In apparenza, per il cinema di Singapore il 2022 è stato un anno come tutti gli altri. Jack Neo ha continuato a regnare incontrastato sul botteghino locale con due spin-off della popolarissima serie Ah Boys to Men. Il primo, Ah Girls Go Army, è uscito in sala in febbraio, in occasione del Capodanno lunare. La critica non lo ha amato, e un celebre recensore lo ha persino definito “divertente come un test Covid positivo”; tuttavia, in soli sei giorni dalla data di uscita il film ha registrato un incasso di oltre un milione di dollari di Singapore. Secondo la stessa strategia distributiva già sperimentata con la serie Long Long Time Ago, è stato annunciato quasi immediatamente un secondo episodio: il film, Ah Girls Go Army Again, è uscito in giugno e ha avuto lo stesso successo del suo predecessore.
Nel mese di maggio, una retrospettiva di 13 film dedicata dall’Asian Film Archive all’amatissimo comico Mat Sentol ha provocato un ampio dibattito sulla natura dei film commerciali. Mat Sentol, nome d’arte di Abdul Rasip Yahya, ha avuto una carriera ricchissima come attore, regista, illustratore, scenografo, sceneggiatore, cantautore e artista di effetti speciali. Ha lavorato specialmente per la Cathay-Keris dalla fine degli anni Cinquanta fino agli anni Settanta, quando lo studio ha chiuso il reparto di produzione cinematografica. Attraverso i film da lui diretti e interpretati, Mat Sentol ha sviluppato il personaggio di un adorabile mascalzone, simile a un incrocio tra Bugs Bunny e Harpo Marx, con qualcosa che ricorda il comico slapstick Charley Bowers.
Per quanto i film di Mat Sentol siano composti in larga misura da momenti di comicità grossa, capitomboli e inseguimenti che ricordano le scenette di Benny Hill, ci sono alcuni elementi davvero interessanti. Due film in particolare ci consentono di farci un’idea dell’ispirata follia di Mat Sentol: Mat Bond (1967), una bizzarra parodia del fenomeno James Bond, e Mat Karang Guni (1971), in cui le solite folli buffonate sono sostenute da una sceneggiatura credibile e da un climax quasi surreale. Si-Murai (1968), in cui Mat Sentol è attore non protagonista e si fa dirigere dal collega Nordin Ahmad, anche lui idolo delle matinée passato poi dietro la macchina da presa, si è rivelato una vera chicca per il passato cinematografico di Singapore. Il film è un figlio naturale sui generis del racconto folcloristico tradizionale malese mischiato ai luoghi comuni jidaigeki dei samurai giapponesi e a una brillante imitazione del genere tokusatsu (effetti speciali), allora in piena espansione all’interno dell’industria nipponica dei media.
Mat Sentol si è attenuto a ciò che conosceva meglio, poiché era prima di tutto un intrattenitore. Anche Jack Neo ha iniziato la sua carriera come showman, ed è diventato famosissimo a Singapore grazie al suo programma televisivo settimanale; quando ha iniziato a girare film, ha fatto quello che sapeva fare meglio, sforzandosi di intrattenere un pubblico il più vasto possibile. Solo il tempo dirà se il suo genere di intrattenimento riuscirà a sopravvivere alle ingiurie del tempo e alle variazioni del gusto.
#LookAtMe di Ken Kwek è stato presentato in anteprima al New York Asian Film Festival lo scorso luglio, e ha ricevuto un’accoglienza calorosa. I film di Kwek mettono in primo piano tematiche sociali complesse, spesso in un modo satirico altamente stilizzato. In quest’ultimo film, due gemelli diffondono tramite un vlog i sermoni omofobi predicati dal pastore di un’enorme chiesa evangelica. Uno dei due ci guadagna una bella causa per diffamazione e la condanna a una pena detentiva per aver violato le leggi di Singapore “ferendo i sentimenti religiosi” e “diffondendo notizie false”.
Il film avrebbe dovuto essere presentato all’interno della sezione “Singapore Panorama” del Singapore International Film Festival nel corso dell’anno, ma non ha ricevuto il nullaosta della censura, cosa che di fatto rende impossibile che sia distribuito in sala a Singapore nel prossimo futuro. Le autorità statali sostengono che il film contenga “il potenziale per creare ostilità e divisioni sociali”, che la descrizione del pastore “faccia pensare a un vero pastore di Singapore” e che le accuse possano essere “percepite come offensive, diffamatorie e contrarie alla Legge sul Mantenimento dell’Armonia Religiosa”. Diversamente dal suo personaggio, però, Kwek non non è finito né in tribunale né in carcere.
Il Singapore International Film Festival ha sostenuto #LookAtMe e ha inserito il film nel programma, sebbene fosse contrassegnato come non disponibile per la proiezione. Il festival continua a rappresentare una rampa di lancio per quei film realizzati a Singapore che stentano a ricevere l’attenzione dei circuiti cinematografici commerciali. Cinque lungometraggi facevano parte della sezione “Singapore Panorama”: Absent Smile, affettuoso ritratto dei genitori tracciato dall’artista visivo John Clang; Boom di Derrick Chew, un adattamento cinematografico dell’omonima opera teatrale del drammaturgo locale Jean Tay; Before Life After Death, sommesso dramma del regista esordiente di lungometraggi narrativi Anshul Tiwari; Geylang, un thriller poliziesco che segna il ritorno alla regia di Boi Kwong; e infine Baby Queen, un documentario che racconta la vita dell’emergente drag queen Opera Tang, diretto da Lei Yuan Bing.
Baby Queen è il quinto lungometraggio di Lei. Dal suo primo film, White Days (2009), fino a 03-Flats (2014) e I Dream of Singapore (2019), Lei ha saputo creare scorci indelebili degli aspetti più marginali e ordinari della società di Singapore. Sia che documentino la difficile situazione di un lavoratore straniero bloccato a Singapore, o che catturino le chiacchiere tra amici che lavorano come attori, le sue immagini rifuggono l’approccio documentaristico classico per presentare informazioni. Così facendo, il regista concede allo spettatore la libertà di trovare da sé la propria risposta.
Come accennavamo all’inizio, nel complesso questo resoconto sul cinema di Singapore è piuttosto ripetitivo: i successi al botteghino di Jack Neo, il divieto di un’opera e le uscite di titoli presentati ai festival. C’è, però, un film del 2022 che ha un qualcosa in più. L’opera prima di He Shuming, Ajoomma, una coproduzione tra Singapore e Corea del Sud, è stata presentata in anteprima al 27° Busan International Film Festival lo scorso ottobre. Si tratta del racconto commovente del viaggio di una donna verso la scoperta di sé e l’accettazione della propria vita, che coniuga felicemente appeal commerciale e confezione raffinata dando vita a una formula vincente, intrisa di sentimenti autentici per i suoi personaggi. Il film si destreggia abilmente tra assecondare le aspettative del pubblico di massa ed esprimere con compassione il viaggio della protagonista. Ed è esattamente questo che distingue Ajoomma dagli altri film di Singapore del 2022.
Nel momento in cui scriviamo, il 2023 ha registrato l’uscita in sala del primo film di mostri di Singapore, Circle Line; mentre un’altra opera prima, Tomorrow Is a Long While di Jow Zhi Wei, è stato presentato alla Berlinale. Scopriremo il destino di questi film il prossimo anno!
Warren Sin