The Old Man And His Car

European Premiere | In Competition | White Mulberry Award Candidate | Online

 

Singapore, 2025, 82’, English, Mandarin, Hokkien

Directed by: Michael Kam 
Screenplay: Michael Kam
Cinematography (color): Jeremy Lau
Editing: Charliebebs Gohetia
Production Design: Javeus Toh
Music: Michael Asmara
Sound: Cheng Lijie
Producers: Yeo Zhi Qi, Tang Kang Sheng, Angelina Marilyn Bok
Production Companies: Waking Life Pictures, Screentone, Kalehu
Cast: Lim Kay Tong, Kristin Tiara, Richard Low, Vincent Tee

Date of First Release in Territory: TBA

Diretto e sceneggiato da Michael Kam, autore di premiati cortometraggi, The Old Man and His Car è il suo primo lungometraggio: un’elegia della vecchiaia, quietamente intensa, malinconica ma capace di aprirsi a un “sollevarsi dell’animo” alla fine. La figura protagonista, così presente nel cinema orientale, di vecchio solitario, silenzioso e irritato, può richiamare alla mente, fra i film recenti, Diamonds in the Sand di Janus Victoria (e anche nel presente film c’è un accenno marginale a un caso di kodokushi, morte solitaria in un appartamento, che aveva un ruolo importante nel film della regista filippina).

A Singapore l’ex insegnante vedovo Tan Cheng Hock (l’acclamato attore singaporiano Lim Kay Tong) ha venduto il suo appartamento per trasferirsi in Canada presso il figlio, cedendogli il denaro; la preferenza per il figlio ha estraniato Hock dalla figlia minore. Gli resta da vendere la sua Mercedes color champagne (l’auto ha una rilevanza quasi da personaggio nel film), di cui è geloso perché è una materializzazione dei sogni del passato. Ma in serbo per Hock c’è un’amara delusione.

In un viaggio fino alla tentazione del suicidio e ritorno, Hock trova un imprevisto rapporto umano con l’anziana transgender, June, che lo aveva avvicinato, scandalizzandolo un po’, per comprargli l’auto. Questa figura quasi co-protagonista è interpretata con misurata intensità (e grande dignità) da Kristin Tiara, che già aveva interpretato per Kam il ruolo della trans protagonista nel cortometraggio Kristin dan Kuching Kuchingnya del 2023.

Per apprezzare il realismo quotidiano, la nettezza di sguardo, del film, basta vedere l’episodio del poliziotto: Hock era l’allenatore e l’idolo di suo fratello morto, che lui non ricorda affatto, ma finge di sì per opportunismo: “Quanti gol abbiamo fatto?” – “Era il portiere, Sir”. Oppure lo stupefacente “duello verbale” di Hock con un vecchio lavatore di vetri (Vincent Tee) che in precedenza aveva offeso; l’approccio per ricucire diventa uno scontro di sentenze contrapposte in inglese/in cinese.

Il cuore del film è la memoria – che si esprime in frammenti di home movies (il figlio e la figlia da bambini e la moglie morta) nei colori “solari” e sgranati del super 8, in opposizione alle belle immagini nette dell’oggi nella fotografia di Jeremy Lau. Questi frammenti di filmini familiari rappresentano la soggettività del ricordo, come rimpianto del tempo andato e amaro contrasto col presente: lo mostra una piccola scena in un locale, quando essi vengono innestati dalla visione di un giovane col figlio bambino da parte di Hock intristito.

A stimolare i viaggi nel ricordo c’è anche l’amico ed ex collega Seng, il cui carattere ciarliero forma un contrasto divertente col taciturno Hock (lo interpreta Richard Low,

presente in varie commedie di Jack Neo). In una notevole pagina Seng rievoca la brillante carriera di un comune amico ora distrutto dall’Alzheimer. Il passato svanito: affrontato con la sorda rabbia di Hock o la rassegnazione un po’ superficiale di Seng oppure quella profonda e sentita di June.

Come in scatole cinesi, il film, pur mantenendo la rigida focalizzazione su Hock, si apre a squarci di vite altrui che non hanno il beneficio dell’immagine interiore ma si esprimono nella dimensione dialogica del racconto. Memorabile la rievocazione da parte di June dei giorni andati di Bugis Street – quelli cantati da Yonfan in Bugis Street: The Movie – con l’esplodere della vita notturna appena si faceva sera, gli spettacoli e i concorsi di bellezza di trans e drag queen (sponsorizzati, racconta, dai chirurghi), gli amori passeggeri, la prostituzione. Proprio l’attuale vita difficile di June, immigrata che resta a Singapore per badare alla madre senile, è una lezione di umanità e resistenza per Hock. Il climax emotivo del film è un grande dialogo finale fra lui e June, nel parco di notte, una pagina assolutamente notevole sia per il dialogo sia per l’inquadratura. Loro due in primo piano, camminando nel parco, che si allontanano dall’auto rimasta sul fondo coi fanali accesi, e la luce dei fanali staglia i loro corpi in controluce: un’immagine che restituisce il senso di verità di tutto il film.


Michael Kam

Michael Kam è regista, sceneggiatore, produttore e insegnante di cinema a Singapore; per la realizzazione di The Old Man and His Car si è avvalso dell’aiuto di vari ex allievi nella troupe. È autore di vari cortometraggi, presentati in festival di tutto il mondo, nei quali il tema della famiglia è centrale. Fra i premi vinti, ricordiamo i Singapore Short Film Awards nel 2011 per Masala Mama e nel 2014 per Detour, che ha anche vinto come Best Fiction al 45° Tampere Film Festival. Nei suoi cinquanta, Kam ha diretto il primo lungometraggio, The Old Man and His Car, che ha avuto la prima mondiale al 38° Tokyo International Film Festival.

FILMOGRAFIA

2010 – Masala Mama (short)
2013 – Detour (short)
2017 – melodi (short)
2020 – Nursey Rhymes (short)
2025 – The Old Man and His Car
Giorgio Placereani
Regia: Michael KAM
Anno: 2025
Durata: 82'
Stato: Singapore
01/05 - 14:40
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
01-05-2026 14:40 01-05-2026 16:02Europe/Rome The Old Man And His Car Far East Film Festival Teatro Nuovo Giovanni da UdineCEC Udine cec@cecudine.org

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