di imprenditori, dalla televisione in bianco e nero alla logica cinica del marketing televisivo, tentando costantemente di preservare dignità e relazioni umane.
Mingqi appare come una sorta di Icaro moderno, privo però di narcisismo: non vola per ambizione o gloria, ma per una fede ostinata nella possibilità di guardare oltre l’orizzonte quotidiano. Un ideale evocato da una celebre citazione attribuita a Hegel che viene ripetuta varie volte nel film: “Una nazione è senza speranza se non guarda alle stelle” – in questo caso priva di retorica nazionalistica e riportata a una dimensione individuale e universale.
Il film è tratto da
The Aviator, raccolta di racconti di Shang Xuetao, autore amato dalle nuove generazioni di cineasti per la sua capacità di fondere realismo e surrealtà nei paesaggi proto-industriali del Nord-est – come nel film
My Friend An Delie (FEFF 2025) diretto ed interpretato da Dong Zijian, attore che figura anche in
Take Off in un ruolo minore ma cruciale nello sviluppo della storia. Mentre l’opera letteraria intreccia le prospettive di tre generazioni, Pengfei concentra il racconto su Li Mingqi, semplificando la complessa genealogia familiare e trasformando una riflessione sul destino collettivo in una storia intima di sogni, perseveranza e compromessi.
Sostenuto da interpretazioni molto convincenti – in particolare quella di Jiang Qiming, che per prepararsi al ruolo di Mingqi ha vissuto per due mesi in una fabbrica del Nord-est imparandone il dialetto e lo stile di vita –
Take Off è stato girato interamente in esterni, utilizzando una mongolfiera appositamente costruita e una complessa messa in scena delle sequenze in alta quota. Un grande sforzo produttivo che rafforza l’autenticità visiva di un film capace di raccontare la Storia cinese attraverso lo sguardo ostinato di chi continua, semplicemente, a guardare in alto.
Pengfei
Pengfei (n. 1982), regista e sceneggiatore, dopo il diploma di scuola superiore, si è trasferito in Francia per studiare alla French International School of Film and Sound. È stato influenzato profondamente dalla collaborazione con il grande cineasta Tsai Ming-liang, del quale è stato aiuto-regista nel film Face (2008) e successivamente co-sceneggiatore nel film Stray Dogs (2013), premio della giuria al festival di Venezia. Nel 2015 Pengfei ha diretto il lungometraggio Underground Fragrance, premiato a Venezia alle Giornate degli Autori. Nel 2017, anche il suo The Taste of Rice Flower è stato selezionato per le Giornate degli Autori.
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
2015 – Underground Fragrance
2017 – The Taste of Rice Flower
2020 – Tracing the Shadow
2025 – Take Off