Yakusho Koji: Perfect Roles | Out Of Competition
Japan, 1997, 117’, Japanese
Directed by: Imamura Shohei
Screenplay: Imamura Shohei, Tomikawa Motofumi, Tengan Daisuke
Cinematography (color): Komatsubara Shigeru
Editing: Okayasu Hajime
Production Design: Inagaki Hisao
Music: Ikebe Shinichiro
Producer: Iino Hisashi
Executive Producer: Okuyama Kazuyoshi
Cast: Yakusho Koji, Shimizu Misa, Baisho Mitsuko
Date of First Release in Territory: May 24th, 1997
Quando
L’anguilla uscì in sala, nel 1997, Imamura Shohei era uno tra i registi giapponesi viventi più acclamati a livello internazionale, ma, rallentato dalla malattia e impegnato nella gestione della sua scuola di cinema (oggi chiamata Japan Institute of the Moving Image), aveva lasciato passare sette anni dall’uscita di
Pioggia nera, il suo dramma del 1989 ambientato nel dopoguerra sulla vita di una famiglia di sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima.
Secondo dei suoi film a vincere la Palma d’Oro al festival di Cannes (il primo fu
La ballata di Narayama nel 1984),
L’anguilla è la storia di un ex detenuto, Yamashita Takuro (Yakusho Koji), appena rilasciato con la condizionale dopo aver scontato una condanna per omicidio. Otto anni prima, Yamashita aveva accoltellato a morte la moglie dopo averla sorpresa con un amante. Mentre un tempo era un uomo qualunque con una vita normale, ora si è trasformato in una persona solitaria e diffidente nei confronti dell’umanità, in particolare della sua metà femminile, e comunica soltanto con un’anguilla che teneva come animale domestico nella sua cella.
Affidato alle cure del suo ex insegnante, che ora è sacerdote in un tempio buddhista di campagna, Yamashita, si mette a fare il barbiere e decide di aprire un negozio fuori città, sulle rive di un lago. Anche se si trova fuori dai percorsi più battuti, il suo negozio attira ben presto gli abitanti del luogo, tra cui un bracciante che lo porta a pescare anguille (Yamashita dopo aver pescato ributta sempre la preda nel lago) e un muratore che usa l’insegna girevole da barbiere di Yamashita per attirare gli UFO (che però non arrivano mai).
L’incontro più decisivo di Yamashita è con Keiko (Shimizu Misa), una donna che lui trova in mezzo alla sterpaglia sulle rive del lago, priva di sensi per aver ingerito una dose eccessiva di sonniferi. Quando si riprende dal tentato suicidio, Keiko dichiara di non voler tornare a casa a Tokyo. La moglie del sacerdote (Baisho Mitsuko) le suggerisce allora di lavorare come aiutante nel negozio di Yamashita.
Inizialmente contrario all’idea (Keiko gli ricorda la moglie defunta), l’uomo finisce per accettare. Lentamente, comincia ad aprirsi a lei e alla possibilità di tornare a fidarsi di un altro essere umano.
La vena populista del film, che predilige l’umorismo semplice e il calore emotivo rispetto alla razionalità distaccata, rievoca i film di Yamada Yoji, in particolare il 46° episodio della sua iconica serie
Tora-san, in cui il venditore ambulante protagonista si innamora di una giovane parrucchiera, e il suo successo del 1977
Il fazzoletto giallo, dove un ex detenuto scopre il potere salvifico dell’amore.
Ma, in netto contrasto con la celebrazione della famiglia e della comunità tipica di Yamada (persino il suo protagonista vagabondo, Tora, ritorna sempre alla casa familiare), Imamura rifiuta la morale borghese ed esplora invece gli impulsi più sregolati di corpo e cuore, compreso quello di uccidere.
Nel rappresentare la moglie infedele a letto con un altro uomo, mentre il tradito Yamashita osserva dalla finestra della camera, il film è di una franchezza quasi pornografica. Ma la scena illustra anche la motivazione del suo crimine: vediamo ciò che lui vede come se fossimo nella sua stessa pelle.
Yakusho Koji, che aveva da poco raggiunto la celebrità con il successo internazionale di
L’ultimo ballo (
Shall We Dance?) di Suo Masayuki (1996), e Shimizu Misa, acclamata per la sua interpretazione dell’amica di una coppia gay in
Okoge di Nakajima Takehiro (1992), costruiscono sapientemente le basi della relazione principale del film, mettendo a nudo al tempo stesso l’umanità ferita dei loro personaggi.
In una conferenza stampa prima di Cannes, Imamura dichiarò: “Più che vincere un premio, voglio dimostrare che il cinema giapponese è ancora vivo e vegeto”. Con
L’anguilla, non solo riuscì brillantemente in questo intento, ma riaffermò anche la propria posizione ai vertici del cinema mondiale.
Imamura Shohei
Imamura Shohei (1926-2006) studiò regia teatrale alla Waseda University, ma la visione di L’angelo ubriaco di Kurosawa Akira lo attirò nel campo delle immagini visive. Laureatosi alla Waseda University nel 1951, Imamura entrò negli studios Ofuna della Shochiku come assistente alla regia. Lavorò con grandi registi come Nomura Yoshitaro, Oba Hideo e Shibuya Minoru, per poi seguire Kawashima Yuzo nel passaggio alla Nikkatsu. A partire dal suo debutto nel 1958 con Desiderio rubato, Imamura ha realizzato numerosi potenti drammi, ricchi di originalità, con uno sguardo senza compromessi sugli esseri umani.
FILMOGRAFIA SELEZIONATA
1958 – Endless Desire
1963 – The Insect Woman
1979 – Vengeance Is Mine
1983 – The Ballad of Narayama
1989 – Black Rain
1997 – The Eel
1998 – Dr. Akagi
2001 – Warm Water Under a Red Bridge