L’enorme successo del Metro Manila Film Festival, che ha incassato più di un miliardo di pesos, ha dato al cinema filippino la spinta di cui aveva assoluto bisogno; ma sarà possibile sostenere questo successo anche al di là di questo appuntamento annuale?
Perché andare al cinema?
Da quando sono sbarcati anche nelle Filippine servizi di streaming come Disney+ e Hulu, prima disponibili solo negli Stati Uniti, il pubblico locale ha qualche motivo in più per guardarsi film e programmi tv stando a casa. Perché quindi dovrebbe tornare al cinema, dopo essere stato viziato per anni dai contenuti disponibili online? Per quale tipo di film sarà disposto a spendere i suoi sudati denari (probabilmente i blockbuster) e per quali invece preferirà aspettare che approdino ai servizi di streaming? A giudicare dalle classifiche di Netflix, la risposta sembra essere sempre la stessa: i blockbuster.
Netflix ha addirittura ridotto i prezzi nelle Filippine e offre piani di abbonamento a partire da 149 pesos filippini (circa 2 dollari). Disney+ ha una proposta simile, solo per i dispositivi mobili, a 159, mentre Prime Video inizia da 149. La combinazione tra la passione filippina per gli smartphone e i contenuti accattivanti di queste piattaforme ha trasformato i telefoni cellulari in cinema veri e propri, accessibili con un piano dati decente. Nelle sale cinematografiche vere e proprie, invece, il prezzo dei biglietti è aumentato considerevolmente.
“Ci vuole una ragione molto, molto convincente per persuadere qualcuno a guardarsi un film al cinema invece che a casa”, afferma il produttore Perci Intalan dell’Idea First Company. “Ci deve essere un buon film, con una trama valida, interpretazioni efficaci e una bella fotografia – questi sono dati di fatto. Ma non basta: deve essere un evento. Deve fare scalpore, o deve esserci un’aspettativa sul piano cinematografico, che spinga il pubblico ad avventurarsi nel traffico per andare al cinema, pagare da 300 a 400 pesos [per i biglietti] e trascorrere in sala due preziosissime ore. E come si fa a realizzare tutto questo per ogni singolo film? Beh, vorrei saperlo anch’io”.
I produttori stessi ammettono di competere non solo tra loro, ma anche contro contenuti provenienti dagli Stati Uniti, dal Giappone, dalla Cina e dalla Corea del Sud, e praticamente contro qualsiasi film e serie tv disponibili su qualsivoglia piattaforma di streaming accessibile, e persino contro TikTok, dove gli utenti caricano film piratati suddividendoli in più parti. Ormai questa è la realtà, afferma l’attore e produttore filippino Piolo Pascual, che nel 2023 ha raccolto una sfilza di successi, dalla miniserie di Netflix Replacing Chef Chico al film horror Mallari, finanziato dalla Warner Bros, di cui è anche coproduttore.
In un’intervista alla CNN Philippines Life, Pascual ha dichiarato: “È difficile [ora] perché la concorrenza è globale. Non competiamo solo con film occidentali e contenuti occidentali, ma anche con altri paesi di richiamo più globale. È un bel problema: se non siamo sostenuti dal pubblico non potremo continuare a fare ciò che facciamo, perché, in buona sostanza, ci rimettiamo economicamente”.
Nel corso di una conferenza stampa, il produttore Joji Alonzo ha rivelato che nel 2023 i film filippini hanno incassato solamente tra i 2 e i 12 milioni di pesos (da 35.000 a 213.000 dollari circa), dato piuttosto sconfortante se si considerano gli alti costi di produzione. “Ma l’industria cinematografica è uno dei comparti che più hanno risentito della pandemia: non solo la gente si è allontanata dalle sale cinematografiche, ma i costi di produzione sono aumentati del 35%”, ha dichiarato Alonzo in un servizio di Rappler.Un jackpot da un miliardo di pesos.
Il dibattito su costi di produzione e prezzo dei biglietti si è acceso in seguito al successo del Metro Manila Film Festival, che ha incassato complessivamente più di un miliardo di pesos filippini (circa 17 milioni di dollari). L’ultima edizione ha presentato 10 lungometraggi, tra i quali non c’erano i soliti nomi noti, capaci di far soldi a palate al botteghino. Con un incasso di oltre 900 milioni di pesos, la parte del leone l’ha fatta Rewind, primo film filippino ad ottenere un tale risultato da quando i cinema hanno riaperto, durante la pandemia.
Il film ha una presa formidabile: Marian Rivera e Dingdong Dantes, una coppia sullo schermo e anche nella vita reale, affrontano le tematiche dei conflitti coniugali, del sacrificio personale e, in particolare, del modo in cui la fede cattolica interviene in tutto questo. In Rewind, John (Dantes) viaggia indietro nel tempo per rimediare ai propri errori e salvare la moglie Mary (Rivera), coinvolta in un incidente. È guidato da una figura che ricorda Gesù, Lods (Pepe Herrera), il quale gli detta le condizioni cui deve sottostare per ridare la vita a Mary e purgarsi dai suoi peccati coniugali. Le premesse ricordano in qualche modo If Only, film drammatico del 2004 con Jennifer Love Hewitt, ma questo non ha impedito che il pubblico facesse diventare Rewind il film filippino di maggior successo di sempre.
Forte di solidi presupposti destinati ad attrarre il pubblico filippino di ogni età, con una grossa casa di produzione alle spalle, un cast di alto livello e una regista che si è fatta le ossa nel cinema drammatico e romantico, Rewind era decisamente destinato al successo. Ma fin dai primi giorni del festival un altro titolo si è imposto come suo concorrente al botteghino: Mallari, la storia di un serial killer che trascende il tempo e le generazioni, interpretato da Pascual, uno dei divi più famosi della sua generazione, che con questo ruolo si allontana ulteriormente dai ruoli romantici che lo hanno consacrato.
La carriera di Pascual è alquanto varia e, per quanto sembri che il suo pane quotidiano siano i drammi televisivi, nelle sue scelte professionali si è avventurato anche nel territorio del cinema d’autore, con On the Job di Erik Matti e alcune collaborazioni con Lav Diaz, come A Lullaby to the Sorrowful Mystery e Season of the Devil. La sua attività di produttore lo ha condotto su piattaforme globali come Netflix (che ha coprodotto il film di animazione You Animal!) e lo ha spinto ai vertici della classifica del cinema indipendente con il dramma romantico I See You. Grazie al successo del MMFF Pascual ha potuto ampliare la portata del cinema filippino, soprattutto se si considera che tutti e 10 i film del MMFF 2023 sono usciti negli Stati Uniti per la prima edizione del Manila International Film Festival.
“C’è il festival a Los Angeles, con la proiezione di film filippini al Chinese Theatre”, ha dichiarato durante un’intervista per CNN Philippines Life. “Questo significa solo che c’è interesse per contenuti filippini. Questo è il momento migliore per fare qualcosa di diverso, per pensare a un prodotto diversificato e realizzare film storici come GomBurZa, Mallari o altri. È ora di esplorare di più, senza timore. Se c’è un buon progetto e materiale valido da mostrare al pubblico, allora, indipendentemente dall’esito, bisogna essere ottimisti perché le intenzioni ci sono”.
L’ampio ventaglio di generi proposti dai film del festival sono in grado di accontentare ogni tipo di pubblico, poiché il periodo di festa in cui si svolge il festival permette al pubblico locale di prendersi tutto il tempo necessario per scegliere cosa guardare con la famiglia o con gli amici. Questo è quanto avviene ogni anno al MMFF, e anche quest’anno non fa eccezione. Ciò che è evidente invece è il minore rilievo dei divi su cui si è puntato per avere successo al botteghino.
Anche i processi narrativi sono piuttosto variegati e di livello superiore al consueto, per quanto la maggior parte dei film tenda comunque verso il commerciale. Il vincitore del festival, l’ottimista Firefly, è un road movie che narra la ricerca di un ragazzo che vuole onorare il patto che ha stretto con la madre. Il film ricorre anche a sequenze di animazione per raccontare i miti della regione di Bicol, in parallelo con il viaggio del ragazzo.
Il dramma storico GomBurZa, che narra la vicenda dell’esecuzione di tre sacerdoti filippini da parte del governo coloniale spagnolo, ha convinto un pubblico desideroso di saperne di più, in questi tempi cupi dove fake news e disinformazione la fanno da padroni. Il film non presenta quelle inquadrature epiche che contraddistinguono questo genere cinematografico, ma la narrazione intima offre al pubblico uno sguardo più ravvicinato alle vite dei tre sacerdoti, ingiustamente perseguitati dal colonialismo e dalla corruzione.
Tuttavia, il fatto che la selezione del festival comprendesse 10 titoli rischiava di mettere in ombra alcuni film, specialmente quelli più piccoli. È quanto è avvenuto quando le opere di maggiore successo, come GomBurZa, Rewind, Firefly e Mallari, sono state programmate in un numero di sale sempre maggiore, mentre i film più modesti sono spariti. Inoltre, il pubblico aveva appena iniziato a tornare in sala e a sostenere le produzioni locali.
“Mi è sembrato che l’aspetto positivo di avere 10 film fosse quello di dare maggior rilievo al MMFF, anche soltanto per il peso di titoli e di divi”, ha affermato Intalan. “C’era una gamma di storie più ricca; e con tutti e 10 i produttori che ripetevano alla gente di andare al cinema, penso che ne sia valsa la pena. Quando, il giorno di Natale, quasi tutti gli attori erano in giro a promuovere i film nelle sale, era chiaro che stavamo richiamando davvero tutti. Quindi non mi sorprende che siamo riusciti a convincere un pubblico impressionante il giorno dell’apertura”.
Un altro fattore ha contribuito all’incremento degli incassi del festival: il passaparola. Uno dei giorni di maggiore incasso del festival è stato il nono giorno, il 2 gennaio.
“Questo significa che si è sparsa la voce, nessuno ha voluto perdersi questa occasione, tutti hanno deciso di sperimentare di persona. È stato allora che abbiamo capito che tutta la fatica fatta aveva un senso. Naturalmente, i complimenti vanno tutti a Rewind, che ha portato in sala la fetta più grossa di quel pubblico, ma ne hanno beneficiato comunque tutti e almeno possiamo dire senza tema di smentite che il cinema filippino è assolutamente vivo e vegeto”.
Intalan riconosce che il successo del festival cinematografico, e in buona sostanza dell’industria cinematografica stessa, è stato il frutto anche dello sforzo congiunto tra cineasti e governo (il MMFF è gestito dall’agenzia di sviluppo di Metro Manila). E aggiunge: “Dobbiamo lavorare tutti insieme perché arrivare a quel miliardo è stato uno sforzo immane. E sì, non potrà andare sempre così, ma spero proprio che accada più spesso. Suppongo che questo sia ciò che mi spinge ad andare avanti. Il pubblico è disponibile, questo almeno lo sappiamo. Immagino sia come piantare dei semi: sì, è un terreno ampio e piuttosto desolato, ma come si è visto alcuni alberi sono cresciuti e hanno dato frutti. Come si fa a non desiderare di piantarne altri?”.
Al di fuori del MMFF, uno dei titoli di maggiore successo del 2023 è stato A Very Good Girl di Petersen Vargas, una drammatica storia di vendetta interpretata da Kathryn Bernardo, una delle attrici filippine più redditizie, accanto all’attrice Dolly De Leon, rivelazione di Triangle of Sadness (è stato il suo ruolo più importante nel suo paese natale). Il film ha guadagnato oltre 100.000 pesos e attualmente è disponibile su Netflix, dopo essere stato tra i primi 10 titoli in classifica quando è stato distribuito nelle Filippine. A Very Good Girl è uscito anche negli Stati Uniti e in paesi come Nuova Zelanda, Hong Kong e Australia e, distribuito nelle sale cinematografiche locali nel settembre 2023, ha dato la giusta spinta alle sale del paese e ha convinto molti spettatori a tornare al cinema.
Dopo A Very Good Girl è uscito Five Breakups and a Romance di Irene Emma Villamor, un dramma romantico con Alden Richards e Julia Montes. Il film è la narrazione destrutturata di una relazione, che mette in scena solo gli eventi nominati nel titolo. È uscito in sala nell’ottobre 2023 e all’apertura ha incassato 30 milioni di pesos, mentre a dicembre gli incassi ammontavano a 100 milioni di pesos. Ora Five Breakups and a Romance è disponibile su Prime Video.
Streaming o proiezione al cinema?
Nel 2020 HBO Max, il servizio di streaming on demand lanciato in piena pandemia, ha scosso l’industria cinematografica proponendo direttamente sulla piattaforma una serie di grandi film come Wonder Woman 1984, Dune e The Conjuring – Per ordine del diavolo, senza nessuna proiezione in sala (almeno negli Stati Uniti), nonostante le proteste dei cineasti e il fatto che i provider chiedessero ai produttori filippini più serie televisive che lungometraggi (si pensi alla diffusione di On the Job 2 su HBO Go dopo la presentazione alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia).
Come si fa a stabilire se un film va destinato alle sale o alle piattaforme? Per la IdeaFirst si tratta di una questione di strategia: hanno iniziato il 2023 proponendo direttamente in streaming la commedia Ten Little Mistresses, con Eugene Domingo, primo titolo filippino originale per Prime Video. Qualche tempo dopo, il film da loro proposto al Cinemalaya Philippine Independent Film Festival, As If It’s True, un dramma psicologico tra due aspiranti influencer, è stato presentato su Prime Video.
Al Metro Manila Film Festival, la IdeaFirst è riuscita ad aggiudicarsi uno slot per la commedia queer Becky and Badette, sulla scia di About Us But Not About Us di Jun Robles Lana, un dramma fosco sul fragile legame tra un professore di letteratura e uno studente brillante, che la casa di produzione ha presentato al Summer Metro Manila Film Festival nell’aprile 2023, vincendo il premio per il miglior film, per il migliore attore, per la migliore regia e per la migliore sceneggiatura, oltre a una serie di premi tecnici. Due mesi dopo, era già in streaming sul servizio Prime Video di Amazon.
Secondo il produttore di IdeaFirst, Intalan, questa strategia di streaming è una “scelta realistica” e costituisce una realtà con cui ci si deve confrontare. Ma comporta comunque una serie di problemi.
“Non possiamo più permetterci di innamorarci talmente del nostro prodotto da convincerci che basti metterlo in sala per far accorrere gli spettatori”, dice Intalan. “La tempistica e la strategia di distribuzione sono più essenziali che mai. Bisogna poi fare un passo indietro ed essere onesti nella propria valutazione. Alcuni film sono davvero pensati per un’esperienza più intima e personale, così ne vanno considerate le prospettive sul mercato TVOD o SVOD. Non è necessariamente una situazione negativa, è una nuova realtà. C’è un pubblico che vede i film in sala, e c’è un pubblico che li guarda sui propri dispositivi personali. Bisogna solo accettare la situazione e decidere a quale pubblico si rivolge ciascun film. Poi si procede, si stabilisce una strategia e bisogna essere molto abili in questo, perché conquistare gli spettatori è molto impegnativo su entrambi i fronti”.
Sono diversi i film che adottano la stessa strategia, sebbene di solito ci voglia del tempo prima che siano disponibili online e malgrado il timore che la pirateria eroda il guadagno. Diversi titoli del 2023, come A Very Good Girl e Five Breakups and a Romance, erano già disponibili su Netflix e Prime Video pochi mesi dopo l’uscita in sala o la partecipazione ai festival.
È evidente che in questo modo i film hanno raggiunto un pubblico molto più vasto e che improvvisamente un numero maggiore di persone ha iniziato a parlarne, come nel caso di A Very Good Girl, che ha avuto un’accoglienza controversa, e di colpo tutti si sono lanciati in un dibattito sull’eccessiva melodrammaticità del film.
Oltre il botteghino. Ma i film commerciali rappresentano solo una parte del cinema filippino. La moltitudine di programmi, festival, saggi critici, testi, nonché gli incentivi per i cineasti, continuano ad animare la cinematografia delle Filippine al di là dell’esercizio commerciale.
Continuano a prosperare gli spazi riservati ai film emergenti e più piccoli, persino al di fuori della capitale del paese, come Piling Obrang Vidyo, Sine Kabataan e Hundred Islands Film Festival. Il QCinema International Film Festival ha inaugurato il QCinema Critics Lab, che ha selezionato otto giovani critici locali. Il laboratorio è stato progettato come uno “spazio per ampliare e approfondire le pratiche correnti della critica cinematografica nelle Filippine, verso forme alternative (comprese ma non limitate a podcast, videosaggi, reportage su larga scala, ecc.) con la speranza di contribuire a incrementare il grande pubblico filippino”.
Il sito di streaming Vivamax ha continuato per tutto l’anno a proporre film softcore ed è diventata la piattaforma più gettonata delle Filippine. Al Busan International Film Market i film di Vivamax sono stati acquisiti da distributori giapponesi e coreani. Secondo pep.ph, il portale filippino dedicato all’industria dell’intrattenimento, su 58 film erotici filippini prodotti nel 2023 ben 51 sono targati Vivamax.
Il Film Development Council of the Philippines continua a sostenere gli autori attraverso progetti come Full Circle Lab, CreatePHFilms; e con programmi di formazione come la Academic Film Society e lo Student Film Assistant Programme.
Diversi festival cinematografici indipendenti hanno continuato a organizzare proiezioni in presenza, presentando opere come il drammatico The Missing (Iti Mapukpukaw), film d’animazione realizzata al rotoscopio che si è rivelato un successo al botteghino durante il Cinemalaya (anche se i dati ufficiali non sono stati diffusi), fino a diventare il candidato ufficiale delle Filippine agli Oscar. Rookie, film queer di formazione, si è posizionato al secondo posto. The Missing, opera commovente incentrata su un animatore senza bocca e sul suo processo di accettazione di un trauma, è stato in assoluto il primo film d’animazione a vincere il premio come miglior film a Cinemalaya, mentre Dolly De Leon è stata incoronata come miglior attrice non protagonista.
Tra i film filippini che hanno destato interesse all’estero figurano In My Mother’s Skin di Kenneth Dagatan (presentato al Sundance e al FEFF), Raging Grace di Paris Zarcilla che ha partecipato al Los Angeles Asian Pacific Film Festival e al SXSW; Essential Truths of the Lake di Lav Diaz a Locarno; Your Mother’s Son di Jun Robles Lana, il cortometraggio Primetime Mother di Sonny Calvento, il documentario Nowhere Near di Miko Revereza, tutti al Toronto International Film Festival; il cortometraggio Bold Eagle di Whammy Alcazaren al Sundance, a Fantasia e al New York Film Festival; The Gospel of the Beast di Sheron Dayoc al Tokyo International Film Festival e Moro di Brillante Mendoza al Busan International Film Festival.
La vita del cinema delle Filippine va ben al di là dei numeri del botteghino. Come ha detto il defunto curatore e archivista cinematografico Teddy Co: “Il cinema filippino non è un’industria cinematografica monolitica, è estremamente diversificata. Si può fare un film come espressione culturale, come espressione personale, senza che sia necessariamente redditizio. Il cinema commerciale è solo un tipo di cinema”. Teddy Co purtroppo è scomparso lo scorso novembre, ma le sue parole rappresentano tutt’ora un principio guida per valutare la vitalità o meno del cinema filippino.