“Time marches on, just can’t wait” Nile Rodgers
È un vero e proprio cambio di paradigma quello che sta attraversando il panorama globale dell’intrattenimento, con l’ascesa dirompente dei micro-dramas (“duan ju”), contenuti narrativi realizzati in formato verticale, concepiti esplicitamente per la fruizione su smartphone.
Nati in Cina, sulle piattaforme di video brevi come Douyin e Kuaishou, i micro-drama [anche chiamati microdrammi] si sono trasformati molto rapidamente da DIY, esperimenti amatoriali generati dagli utenti, web fiction e brevi video promozionali, a un settore ormai pienamente strutturato e transnazionale. Una serie in formato verticale comprende in genere tra i 50 e i 100 episodi brevissimi, di durata usualmente compresa tra i 90 e i 180 secondi, distribuiti attraverso sistemi algoritmici e caratterizzati da un’estetica nativa per il dispositivo mobile. Si tratta di un formato che contribuisce alla formazione di nuove generazioni di talenti creativi, ridefinisce i modelli della produzione audiovisiva e si inserisce rapidamente nei mercati distributivi globali.
Questa trasformazione suggerisce possibili strategie attraverso cui le industrie mediatiche asiatiche potrebbero configurarsi come una forza di contro-bilanciamento rispetto al dominio globale di Hollywood. Il cinema coreano, ad esempio, ha cercato senza riuscirci di competere con Hollywood sul terreno dei blockbuster carichi di effetti speciali ad alto budget; ma invece si è fatto strada nel mercato occidentale attraverso i K-drama, oggi stabilmente presenti sulle piattaforme di streaming.
Allo stesso modo, i film cinesi di fantascienza e fantasy ricchi di effetti speciali su larga scala, pur ottenendo risultati straordinari in patria, non sono riusciti a incidere significativamente sul botteghino statunitense. Ma, tanto sul piano della forma quanto su quello dei contenuti, la vera penetrazione del prodotto audiovisivo cinese nei mercati occidentali potrebbe arrivare proprio attraverso la diffusione quasi virale dei drama in formato verticale.
Paradossalmente, il primo tentativo visionario di Hollywood di anticipare questa trasformazione fu Quibi, la piattaforma ad alto costo (USD 1,75 miliardi) lanciata nel 2020 da una joint venture di breve durata tra Jeffrey Katzenberg e Meg Whitman. Il progetto ebbe vita breve, a causa di una combinazione di fattori (la pandemia di Covid, i costi di produzione elevati, il modello basato su abbonamento e la concorrenza di servizi gratuiti come TikTok). Tuttavia, Quibi resta comunque il primo serio tentativo occidentale di ridefinire il panorama mediatico.
La storia del cinema suggerisce che i formati si avvicendano ma non scompaiono senza lasciare tracce che continuano a influenzare l’estetica e l’economia dell’industria. Le commedie e i film d’azione contemporanei, ad esempio, devono ancora molto al cinema muto; la pellicola in 16mm ha trasformato radicalmente il documentario e il cinema indipendente; mentre il 3D continua a riemergere ciclicamente dalla tomba, come Lazzaro, e la sua prossima incarnazione potrebbe tradursi negli smart glasses immersivi.
I micro-drama sembrano destinati a inserirsi in questa serie di innovazioni capaci di ridefinire le regole del gioco. La loro grande popolarità non ha precedenti e si distingue perché è del tutto indipendente dal fenomeno dei blockbuster, che traina invece gran parte dei parametri hollywoodiani. Non esiste – almeno per ora – un Guerre stellari, un Titanic o un Avatar capace di catalizzare l’attenzione a livello globale, determinando un evento cinematografico miliardario. Allo stesso modo, non si è verificata – almeno per ora – una svolta estetica paragonabile a quelle di opere come La corazzata Potemkin, Quarto potere, Fino all’ultimo respiro o Pulp Fiction, che hanno ridefinito l’immaginario globale e trasformato la nostra percezione del cinema e del mondo.
Come festival consacrato alla conoscenza internazionale del cinema commerciale asiatico, il Far East Film Festival di Udine rappresenta un osservatorio privilegiato per cogliere la portata del fenomeno dei micro-drama nel pieno della sua espansione globale. Nel contempo, offre l’occasione per interrogarsi su quale impronta essi potrebbero lasciare su un’industria cinematografica che si confronta oggi con tecnologie trasformative e abitudini di visione in rapida evoluzione.
Molti dei registi che oggi si accostano al formato dei micro-drama provengono dalle scuole di cinema. Non sono estranei al linguaggio filmico né alla storia dei film che ne hanno segnato le tappe fondamentali. Sapranno produrre nuove forme estetiche e di genere? Vedremo emergere una maggiore pluralità di narrazioni e di voci?
Tutto questo si sviluppa sotto l’ombra crescente dell’intelligenza artificiale. La combinazione di potenza computazionale, costi relativamente contenuti, crescente facilità d’uso e progressiva accettazione delle immagini generate dall’IA rende questa tecnologia quasi intrinsecamente affine al formato ultrabreve.
Il programma che presentiamo offre uno scorcio della vastissima produzione di micro-drama, proponendo al contempo una panoramica dello sviluppo del formato, attraverso esempi provenienti dalla Cina, dalla regione asiatica e dal mercato anglofono.
Desidero infine esprimere la mia gratitudine a Sabrina Baracetti, presidente del Far East Film Festival, e al suo team, che hanno costantemente sostenuto il mio lavoro di programmazione. Per la curatela di questo programma devo un ringraziamento particolare a Teng Lee Yein e Pengnan Hu: senza il loro prezioso contributo, le loro intuizioni e i loro consigli, questo progetto non avrebbe visto la luce.
Roger Garcia