Mentre la gran parte dei mercati cinematografici di tutto il mondo stavano attraversando un periodo nerissimo, per il Vietnam il 2021 era iniziato bene. Il fenomeno Dad, I’m Sorry (Bo Gia) ha infranto tutti i record precedenti al box office stabilendo un primato, con un incasso di 420 miliardi di dong (VND) e oltre 4,5 milioni di biglietti venduti. Ad aprile però la situazione si è disastrosamente capovolta, con il Covid che si è improvvisamente abbattuto sul Vietnam; fino ad allora il paese era stato più o meno libero dal virus grazie a rigidi controlli alle frontiere. Le sale hanno chiuso i battenti e i film sono stati messi da parte per tempi migliori.
C’erano forti speranze che nel 2022 si sarebbe tornati alla normalità e che il cinema vietnamita potesse recuperare la sua crescita vigorosa, anche se, all’inizio dello scorso anno, alcune province continuavano a mantenere i cinema chiusi – compresa Hanoi, la capitale, nonché seconda città del Vietnam per dimensioni. Il Têt (vale a dire le vacanze per il Capodanno lunare), che è solitamente il periodo più redditizio per il cinema locale, per la prima volta negli ultimi anni non è riuscito ad attirare in sala il pubblico, anche se i film locali in programmazione sembravano una scommessa sicura.
Una delle proposte più importanti, a lungo rimandata, era la commedia fantasy per ragazzi (e quindi orientata alle famiglie) The Adventures of Trang Ti (Trang Ti Phieu Luu Ky) di Phan Gia Nhật Linh che, da regista o produttore, aveva già realizzato una bella sfilza di successi basati su pellicole coreane. Purtroppo il film, che contiene una quantità di effetti visuali raramente presente nel cinema vietnamita, ha fatto cilecca, a causa di una campagna di marketing a singhiozzo e a una diatriba tra l’autore e il suo editore in merito ai diritti del libro a fumetti dal quale era tratto il film.
L’altro contendente era A Hundred Billion Keys (Chia Khoa Tram Ty), una commedia d’azione tratta dal film coreano Luck-key, a sua volta remake di una pellicola giapponese. Il film, pur essendo diventato il campione al botteghino per le vacanze del Capodanno lunare, ha avuto un risultato inferiore alle aspettative, e ha incassato solamente 65 miliardi di VND.
Poco dopo, con la riapertura dei multisala in tutto il paese, il pubblico ha assistito alla battaglia tra due pellicole che rappresentavano due generi diversi, entrambi molto in voga nel cinema commerciale locale: l’horror e il thriller erotico-chic. I film del secondo tipo, spesso definiti dagli addetti ai lavori “i film delle gambe lunghe”, rappresentano un genere ben consolidato in Vietnam.
Il film horror Vietnamese Horror Story (Chuyện Ma Gần Nhà) si è rivelato un successone e ha infranto ogni record nelle prevendite. Diretto da Tran Huu Tan, questo film antologico non solo è stato altamente remunerativo, ma ha anche dimostrato che le produzioni locali sono in grado di competere con le industrie del cinema di altri paesi asiatici per quanto riguarda gli horror, che è uno dei generi preferiti del pubblico vietnamita. Il titolo è stato anche venduto, oltre che nei soliti territori di esportazione d’oltreoceano caratterizzati dalla presenza di un’ampia comunità vietnamita, anche in qualche altro paese.
Il thriller erotico Naked Truth (Bẫy Ngọt Ngào), ambientato tra i ricchi e affascinanti esponenti dell’alta società di Saigon, è stato distribuito in sala lo stesso giorno, ma nonostante esibisse begli attori, macchine di grossa cilindrata ed edifici costosi, non è riuscito a superare la soglia dei 100 miliardi di VND (corrispondenti a circa un milione di biglietti venduti).
Più tardi nel corso dell’anno, è uscito un altro thriller erotico-chic, Girl from the Past (Cô Gái Từ Quá Khứ), nel quale una celebrità con un segreto nel proprio passato deve confrontarsi con una misteriosa amica d’infanzia. Anche questa pellicola, però, malgrado fosse sostenuta da un cast famoso, abiti di marca e la presenza di diverse Maserati (l’inserimento di prodotti a fini pubblicitari non è cosa da poco nel cinema vietnamita), non è andata bene e alla fine ha incassato solo 53 miliardi di VND.
Altra delusione al box office è stato Extreme Easy Job (Nghề Siêu Dễ), adattamento vietnamita del successone coreano Extreme Job, distribuito in primavera. La versione locale di questa commedia su poliziotti sotto copertura sostituisce il pollo fritto con il cơm tấm, un piatto tipico del Vietnam meridionale fatto con riso spezzato e maiale alla griglia. Con un incasso di 68 miliardi di VND al botteghino locale, il risultato è stato ancora una volta al di sotto delle aspettative e ha insinuato nell’industria del cinema vietnamita dubbi in merito alla formula che prevede la ripresa di successi coreani.
È su questo modello che si è basata la costruzione del settore cinematografico privato in Vietnam da quando le autorità governative hanno messo fine al monopolio di stato sulla produzione e la realizzazione di film, verso la metà del primo decennio Duemila. Le conglomerate coreane dello spettacolo si sono subito affrettate a investire nella nazione del Sud-est asiatico con una popolazione di quasi 100 milioni di persone, e ora dominano il settore distributivo e quello degli esercenti, ma sono anche, in minor parte, coinvolte nella produzione.
Una tendenza di rilievo è quella che di recente gli attori e i cantanti thailandesi godono di un importante seguito tra il pubblico femminile vietnamita; non appare quindi sorprendente che alcuni produttori abbiano cercato di giocare la carta degli idoli thai, e abbiano fatto uscire quest’anno due commedie romantiche con un rubacuori thailandese nel ruolo dell’oggetto d’amore: Bookworm Beauty (Mỹ Nhân Thần Sách) e Side Seeing (Là Mây Trên Bầu Trời Của Ai Đó). Entrambe sono state un fiasco totale al botteghino.
Altro insuccesso al box office è stato il film d’azione ad alto budget 578: Phát Đạn Của Kẻ Điên, che presentava nel cast talenti coreani e britannici, ed è stato il candidato ufficiale per il Vietnam agli Oscar.
Vale la pena menzionare, malgrado si tratti di un altro fiasco al botteghino, Maika: The Girl from Another Galaxy (Maika – Cô Bé Đến Từ Hành Tinh Khác) di Ham Tran, un film presentato in anteprima al Sundance. Maika è una graziosa commedia di fantascienza per ragazzi che trae ispirazione da E.T., I Goonies e dai film di Stephen Chow. Coproduzione tra una società locale e una società americano-vietnamita e liberamente tratto da una serie della televisione cecoslovacca del 1978, Maika è stato finanziato anche dal Ministero della Cultura, in un raro tentativo delle autorità di collaborare con il settore privato.
Anche se il monopolio di stato sulla produzione cinematografica è ormai un ricordo lontano, in Vietnam ci sono ancora alcune società pubbliche che di tanto in tanto finanziano completamente lungometraggi che celebrano i risultati e i successi del Partito o dell’Esercito Popolare Vietnamita. Si tratta di film che raramente raggiungono il circuito commerciale ma che vengono invece proiettati (gratis) durante celebrazioni di varia natura o eventi politici, e che spesso ottengono premi importanti nell’ambito di cerimonie di premiazione locali.
In primavera, The Brilliant Darkness (Đêm Tối Rực Rỡ!) si è rivelato un successo inaspettato, con oltre 200.000 biglietti venduti. Questo film indipendente a basso budget diretto da Aaron Toronto, un americano stabilitosi a Ho Chi Minh City (ex Saigon) e in grado di parlare correntemente la lingua locale, è andato molto oltre le aspettative, con un successo derivato da un buon passaparola. Ambientato durante una veglia funebre, il film inizia come dramma familiare per trasformarsi rapidamente in un teso thriller e, pur essendo passato inosservato dai selezionatori di festival internazionali, è stato il principale vincitore ai Golden Kite Awards (gli Oscar locali) e si è portato a casa diversi premi, tra cui quello per il miglior film. È la prima volta che un regista straniero ha vinto alla grande alla più importante cerimonia di premiazione cinematografica vietnamita.
A giugno, il regista Phan Gia Nhật Linh, autore del summenzionato The Adventures of Trang Ti, ha fatto uscire il suo secondo film dell’anno – a dire il vero si tratta del suo secondo e terzo film messi insieme! Si tratta della sua opera più ambiziosa finora: Linh ha girato un film biografico su Trinh Cong Son, un famoso cantautore che iniziò la sua carriera nel Vietnam del Sud negli anni Sessanta e che viene spesso definito il Bob Dylan del Vietnam per le sue canzoni pacifiste. Son, che ha scritto diverse iconiche canzoni d’amore per le più importanti cantanti locali, era noto anche per la sua tumultuosa vita sentimentale.
Mentre la versione originale, della durata di 136 minuti e chiamata Emvà Trịnh, racconta tutta la vita di Son, la società di produzione ha realizzato in contemporanea una versione decisamente più corta, 95 minuti, intitolata Trịnh Công Sơn e incentrata sulla giovinezza e i primi amori del compositore. Con grande sorpresa di molti, il pubblico ha scelto la versione più lunga, e la versione abbreviata è uscita dalle sale nella seconda settimana di tenitura. Le due versioni del film insieme hanno incassato complessivamente oltre 100 miliardi di VND al botteghino e si è trattato dell’unico film a raggiungere un simile risultato nel 2022.
Il cinema coreano in Vietnam nel 2022 ha raggiunto nuove vette con l’enorme successo di 6/45. In questa commedia, dei soldati coreani sono appostati da entrambi i lati della zona demilitarizzata e combattono per un biglietto vincente della lotteria che il vento ha portato oltre il confine, in Corea del Nord. Con incassi per 181 miliardi di VND (e quasi 2 milioni di biglietti venduti) 6/45 è diventato il film coreano di maggior successo in Vietnam ed è stato sicuramente aiutato dalla buona qualità dei sottotitoli che hanno adattato le battute e il tono dei dialoghi alle specificità regionali vietnamite.
Furies (Thanh Sói: Cúc Dại Trong Đêm), la cui uscita è stata ritardata di quasi un anno, sia a causa di tagli richiesti dal dipartimento del cinema sia da un lungo processo di postproduzione, è stato finalmente lanciato negli ultimi giorni del 2022. Il film è il prequel di Fury, che era stato un grosso successo in Vietnam nel 2019 e che ha poi avuto un’importante seconda vita su Netflix. La pellicola è stata diretta dall’attrice e produttrice Veronica Ngo Thanh Van, già interprete di film come The Rebel e Star Wars: Gli ultimi Jedi.Malgrado le sue spettacolari sequenze di battaglia, un cast tutto al femminile e un’ambiziosa ricostruzione della Saigon di fine anni Ottanta, Furies non ha però trovato un suo pubblico ed ha patito la concorrenza del nuovo Avatar. Ma è possibile che questa pellicola d’azione su ragazze con la pistola rinasca a seconda vita attraverso la piattaforma mondiale di streaming che ne ha acquistato i diritti internazionali.
Comunque l’anno si è concluso su una nota deprimente per il cinema vietnamita, con l’ennesimo film ad alto budget dai risultati al di sotto delle attese. Fortunatamente, il 2023, almeno per quel che riguarda il primo quadrimestre, sembra essere completamente diverso, ma questa è un’altra storia...
Per quanto riguarda il circuito festivaliero internazionale, invece, nel 2022 il Vietnam è andato particolarmente bene. Il documentario The Children of the Mist (Những Đứa Trẻ Trong Sương), che tratta il tema particolarmente delicato del “rapimento della sposa” nella comunità Hmong, è stato invitato a decine di festival e ha goduto di un’ottima distribuzione commerciale a Taiwan, in Thailandia e persino nel Nord America. Grazie al premio ricevuto al Docaviv festival in Israele, questo film d’esordio di Ha Le Diem aveva tutte le carte in regola per candidarsi all’Oscar come miglior documentario ed è riuscito a entrare nella lista dei 15 film preselezionati.
Altri film di rilievo sono Memoryland (Mien kýuc) presentato alla Berlinale, Memento Mori: Water (Memento Mori: Nước) e Glorious Ashes (Tro Tàn Rực Rỡ) che sono entrati in concorso rispettivamente a Busan e a Tokyo.
In Vietnam, l’Hanoi International Film Festival, che una volta si teneva ogni due anni alla stregua del Pyongyang International Film Festival, si è aperto con Jasmine (Hoanhài) il più recente sforzo registico del maestro Dang Nhat Minh. La serata di chiusura del festival ha avuto luogo nel Palazzo dell’Amicizia Sovietico-Vietnamita della Cultura e del Lavoro e il premio Haniff Best Film Award (per il miglior film) è andato al brasiliano Paloma.
Jérémy Segay