Nel 2022, solo a dicembre le sale cinematografiche filippine hanno potuto vedere un certo dinamismo del cinema locale. Questo perché l’annuale Metro Manila Film Festival (MMFF) si è tenuto in presenza, nelle sale di tutto il paese, per la seconda volta soltanto dall’inizio della pandemia. Ma al di là del MMFF, il cinema filippino aveva già mostrato segni di ringiovanimento post lockdown, con Dolly De Leon celebrata a Cannes, il Cinemalaya Independent Film Festival tornato alle proiezioni in presenza e tanta nuova vitalità scaturita dai numerosi cortometraggi che hanno mantenuto vivo l’interesse del pubblico, mentre i lungometraggi sono stati rarissimi.
Nell’anno in cui il governo filippino ha abbandonato le mascherine come protezione minima contro il Covid-19 (sebbene la maggior parte dei filippini preferisca indossarle ancora, come ha rivelato un sondaggio governativo), le sale cinematografiche locali hanno potuto contare su di un flusso costante di spettatori. Doctor Strange nel Multiverso della Follia, uscito a maggio, è diventato in poco tempo il film più redditizio del 2022 nelle Filippine, con un incasso pari a 5.328.592 di dollari statunitensi nel weekend di apertura. Altri film del Marvel Cinematic Universe, tra cui Thor: Love and Thunder e Wakanda Forever, hanno fatto altrettanto. Quando l’annuale Metro Manila Film Festival ha invaso le sale alla fine dell’anno, il pubblico era così affamato di nuovi film filippini che non fossero quelli disponibili in streaming che il festival ha incassato complessivamente 500 milioni di pesos filippini (9.104.325 US$). Secondo una stima non ufficiale, il film di maggior incasso del festival, l’horror Deleter, ha guadagnato 234 milioni di ₱ (4.260.122 US$).
Sembra che il film filippino di maggior incasso dell’anno sia Maid in Malacañang, un prodotto di propaganda che ripulisce l’immagine dei Marcos (il cui figlio, Ferdinand Jr., è attualmente presidente del paese e ha vinto con un margine significativo sugli altri candidati). “Sembra”, perché il sito Wikipedia stesso riporta il conteggio degli incassi al botteghino (750.000.000 ₱ o 41.275.500 US$) come provenienti da “fonte inattendibile?”.
Anche prima che, a settembre, il presidente dichiarasse che le mascherine andavano utilizzate solo su base volontaria, il cinema filippino si stava rimettendo in sesto. Un flusso costante di film disponibili online – con Vivamax che continua a sfornarne la maggior parte, facendone uscire almeno tre al mese, anche se pochi di essi sono degni di nota – ha tenuto occupati una bella fetta di attori e registi. I festival cinematografici erano vivaci e in piena espansione, desiderosi di prendersi la rivincita sulla pandemia. Le proiezioni del sempre molto frequentato Cinemalaya Independent Film Festival si sono tenute in presenza per la prima volta dall’inizio della pandemia e vi hanno partecipato nuovi lungometraggi, dopo che dal 2020 erano stati proiettati solo cortometraggi online. Il QCinema International Film Festival ha continuato a mettere insieme alcuni dei titoli migliori del Sud-est asiatico con i film internazionali più apprezzati dai grandi festival come Cannes, Berlino, Locarno, ecc. Fuori da Metro Manila, il Ngilnig Asian Fantastic Film Festival di Davao City ha presentato alcuni dei migliori film di genere filippini, vecchi e nuovi, e ha svelato tutta una serie di cortometraggi di entusiasmanti registi locali.
Ma nel 2022 è emerso chiaramente quanti cineasti abbiano scelto di avventurarsi nel territorio delle miniserie. La società di produzione Project8 Films dei registi Antoinette Jadaone e Dan Villegas ha prodotto diverse serie televisive, tutte apparse su diverse piattaforme di streaming online, tra cui la commedia sexy di successo The Kangks Show (diretta da Jadaone), la serie di formazione The Seniors, il dramma sportivo Suntok sa Buwan (con diversi episodi diretti da Villegas), la storia d’amore lesbico Sleep with Me (diretto da Samantha Lee), e persino un reality su una competizione tra drag queen chiamato Drag Den, diretto dal regista Rod Singh e condotto da Manila Luzon, che faceva parte del cast di Drag Race.
In un’intervista, Jadaone ha rivelato di avere proposto sia film che serie alle piattaforme OTT, ma che queste ultime hanno approvato più le serie che i film. Per registi come Jadaone, in tempi di magra, era solo un modo come un altro per raccontare storie. Alla domanda su quale fosse la differenza tra la produzione di film e quella delle serie, la regista ha risposto che, sebbene entrambi raccontino storie, sono mezzi e mondi diversi. In precedenza, la loro unica esperienza e contatto con la serialità era rappresentato dai teleseryes, spettacoli quotidiani che non avevano finali pianificati. La produzione di miniserie è stata quindi una sfida stimolante e gradita.
In una cultura che ha dimestichezza solo con trasmissioni che sembrano in tutto e per tutto delle soap opera (alcuni hanno fino a mille episodi e vengono trasmessi quotidianamente), il concetto di miniserie è nuovo. Tutto può cambiare: i protagonisti, il numero di giorni di riprese e il coinvolgimento degli spettatori.
Come ha affermato Jadaone, “Allora non esisteva [nelle Filippine] la figura dello showrunner, per cui abbiamo dovuto adattarci e imparare. Da parte mia, ho dovuto apprendere il linguaggio della serialità, conoscere il mezzo. Ho guardato molte serie e assistito a masterclass, ho fatto molte ricerche. È difficile produrre contemporaneamente film e miniserie, soprattutto per i budget limitati disponibili qui nelle Filippine. Ma è sempre stata una grande esperienza collaborare con registi e scrittori diversi, affrontando storie e problemi distinti. Sono media differenti, ma è sempre la stessa cosa: se si segue la visione del regista non si sbaglia mai”.
Dato che i drammi coreani sono già diventati un vero e proprio fenomeno di costume nelle Filippine, non si potrebbero introdurre drammi televisivi più brevi? L’accoglienza che è stata tributata alla serie Project 8 Projects potrebbe essere un valido spunto. The Kangks Show ha avuto un successo straordinario online e con le serie di reality come Drag Den e Drag Race Philippines, che è andato in onda per primo, si è creato un pubblico dedicato e appassionato che segue lo spettacolo e i suoi concorrenti in ogni fase del percorso.
Ma questo non significa che i produttori si limitino a guardare i loro laptop e i loro schermi televisivi quando si tratta di produrre la prossima grande novità. Nel novembre 2022 la casa di produzione Star Cinema ha annunciato il ritorno delle produzioni in grande stile per gli schermi cinematografici, con An Inconvenient Love, veicolo per una nuova coppia romantica diretto dal giovane regista Petersen Vargas. Vargas aveva già ottenuto riconoscimenti nel circuito dei festival cinematografici indipendenti, tra cui il premio per il miglior regista al Cinemalaya Independent Film Festival nel 2014 per un cortometraggio su un giovane amore gay non corrisposto (Geography Lessons). I protagonisti di An Inconvenient Love, Belle Mariano e Donnie Pangilinan, sono stati annunciati come esempio della nuova generazione di coppie romantiche, che sono sempre state una carta vincente al botteghino. Il film si è fatto strada arrivando a un incasso di 15 milioni di ₱ (272.737 US$) e quando è sbarcato su Netflix, nel febbraio 2023, era già entrato nella top ten dei film filippini.
L’altra grande scommessa di Star Cinema è Partners in Crime, che ha partecipato al Metro Manila Film Festival ed è interpretato dal beniamino del pubblico della scuderia Star, Vice Ganda, e da Ivana Alawi, nei panni di due ex innamorati coinvolti in un delitto. Il film è diretto dalla regista di successo Cathy Garcia Molina e ha incassato 171 milioni di ₱ (3.109.260 US$) – anche se è stato superato dal campione d’incassi del MMFF, l’horror Deleter, che ha vinto il premio per il miglior film e ha anche potuto contare su una solida campagna da parte dei fan della diva Nadine Lustre. Secondo i dati raccolti, a fine tenitura avrebbe incassato fino a 249 milioni di ₱ (4.182.046 US$).
All’inizio del 2022 il Cinemalaya Independent Film Festival, finalmente con proiezioni in presenza, è tornato a presentare lungometraggi in concorso, dopo essere stato per diversi anni un festival riservato ai cortometraggi. L’affezionato pubblico di appassionati di cinema e studenti è accorso con entusiasmo al Centro Culturale delle Filippine per le proiezioni, cercando di riportare al festival del cinema la magia dell’epoca pre-pandemia. L’edizione di quest’anno ha fatto scoprire delle vere e proprie gemme realizzate da una nuova generazione di cineasti, come Anna Isabelle Matutina, che ha diretto il dramma sui diritti delle donne 12 Weeks; Ma-an L. Asuncion-Dagñalan con l’avvincente thriller Blue Room; e Christian Paolo Lat con il dramma familiare-sportivo Ginhawa.
Festival cinematografici come Cinemalaya, Ngilnig Asian Fantastic Film Festival a Davao (che celebra il cinema di genere, in particolare horror e fantasy ed è uno dei rari festival cinematografici di alto profilo al di fuori di Metro Manila) e QCinema International Film Festival, dimostrano quanto i cortometraggi siano diventati la linfa vitale del cinema filippino. Relativamente più facili da produrre, questi cortometraggi hanno ampliato gli orizzonti dei cineasti emergenti, anche di quelli famosi, gareggiando testa a testa con i lungometraggi usciti nel 2022.
Tra di essi spiccano Bold Eagle di Whammy Alcazaren, una miscela stravagante tra mito di Marcos e vite sessuali alternative online; The Headhunter’s Daughter di Don Josephus Raphael Eblahan, l’affascinante viaggio di una ragazza indigena con grandi sogni (il cortometraggio ha vinto il gran premio della giuria per i cortometraggi al festival di Sundance 2022); Rambutan di Shayla Claire Perales, dove un umile frutto rappresenta metaforicamente il virus del Covid-19 e la follia che ne è derivata; e Mga Tigre ng Infanta (“The Tigers of Infanta”) di Rocky De Guzman Morilla, un film horror abilmente realizzato che ha tutte le carte in regola per diventare un lungometraggio di grande successo, e presenta un cameo dell’incontestabile diva e avatar del cinema filippino Dolly De Leon, che incarna l’immagine eccelsa del cinema locale nel 2023. La sua interpretazione, che buca lo schermo, nella seconda parte di Triangle of Sadness di Ruben Östlund ha dimostrato la sua ineccepibile bravura in un ruolo che senza volerlo rappresenta le difficoltà dei filippini che lavorano all’estero.
Il cammino percorso da De Leon è stato lungo e difficile, e l’attrice è stata sul punto di mollare perché il cinema e la televisione le offrivano solo ruoli minori. Prima di Triangle of Sadness, forse la sua interpretazione più significativa è 7 Days of Hell, il contributo di Erik Matti alla seconda stagione di Folklore, antologia horror del Sud-est asiatico targata HBO. Guardare De Leon governare l’inquietante successione di eventi di 7 Days of Hell la dice lunga sulle sue capacità, che nel corso degli anni sono state limitate a pillole e camei. Con De Leon, un’altra persona filippina compare all’improvviso al centro dell’attenzione internazionale, una persona che è riuscita a catturare il pubblico cinematografico globale grazie alle sue candidature come migliore attrice non protagonista ai Golden Globe e ai BAFTA. È sconcertante però che ci sia voluto un film svedese perché gran parte dell’industria apprezzasse De Leon come attrice. Non solo: ci è voluta una nomination ai Golden Globe perché la gente si accorgesse davvero di lei.
De Leon non è da sola sotto i riflettori internazionali. A ben guardare, ci sono altri connazionali che dimostrano quanto il cinema filippino si stia spingendo ben oltre i film commerciali che piacciono al pubblico o i controversi film di propaganda. C’è Chai Fonacier che fa furore in Nocebo – film filippino nonostante sia una coproduzione irlandese – al fianco di Eva Green e Mark Strong; ci sono Soliman Cruz e Bart Guingona in To the North di Mihai Mincan, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia; c’è Stefanie Ariane nello studio sull’eutanasia di Chie Hayakawa, Plan 75, che ha ricevuto la menzione speciale della Camera d’Or a Cannes; c’è la versione restaurata di Mike De Leon di The Rites of May (Itim) presentata a Cannes, e una grande retrospettiva sulla sua opera è stata organizzata dal Museum of Modern Art di New York; e infine Lav Diaz che è tornato a Venezia con When the Waves Are Gone.
Il programma cinematografico itinerante “The Kalampag Tracking Agency: 30 Years of Experimental Film & Video from the Philippines”, curato da Merv Espina e Shireen Seno, è stato proiettato in diverse parti del mondo e Leonor Will Never Die (un film molto amato dai fan ma che non ha avuto una grande distribuzione in sala nelle Filippine, ed è stato presentato solo in cineteche selezionate) è stato candidato come miglior film internazionale ai Film Independent Spirit Awards.
Ci sono anche registi filippini che lavorano dietro le quinte in film internazionali, come Bianca Balbuena che ha coprodotto Nocebo; Alemberg Ang e Will Fredo per la produzione di Plan 75; e Armi Rae Cacanindin che ha coprodotto Autobiography, premiato con il Premio FIPRESCI alla Mostra di Venezia, il cui montatore è Carlo Francisco Manatad. Cacanindin ha anche coprodotto il film thailandese Arnold Is a Model Student, presentato a Locarno.
Sempre sul fronte internazionale, quest’anno Netflix ha iniziato a trasmettere alcuni classici filippini restaurati, in collaborazione con l’instancabile dipartimento di restauro cinematografico dell’ABS-CBN. Tra i titoli da ricordare ci sono Oro Plata Mata di Peque Gallaga, Himala (Miracle) di Ishmael Bernal, Markova: Comfort Gay di Gil Portes e Feng Shui, il moderno horror classico di Chito S. Roño. Attraverso la piattaforma di streaming, questi film possono essere scoperti (e riscoperti) dal pubblico, vecchio e nuovo, mantenendo viva la loro eredità.
Il restauro cinematografico è ancora un processo lento nelle Filippine, concluso solo per una manciata di titoli. Mike De Leon è riuscito a restaurare la maggior parte dei suoi film per la realizzazione di un cofanetto di otto film in Blu-ray, tra i quali In the Blink of an Eye (Kisapmata), Batch ‘81 e anche il cortometraggio Paradise Is Not Shared (Aliwan Paradise). Il cofanetto è disponibile attraverso il distributore francese Carlotta Films. Anche FPJ Archives, che custodisce i film dell’iconico attore d’azione Fernando Poe Jr., sta lavorando al restauro delle proprie pellicole.
Cosa c’è da aspettarsi invece quest’anno? Kenneth Dagatan ha iniziato il 2023 con In My Mother’s Skin, un horror ambientato nel passato, che è riuscito a ottenere l’acquisizione da parte di Amazon ancor prima della presentazione ufficiale al Sundance Film Festival. La Metro Manila Development Authority è stata talmente incoraggiata dal successo del MMFF 2022 che alla fine ha approvato l’organizzazione di un’edizione estiva, composta da otto film. Degno di nota è About Us but Not About Us di Jun Robles Lana, che ha già partecipato a numerosi festival cinematografici, tra cui il Tallinn Black Nights Film Festival. Fa ben sperare anche Here Comes the Groom di Chris Martinez, sequel dell’esilarante film corale su uno scambio di corpi Here Comes the Bride (2010). Il 2023 si annuncia già come un anno florido per il cinema filippino.
Don Jaucian