Se si considerano le restrizioni di una città-stato con limitate risorse finanziarie e un pubblico limitato, il 2011 è stato un anno di interessanti sorprese. Degno di nota in particolare è Tatsumi di Eric Khoo, omaggio animato alla vita e all’opera del noto artista giapponese di manga Tatsumi Yoshihiro, creatore dello stile gekiga (immagini drammatiche) di fumetti alternativi per adulti. Dal punto di vista artistico, film come: Zodiac: The Race Begins (2006) e Legend of the Sea (2007), primi tentativi di Singapore di realizzare lungometraggi di animazione, devono molto alla sua animazione essenziale in 2D.
Il film di Khoo si è rivelato un successo: Tatsumi è stato invitato alla sezione Un Certain Regard a Cannes ed è stato scelto per rappresentare Singapore agli Oscar 2012. Il regista si è ispirato all’opera autobiografica di Tatsumi Yoshihiro, A Drifting Life, e a cinque dei suoi racconti e il risultato è il punto di incontro tra la visione estetica di Khoo e quella di Tatsumi. Khoo, che ha iniziato la sua carriera come autore di fumetti, condivide con Tatsumi la propensione a esplorare gli aspetti più oscuri della vita e della miseria umana. La narrazione in giapponese è dello stesso Tatsumi. Il lavoro di animazione è stato realizzato in Indonesia, e questo ha contribuito a mantenere il budget entro un milione di dollari singaporesi (800.000 dollari USA).
Il succès d’estime internazionale di Khoo è stato accompagnato, sul fronte interno, dagli incoraggianti successi di botteghino di diverse produzioni commerciali singaporesi. Per la stagione cruciale del Capodanno cinese la Raintree Pictures, finanziata dallo Stato, ha unito le forze con la Boku Film del cineasta Kelvin Tong per realizzare It’s a Great, Great World (Tua Seh Kai), diretto da Tong: uno sguardo nostalgico al Great World, uno dei parchi di divertimento di Singapore, che ha vissuto il suo massimo splendore negli anni Cinquanta e Sessanta. I Singaporesi ne ricordano con nostalgia gli spettacoli di cabaret, i cinema, le giostre e il cibo, e così sono accorsi in massa per guardare sullo schermo il riflesso di tempi più facili, tanto che il film è entrato si è situato fra i primi 25 per incassi al botteghino nazionale e ha incassato 2,4 milioni di dollari di Singapore (1,9 milioni di dollari USA). Per quanto questa ricostruzione del passato possa apparire un po’ artificiosa, e le scenografie risultino abbastanza scadenti, nel film si parlano i dialetti cinesi che venivano effettivamente utilizzati all’epoca: una piacevole sorpresa, poiché a Singapore l’utilizzo dei dialetti nei film è stato limitato dopo il lancio della campagna “Parla Mandarino!” nel 1979. Si spera che le autorità dei media siano diventate più accomodanti rispetto al modo in cui i singaporesi parlano (o parlavano) realmente, invece di limitare la comunicazione verbale sullo schermo al solo cinese mandarino ufficiale.
It’s a Great, Great World non è stato però il solo film nazionale che ha spinto i singaporesi ad andare al cinema. Il film a episodi The Ghosts Must Be Crazy fonde insieme i generi popolari dell’horror e della commedia. Un segmento dal titolo The Day Off, diretto da Boris Boo, è ambientata in un campo di addestramento militare e racconta gli strani eventi che accadono a due aspiranti burloni durante un training per riservisti. The Ghost Bride parla di un uomo che chiede aiuto al mondo degli spiriti per fare fortuna. Gli autori, scarsamente ispirati, tentano di spremere qualche goccia di linfa in più dagli episodi di Where Got Ghost, la “commedia horror” diretta da Boris Boo e Jack Neo nel 2009. Nonostante i difetti, al pubblico il film è piaciuto, tanto da incassare 1,43 milioni di dollari singaporesi (1,13 milioni di dollari USA) al botteghino locale.
Anche Homecoming di Lee Thean-jeen, primo film prodotto dalla Homerun Asia di proprietà dell’ex amministratore delegato della Raintree Pictures, Daniel Yun, ha superato il milione di dollari di incasso, con 1,38 milioni di dollari singaporesi (1,1 milioni di dollari USA). Si tratta di una commedia, uscita in occasione del Capodanno cinese, realizzata in coproduzione con il regista-divo del cinema singaporese Jack Neo (della J-Team Productions) e con la Double Vision malese. La trama ruota intorno ad alcuni personaggi i quali si accorgono che la strada che dovrebbe condurli alla cena per l’annuale riunione di famiglia è tutt’altro che scorrevole. Tra di essi figura anche Neo en travesti, nei panni di Karen, una madre di mezz’età che affronta con il figlio un viaggio allucinante per andare da Singapore in Malaysia, per la riunione di famiglia.
A quanto pare, nel 2011 esercito e fantasmi andavano di moda, come prova 23:59, un film dell’orrore di Gilbert Chan prodotto dalla Gorylah Pictures di Eric Khoo e dalla Clover Films. Ambientato in un campo di addestramento militare su un’isola deserta, il film trae ispirazione dalle inquietanti storie vere che i coscritti si raccontano la notte per superare la noia e l’ansia collettiva. La trama poco convincente di 23:59 è incentrata sullo spirito di una donna che, a quanto si dice, sarebbe morta sull’isola un minuto prima di mezzanotte, e che torna per vendicarsi sui giovani soldati. Quando una recluta, che convinta di essere la prossima vittima, viene trovata morta, il suo amico decide di indagare. Il film, uscito all’inizio di novembre, alla fine dell’anno aveva incassato 1,5 milioni di dollari singaporesi (1,2 milioni di dollari USA), piazzandosi subito dopo il primo in classifica, It’s a Great, Great World. Un altro successo a sorpresa è stato Already Famous di Michelle Chong, in cui la regista, al suo primo lungometraggio, interpreta anche la protagonista, una ragazza malese di provincia che sogna di diventare una star a Singapore. Il film è uscito il primo dicembre e, a fine mese, aveva raggiunto i livelli dei migliori film nazionali dell’anno, incassando 1, 26 milioni di dollari singaporesi (1 milione di dollari USA).
Il crescente interesse per le produzioni nazionali non è sfuggito ai critici locali. Uno di loro ha dichiarato: “Finalmente è successo. Nel 2011 il pubblico di Singapore è accorso in massa a sostenere i nostri autori“. Anche se i blockbuster hollywoodiani e hongkonghesi dominano ancora gli schermi di Singapore, ben venga la crescente consapevolezza della produzione nazionale da parte del pubblico. Purtroppo il film d’autore Tatsumi di Khoo, indubbiamente il miglior film del 2011, è stato praticamente ignorato dal pubblico di massa e ha incassato soltanto 12.600 dollari statunitensi (10.000 dollari USA).
Bisogna considerare che la vicina Malaysia offre ai registi singaporesi non soltanto il paesaggio naturale che a Singapore manca, ma anche manodopera più a buon mercato e un know-how sempre più professionale. Alcuni singaporesi sanno anche parlare in Bahasa Malaysia. Così, il numero di coproduzioni tra Singapore e i paesi vicini, come Homecoming e 23:59, è in aumento. Questa cooperazione poggia sulle comuni radici storiche e culturali dei due paesi. Attualmente, Singapore e Malaysia stanno mettendo a punto un trattato di coproduzione che dovrebbe essere pronto nel 2012.
La produzione cinematografica di Singapore si divide in due linee principali, il cinema mainstream e il cinema d’autore. Si tratta di un fenomeno culturale riscontrato in tutto il mondo, ma a Singapore la separazione tra le due tendenze sembra essere particolarmente netta. Mentre i film mainstream tendono a essere radicati nella sensibilità locale, restando all’interno dei collaudati generi dell’horror e della commedia, i film alternativi raccontano le loro vicende attraverso film drammatici, documentari e d’animazione, ricevendo il plauso e l’apprezzamento del pubblico più all’estero che in patria.
Questa separazione riflette anche le preferenze del pubblico locale. Per migliorare questo stato di cose ci vorrebbero dei cinema d’essai dedicati, con una programmazione di qualità e una promozione vigorosa. Invece, si va esattamente nella direzione opposta. In centro, il Sinema Old School, dedicato a film locali e non mainstream, ha chiuso i battenti nel dicembre 2011, dopo soli quattro anni di attività. Le sale dedicate ai film d’autore dei due principali operatori commerciali di Singapore, Cinema Europa (Golden Village) e The Picturehouse (Cathay), hanno silenziosamente ridimensionato il loro profilo, la politica di programmazione e di promozione.
La 24° edizione del Singapore Film Festival (SIFF), tradizionalmente una delle fonti più importanti per la programmazione di qualità e la diversità del Paese, è stata spostata a settembre 2011 e i vertici sono cambiati. Hamish Brown e Quek Kon Hui hanno affiancato il fondatore del festival Geoff Malone come nuovi direttori del festival. Sono stati presentati 144 lungometraggi (rispetto agli 87 del 2010). Il programma è stato generalmente apprezzato, ma l’organizzazione, piena di difetti, è stata aspramente criticata, sia nei media sia in privato.
Una delle sezioni del 24° SIFF che ha riscosso maggiore successo è Singapore Panorama. Otto su nove dei film presentati hanno registrato il tutto esaurito. Tra questi, Ignore All Detour Signs di Helmi Ali e Razin Ramzi, un documentario musicale che racconta le battaglie del gruppo locale I Am David Sparkle nel superare gli ostacoli, finanziari e non, per potersi esibire al South by Southwest Music Festival 2009 in Texas.
Twittamentary di Tan Siok Siok va oltre: è un documentario innovativo, realizzato negli Stati Uniti, che riguarda la piattaforma di microblogging e social media Twitter, e il suo impatto sulla vita degli utenti. Ma è anche un esperimento di film-Twitter, visto che le storie, i personaggi e la troupe sono stati tutti acquisiti via Twitter, e persino la narrazione è stata modulata attraverso i feedback su Twitter a proiezioni beta.
Where the Road Meets the Sun è un altro film indipendente realizzato negli Stati Uniti: Yong Mun Chee ha ambientato la sua opera prima in California, a Los Angeles, dove vive attualmente. La storia presenta le vite incrociate di quattro uomini diversi per background e cultura: un newyorkese sradicato, un gangster giapponese, un lavoratore illegale messicano e un playboy inglese, tutti alloggiati in un albergo malandato.
Il 2011 ha anche visto la nascita di una nuova impresa, il Southeast Asian Film Festival (SEAFF), curato e organizzato da Philip Cheah e Teo Swee Leng, ex direttori del SIFF, sotto l’egida del Singapore Art Museum (SAM). La seconda edizione del SEAFF (dal 2 al 31 Marzo 2012), dedicata a Singapore e al Sudest asiatico, ha presentato venti opere stimolanti di cineasti affermati o emergenti del Sudest asiatico, focalizzandosi più sulla qualità che sulla quantità.
Un’altra buona notizia per l’industria cinematografica di Singapore viene dall’annuncio, da parte della Media Development Authority (MDA) della razionalizzazione dei programmi di finanziamento, passati dagli attuali 46 a soli 5. I nuovi meccanismi di finanziamento coprono l’assistenza allo sviluppo, la produzione, il marketing, il sostegno ai nuovi talenti e lo sviluppo dell’impresa, e il sistema verrà applicato a tutti i settori dei media. Particolarmente significativa è la decisione del governo di passare dalla pratica del co-investimento alla concessione di sovvenzioni, nell’auspicio che questa soluzione consenta un migliore sviluppo dei contenuti e aiuti le imprese a essere pienamente proprietarie del loro lavoro: di conseguenza, qualsiasi profitto venga realizzato non deve essere condiviso con il MDA.
Il 2012, l’anno del Dragone, si è aperto con l’uscita di due lungometraggi. We Not Naughty (Hai zi bu huai) di Jack Neo, coprodotto da Singapore e Malaysia, è una commedia drammatica su due buoni amici alle prese con problemi a scuola, in casa e con la polizia. La trama è strutturata secondo la collaudata “formula Neo”: una miscela di melodramma, commedia e didatticismo, denigrata dalla critica ma comunque di successo al botteghino. Uscito il 19 gennaio, in quattro settimane il film ha incassato 2 milioni di dollari di Singapore (1,6 milioni di dollari USA). Il secondo lungometraggio, Dance Dance Dragon (Long zhong wu), diretto da Kat Goh e prodotto dalla Boku Film di Kelvin Tong insieme alla Raintree Pictures, è una commedia di situazione per famiglie, incentrata sul desiderio di una nonna di avere un nipotino. Dance ha incassato 1,1 milioni di dollari singaporesi (875.000 dollari USA) in 24 giorni.
(Tasso di cambio a Febbraio 2012: 1 dollaro di Singapore = 0,794527 dollari USA)
Yvonne Ng Uhde and Jan Uhde