Il cinema thailandese ha raggiunto un traguardo di tutto rispetto, riuscendo a conquistare quasi il 38% degli incassi totali ai botteghini e piazzando ben sette titoli nella Top 10 annuale del box office nazionale. Si è trattato di un successo storico, favorito in parte dal rallentamento della produzione hollywoodiana, conseguenza degli scioperi degli anni precedenti. Con il ritorno alla normalità di Hollywood, tuttavia, l’industria cinematografica thailandese è ricaduta in schemi più consueti: un mercato saturo di film horror, con risultati al botteghino meno incisivi. Per contenere i rischi finanziari, la maggior parte degli studi ha puntato sui franchise più consolidati: sequel, prequel e spin-off, appartenenti in larga misura al genere horror, hanno invaso le sale.
Dei 55 film thailandesi usciti in sala nel 2025, circa la metà riguardava storie di fantasmi, declinate tanto in chiave spaventosa quanto comica; e sette di questi sono riusciti a entrare nella classifica dei dieci film di maggiore incasso dell’anno. Il successo principale è stato Death Whisperer 3, ultimo capitolo della saga incentrata su un uomo che combatte forze soprannaturali per salvare la propria famiglia. Questa volta la regia è stata affidata al produttore Narit Yuvaboon, in seguito all’uscita di scena del precedente regista, Taweewat Wantha, che ha abbandonato il progetto per fondare una propria società.
La limitata esperienza registica di Yuvaboon è emersa nella gestione di una sceneggiatura complessa e ha dato luogo a una produzione tecnicamente sovraccarica. La storia avrebbe potuto concludersi già con il primo film, ma l’abilità di Taweewat Wantha aveva permesso a Death Whisperer 2 di conservare parte del fascino originario, grazie a un equilibrio efficace tra azione e horror. Non sorprende, dunque, che il secondo capitolo abbia registrato i risultati migliori della saga: a fronte dei 12,7 milioni di euro del primo Death Whisperer, il secondo ha raggiunto i 22,8 milioni e il terzo 12,45 milioni. Sebbene il ciclo principale sembri ormai concluso, è già in sviluppo lo spin-off Saming Khao Khwang, che seguirà ancora il protagonista, Yak (Nadech Kugimiya), impegnato a combattere nuovi spiriti maligni per proteggere la propria famiglia.
Anche il principale studio thailandese, GDH, si è cimentato nel campo della commedia horror con The Red Envelope (regia di Chayanop Boonprakob), remake del successo taiwanese Marry My Dead Body di Chen Wei-hao (2022). Interpretato dalla popolarissima coppia composta da Putthipong Assaratanakul e Krit Amnuaydechkorn, icone del genere “boys’ love”, il film segue le vicende di Men, un ladruncolo diventato poliziotto che trova casualmente una misteriosa busta rossa. Ben presto scopre che l’oggetto lo vincola a un antico rituale, in base al quale dovrà sposare un cadavere, pena una vita di sventure. Ciò che lo sconvolge maggiormente, tuttavia, è che il cadavere è di sesso maschile. Nonostante la popolarità dei protagonisti, The Red Envelope ha impiegato quasi due mesi per superare la soglia di 100 milioni di baht di incasso (€ 2,70 milioni), complice anche la riluttanza di una parte del pubblico di fronte a un film con tematica LGBT.
La Five Star Productions, una delle due case di produzione più longeve del Paese, ha continuato a giocare sul sicuro puntando tutto sull’horror puro. Oltre alla saga di Pee Nak (iniziata nel 2019 e giunta al quinto capitolo), lo studio ha rilanciato il franchise di Art of Devil con i prequel Panor e Panor 2 nel 2024 e 2025. Il nucleo originario della saga ruotava attorno a un gruppo di compagni universitari che, tornando nella città natale, si trovano coinvolti in una serie di avvenimenti misteriosi legati a una loro ex insegnante, Panor. Si scopre che la donna è vittima della propria stessa bellezza, manipolata da uomini che ricorrono alla magia nera per sedurla. La saga era iniziata con Art of Devil 2 (2005) e Art of Devil 3 (2008) – slegati dal primo film Art of Devil (2004) di Thanit Jitnukul – e successivamente si è sviluppata nella serie televisiva in otto episodi Art of the Devil nel 2020. Questa serie, più simile a uno spin-off, spostava l’ambientazione a Bangkok ed era incentrata su un gruppo di studenti alle prese con la magia nera, in cui era coinvolta una divinità dai tre occhi, già introdotta in Art of Devil 2. Panor e Panor 2 tornano invece alle origini del personaggio, raccontando le vessazioni subite dalla giovane donna.
I franchise horror thailandesi hanno sviluppato caratteristiche e tradizioni proprie. Alcuni spin-off arrivano persino a generare ulteriori sequel, come nel caso di The Undertaker 2 (Thiti Srinuan, 2026), seguito del successo di The Undertaker (2023), a sua volta derivato dal franchise Thibaan the Series. Dal primo episodio, uscito nel 2018, la saga si è progressivamente espansa fino a comprendere nove titoli tra sequel e spin-off. Ambientato nel Nord-est della Thailandia, questo franchise racconta la vita quotidiana di un gruppo di amici e ha conquistato un seguito di tutto rispetto all’interno del pubblico della regione.
Al di fuori dei grandi franchise, Taweewat Wantha ha riaffermato il proprio dominio nel genere con Tha Rae: The Exorcist, un horror ibrido che fonde credenze soprannaturali occidentali e thailandesi. Il film, presentato come il primo lungometraggio thailandese che ritrae l’esorcismo nello stile classico de L’esorcista, segue il sacerdote Paolo mentre tenta di scacciare un demone all’interno della più antica e vasta comunità cattolica del Paese, situata nel Nord-est. Wantha ha inoltre diretto un altro horror, Attack 13, prima produzione della sua nuova società, 13 Studio, sostenuta dalla storica casa di produzione Phranakorn Film. Attack 13 ruota attorno a un gruppo di studenti universitari perseguitati da eventi inquietanti dopo la morte di un amico.
Il regista veterano Kongkiat Khomsiri è stato altrettanto prolifico nel 2025, realizzando un film d’azione e un horror di grande richiamo. 4 Tigers nasce come spin-off della fortunata saga di Khun Pan, che racconta le gesta del generale di polizia Khun Pantharak Ratchadet. Fin dal primo film del 2016, seguito da Khun Pan 2 (2018) e Khun Pan 3 (2023), la serie ha conquistato il pubblico fondendo sapientemente azione e superstizione. Khomsiri applica la medesima formula in 4 Tigers, focalizzandosi su quattro gangster che erano in passato acerrimi nemici del generale. Il film ha replicato il successo della saga madre, Khun Pan, posizionandosi come terzo incasso dell’anno con oltre 2,76 milioni di euro e aprendo la strada a nuovi spin-off. Analoghi risultati sono stati raggiunti dal suo horror, Our House (€ 2,70 milioni). Ispirato alle storie di spettri diffuse dai programmi radiofonici thailandesi, il film narra la vicenda di un uomo che, trasferitosi in una nuova abitazione, si imbatte nello spirito di una casa vicina. Pur riuscendo a trarre in salvo moglie e figlia, il protagonista non può sfuggire dalle ombre del proprio passato, legate in particolare a una tormentata relazione irrisolta con la sua antica amante.
Anche il regista di cinema d’autore Ratchapoom Boonbunchachoke ha ceduto al richiamo del soprannaturale, debuttando nel genere con A Useful Ghost, una commedia drammatica dai toni grotteschi, in cui un giovane intrattiene una relazione sessuale con un aspirapolvere posseduto dallo spirito della sua defunta moglie. Il film, frutto di quattro anni di lavorazione e sostenuto da diversi fondi internazionali, è approdato alla Semaine de la Critique del festival di Cannes nel 2025. Era stato inoltre designato come candidato thailandese agli Oscar per il miglior film internazionale, ma a causa di un errore di comunicazione la candidatura ufficiale non è stata presentata entro i termini previsti.
In un panorama dominato da horror e franchise, la GDH resta uno dei pochi studi ancora dediti alla diversificazione produttiva. Accanto alla commedia horror The Red Envelope, ha scommesso su una commedia e un dramma a tematica LGBT. Beauty and the Beat (Kittiphak Thong-Uam) intreccia dramma, musica e comicità in una storia incentrata sul ritorno in scena di una diva, costretta a misurarsi con una nuova generazione di performer. Di segno opposto è Flat Girls, diretto da Jirassaya Wongsutin, che esplora i dolorosi ricordi di due adolescenti cresciute in un complesso residenziale degradato. Lo studio ha inoltre concesso ampia libertà sperimentale al suo collaboratore storico Nawapol Thamrongrataanarit per Human Resource. L’opera, un dramma cupo e dai ritmi dilatati, segue un’impiegata delle risorse umane attraverso una riflessione sulle asperità della vita nella Bangkok contemporanea e, più in generale, nella Thailandia odierna ed è stata presentata a Venezia nel 2025.
La GDH ha inoltre prodotto quello che si preannuncia come un nuovo successo locale e internazionale, sulla scia di How to Make Millions Before Grandma Dies (2025). Gohan, racconta l’odissea di un cane randagio, tra adozione, abbandono e nuova adozione. Prodotto dallo stesso team del film precedente, insieme al regista e produttore Baz Poonpiriya (Countdown, Bad Genius), Gohan è strutturato in tre segmenti, diretti rispettivamente da Chayanop Boonprakob, Atta Hemwadee (Not Friends, 2023) e dallo stesso Baz Poonpiriya, da tempo impegnato in prima persona nelle campagne per l’adozione degli animali randagi in Thailandia.
Parallelamente, nell’ambito della politica nazionale di sviluppo del soft power, la Thailandia ha istituito una nuova agenzia, nota come THACCA (Thailand Creative Content Agency, cioè agenzia per la cultura creativa della Thailandia), per promuovere 11 pilastri del soft power nazionale: festival, turismo, gastronomia, arte, design, muay thai, musica, editoria, moda, gaming ed eSport, cinema (inclusi film e serie). Sono stati stanziati fondi ingenti per l’intero settore cinematografico, destinati a coprire l’intera filiera: dalla produzione alla promozione, fino alla formazione professionale e alle attività collaterali.
Tuttavia, trattandosi della prima grande iniziativa di finanziamento pubblico al cinema dopo lungo tempo, i risultati appaiono disomogenei. I progetti sostenuti restano in gran parte appannaggio di nomi già affermati, sia nell’industria locale che nei circuiti festivalieri internazionali, soprattutto nei ruoli chiave di regia e produzione. Alcuni autori di punta hanno beneficiato di più finanziamenti contemporaneamente, e persino alcuni blockbuster commerciali hanno attinto ai fondi statali.
Al contrario, i cineasti di fascia intermedia – che godono di una visibilità moderata a livello locale o internazionale – sono stati spesso trascurati. A complicare il quadro è intervenuta l’instabilità politica: dall’avvio dell’agenzia THACCA si sono succeduti tre rimpasti di governo che hanno frammentato la continuità del programma. Inoltre, molti dei criteri adottati sembrano ricalcare pedissequamente i modelli dei fondi internazionali e dei circuiti d’essai degli ultimi 20 anni, non sempre adatti al contesto thailandese, specie se applicati indistintamente a produzioni commerciali e cinema d’autore. Ancora più rilevante è il fatto che alcune organizzazioni sopravvivano quasi esclusivamente grazie a tali finanziamenti pubblici, pur gestendo contemporaneamente la produzione, la promozione, la formazione e altre attività legate al cinema; una sovrapposizione di ruoli che avviene senza che vi sia un reale riconoscimento dei conflitti di interesse in atto.
Nonostante queste criticità, l’iniezione di capitali ha generato un innegabile slancio, ed è probabile che, nei prossimi anni, vedremo emergere opere di maggiore spessore.
Top 10 dei film thailandesi al box office nel 2025
1. Death Whisperer 3, € 12,45 milioni
2. The Red Envelope, € 2,79 m
3. Tigers, € 2,76 m
4. Our House, € 2,70 m
5. The Stone, € 2,65 m
6. Kayaor: Disrespecting Faith and the Supernatural, € 2,30 m
7. Fast Racing Jazz, € 2,21 m
8. Panor, € 2,11 m
9. Nak Loves Mak Soo Much, € 1,70 m
10. Tomb Watcher, €1.52m
Anchalee Chaiworaporn