The Last Blossom

Italian Premiere | In Competition 

 

Japan, 2025, 90’, Japanese

Directed by: Kinoshita Baku
Screenplay: Konomoto Kazuya
Music: Cero, Takagi Shohei, Hashimoto Tsubasa, Arauchi Yu
Voice Cast: Kobayashi Kaoru, Tozuka Junki, Mitsushima Hikari, Miyazaki Yoshiko, Pierre Taki

Date of First Release in Territory: October 10th, 2025
 
Non tutti i film di animazione giapponesi parlano di cacciatori di demoni, ma le produzioni animate più piccole, meno chiassose e più realistiche del Paese vengono spesso oscurate all’estero dai blockbuster fantasy. Una gradita eccezione è rappresentata da The Last Blossom, lungometraggio d’esordio dell’animatore Kinoshita Baku, presentato in anteprima mondiale lo scorso anno all’Annecy International Animation Film Festival. Da allora il film ha meritatamente ricevuto grande apprezzamento da parte di critici e fan internazionali per ogni suo aspetto: dall’animazione estremamente delicata all’impeccabile sceneggiatura, fino alle sue toccanti riflessioni sulla vita, sull’amore e su ciò che, alla fine, conta davvero.

Il protagonista è Akutsu (Kobayashi Kaoru), un membro della yakuza che ha trascorso in prigione gli ultimi 30 anni. Ora, ormai anziano e vicino alla fine, trascorre gli ultimi giorni nella solitudine della sua cella e ha come unico compagno un fiore parlante di balsamo rosso (Pierre Taki), che con insolenza gli dice che la sua vita è stata “patetica”.

Ma lo è stata davvero? Il film, scritto da Konomoto Kazuya, risponde a questa domanda, nei suoi 90 minuti, ma non lo fa in modo manicheistico. Come gangster di medio livello alla fine degli anni Ottanta, quando l’economia giapponese era all’apice della bolla speculativa, Akutsu aveva preso alcune decisioni deplorevoli che avevano causato dolore a sé stesso e agli altri. Ma ne aveva prese anche di buone, che avevano portato a lui e ai suoi cari un po’ di felicità, seppur di breve durata. Come vediamo quando il film ritorna indietro al 1987, la scelta migliore è stata quella di stare con Nana (Mitsushima Hikari), una giovane madre single con un adorabile figlioletto, Kensuke. Il film non spiega come si siano conosciuti, ma vivendo con Nana e Kensuke in una casetta ordinata con un piccolo giardino un po’ disordinato (e un impertinente fiore di balsamo), il giovane Akutsu (Tozuka Junki) si sente in pace, anche se Nana può essere piuttosto pungente.

La grande preoccupazione della donna è capire se Akutsu, un tipo all’antica, diligente nel suo lavoro con la malavita, ma completamente inutile nelle faccende domestiche o nella cura del bambino, potrà davvero arrivare ad amare Kensuke. Ma quando il bambino diventa un ragazzo, e gli viene diagnosticata una grave malattia cardiaca potenzialmente letale, in Akutsu cambia qualcosa. Anche se non riesce a dirlo facilmente a parole, Kensuke gli diventa caro come fosse sangue del suo sangue. Qualunque cosa sia necessaria per procurargli il cuore nuovo di cui ha bisogno, Akutsu è disposto a farla, anche se pericolosa o addirittura mortale.

Naturalmente il fiore non riesce a comprendere questa mentalità profondamente umana, visto che si considera parte di un flusso eterno in cui “anche i miei discendenti sono me” e la paura della morte non ha alcun senso. Tuttavia la disponibilità di Akutsu a sacrificarsi per Kensuke, per quanto discutibili siano i suoi metodi, lo eleva da gangster qualunque a qualcosa di più grande. Anche questo dialogo tra uomo e fiore (sebbene il fiore abbia molte più battute dell’essere umano) eleva The Last Blossom oltre le convenzioni del dramma familiare giapponese, in cui il padre è il forte ma silenzioso sostegno della famiglia (come nel caso del giovane Akutsu), e oltre quelle del classico film di yakuza, dove il protagonista sacrifica la propria libertà per il bene della banda o, nel caso di Akutsu, per un capo avido e spietato (Yasumoto Hiroki).

Il film, inoltre, supera ampiamente i confini del genere per la sua struggente e affascinante celebrazione della vita familiare quotidiana, anche se il papà è un malavitoso. Un possibile paragone è rappresentato dal classico Ryuji di Kawashima Toru (1963), un film che trasmette un crudo realismo. The Last Blossom possiede lo stesso realismo, anche se non la stessa durezza, e presenta un finale costruito con grande intelligenza, i cui elementi, disseminati lungo tutto il film, si ricompongono alla fine come i pezzi di un puzzle che vanno al loro posto. Akutsu, che per decenni ha continuato a dire che avrebbe “cambiato le cose”, alla fine dimostra cosa intendeva davvero. Anche se questo non riuscirà comunque a far tacere il fiore.

 
Kinoshita Baku

Kinoshita Baku (n. 1990) ha studiato alla Tama Art University e ha iniziato la sua carriera come illustratore e animatore presso la casa di produzione P.I.C.S., dove ha realizzato spot pubblicitari per la televisione e videoclip musicali. Kinoshita ha esordito alla regia con la serie televisiva Odd Taxi (2021), che ha ottenuto grande successo sia di critica che di pubblico. Dopo questo risultato, ha girato il lungometraggio The Last Blossom (Housenka), presentato in anteprima al Festival du film d’animation di Annecy nel 2024 e uscito nelle sale giapponesi nell’ottobre 2025. La sceneggiatura del film, che sarà presentato nella sezione animazione del FEFF, è di Konomoto Kazuya, che aveva già collaborato con Kinoshita per Odd Taxi.
 
FILMOGRAFIA SELEZIONATA

2021 – Odd Taxi
2025 – The Last Blossom
Mark Schilling
Regia: KINOSHITA Baku
Anno: 2025
Durata: 90'
Stato: Japan
28/04 - 8:30
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
28-04-2026 8:30 28-04-2026 10:00Europe/Rome The Last Blossom Far East Film Festival Teatro Nuovo Giovanni da UdineCEC Udine cec@cecudine.org

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