Nel 2001, il film Spirited Away di Miyazaki Hayao fece in
Giappone un incasso da record di 230 milioni di dollari.
Ma nulla del genere è accaduto nel 2002, e l’industria
cinematografica giapponese ha ripreso la sua lunga ritirata
di fronte ai film hollywoodiani. Nel 2002 i film nazionali
rappresentavano solo il 27% degli incassi al botteghino,
vale a dire 451 milioni di dollari, in confronto al 39% del
2001.
Ancora una volta, la maggior parte dei film in vetta alle
classifiche erano di animazione. Di questi, otto hanno
incassato oltre un miliardo di yen (circa 8 milioni 300.000
di dollari) e la gran parte di essi erano nuovi episodi di
consolidate produzioni derivative per bambini, come
Detective Conan: The Phantom of Baker Street, e
Pokemon the Movie 2002: Guardians of the Water Capital.
Faceva in parte eccezione l’ultimo film della serie Crayon
Shinchan. Ispirato ad una serie televisiva su un bambino
di cinque anni sboccato e sessualmente precoce e i suoi
genitori in perenne agitazione, il film era destinato a un
pubblico composto sia da adulti che dalla loro prole. Altra
eccezione era Inu-Yasha the Movie: Feelings that
Transcend Time, il primo film tratto da un popolare manga
e anime televisivo su un eroe semidemoniaco alla ricerca
di gioielli magici.
In cima alla lista al botteghino c’era The Cat Returns
(Neko no Ongaeshi) dello Studio Ghibli. Diretto da Morita
Hiroyuki sotto la supervisione del co-fondatore della
Ghibli, Miyazaki, il film è un sequel di Whisper of the Heart
del 1985. La storia, su una ragazza che si ritrova in un
reame di gatti ed è obbligata a sposare un principe gatto,
non ha comunque niente a che vedere con il film precedente.
L’unico collegamento è rappresentato da due gatti
che appararivano in Whisper of the Heart, diventati in
questo film gli alleati dell’eroina.
The Cat Returns ha i suoi momenti godibili, tra cui una
sequenza mozzafiato di caduta libera, ma è anche banale
e troppo centrato sulla trama, a differenza dei migliori film
di Miyazaki, che fortunatamente però sta già lavorando ad
un nuovo film, Howl’s Moving Castle. Tratto da un romanzo
del 1986 della scrittrice inglese Dianne Wynne Jones,
narra di una ragazza trasformata in una vecchia incartapecorita
da un mago giovane e bello che abita uno strano
castello mobile. Presentato come il primo film d’amore
di Miyazaki, verrà distribuito nelle sale nell’estate 2004.
Tra i film giapponesi non di animazione, il campione di
incassi dello scorso anno è stato Godzilla, Mothra, King
Ghidora: Giant Monsters All-Out Attack. Diretto da Kaneko
Shunsuke, lo specialista giapponese in mostri e fantascienza
del momento, questo film ha segnato il ritorno
della serie alle sue origini: il Grande G ha infatti un pessimo
carattere proprio come nella sua versione originale
del 1954. Il film ha una sua vena sotterranea di humour
noir che lo rende più tollerabile per gli adulti. In una delle
scene più memorabili una donna, avvistando in lontananza
il mostro distruttore Baradon, fa mettere in posa il suo
agitato marito per un’ultima foto turistica; poi vede
Godzilla che la guarda torvo dalla montagna lì dietro. Il
calcio che segue disintegra montagna, turisti e tutto
quanto.
Oltre alle nuove produzioni derivative, stanno emergendo
nuove tendenze e nuovi talenti. Tuttavia i beniamini di vecchia
data come i drammi storici di samurai stanno rifiorendo
malgrado tutto. Gran parte dei nuovi film è diretta da
registi più anziani come Shinoda Masahiro (Owl’s Castle),
Ichikawa Kon (Doraheita) e Okamoto Kihachi (Vengeance
Is Such a Great Business). Ironia della sorte, il regista che
sta riscuotendo maggior successo è Yamada Yoji, che
deve la sua fama alla lunga serie Tora-san e che ha diretto
il suo primo film drammatico di samurai, The Twilight
Samurai, solo l’anno scorso, dopo una carriera quarantennale.
Sanada Hiroyuki interpreta Seibei, un samurai di
basso rango impiegato in un ufficio del clan, che mantiene
due sorelle e una madre decrepita e che si innamora di
un’amica d’infanzia (Miyazawa Rie) fuggita da un marito
violento. In seguito Saibei sconfigge il marito in un duello
con il solo ausilio di un bastone di legno contro la spada
del rivale. Quando gli anziani del clan vengono a sapere
della sua abilità lo spediscono a combattere contro un membro di un clan rivale (interpretato da Tanaka Min), un
samurai povero ma orgoglioso, molto simile a Seibei.
Attore d’azione consumato, cresciuto alla scuola di Sonny
Chiba, Sanada trasmette una tranquilla fermezza al personaggio
di Seibei, sebbene la sua storia d’amore con
Miyazawa sia alquanto tiepida. Nella scena di lotta decisiva
Sanada e Tanaka, famoso ballerino di Butoh, eseguono
la loro danza di morte con forza e grazia insieme, uniti
come compagni nell’ingiustizia e nella sofferenza. Il loro
duello è una delle cose migliori che Yamada abbia mai
realizzato ed è anche una delle ragioni per cui il film ha
fatto man bassa di premi in Giappone.
Fra i primi in classifica al botteghino, pur essendo stato
classificato come uno fra i dieci peggiori film giapponesi
dell’anno nei sondaggi della rivista Eiga Geijutsu, c’era
Genji - A Thousand Year Love, di Horikawa Tonko, rilettura
romantica del classico di Murasaki Shikibu Genji
Monogatari. Il film esibiva stupendi costumi del periodo
Heian e l’impassibile interpretazione di Amami Yuki, ex
star Takarakuza, nel ruolo del grande amante Genji.
Il Giappone è famoso a livello internazionale per i classici
drammi in costume di Kurosawa e Mizoguchi, ma la commedia
è un’altra faccenda. Le satire sociali di Itami Juzo,
The Funeral e A Taxing Woman, oltre alla sua parodia
occidentale Tampopo, fecero molta sensazione fuori dal
Giappone negli anni Ottanta, ma da allora se ne sono
viste relativamente poche. Ora però la commedia è tornata
di moda. Il leader di questo revival è Hirayama
Hideyuki, la cui commedia nera Out ha è stata selezionata
come proposta del Giappone all’Oscar per il miglior film
straniero. Harada Mieko, Baisho Mitsuko, Muroi Shigeru e
Nishida Naomi interpretano un gruppo di donne che lavorano
in una fabbrica di pranzi preconfezionati e che finiscono
per entrare in un’attività di smaltimento cadaveri in
seguito allo strangolamento di un marito violento da parte
della più giovane del gruppo. Malgrado le sue premesse
macabre, il film non è tanto una fantasia di vendetta per
donne frustrate quanto un’analisi acuta e divertente degli
eccessi del comportamento umano.
Lo scorso anno è uscito un altro film di Hirayama,
Laughing Frog. Si tratta di una commedia su un matrimonio
finito male in cui la moglie prende il sopravvento sul
marito quando questi, dopo essere scappato via, ritorna a
casa pregandola di riaccoglierlo. Sebbene fosse ancor più
divertente di Out, è stato distribuito in molte meno sale e,
di conseguenza, ha ricevuto molta meno attenzione sia da
parte della critica che del pubblico.
La commedia drammatica che ha avuto più successo al
botteghino è stato Ping Pong di Sori Fumihiko, tratto da
una raccolta di manga di Matsumoto Taiyo e incentrato su
alcuni studenti di scuola superiore giocatori di ping pong
che stanno attraversando le solite crisi adolescenziali, ma
vivono in un mondo parallelo iper-intenso e iper-bizzarro.
Giocano a ping pong a velocità di macchinette, con effetti
di computer graphics comicamente surreali che evidenziano
i momenti critici.
Sori è un mago della computer graphics che ha fatto il
suo apprendistato con James Cameron e per il suo primo
film da regista sceglie un percorso digressivo verso l’obbligatoria
partitona finale dell’ultimo rullo, esplorando rapporti,
personalità e filosofie dei suoi protagonisti.
Kubozuka Yosuke, che lo scorso anno ha fatto incetta di
premi per la sua interpretazione in Go, è un angelico sempliciotto
con i capelli a caschetto e uno stile interpretativo
che ricordano Jim Carrey in Scemo & + scemo. Il coprotagonista
Arata, ex modello diventato attore, impersona un
nerd al cui confronto Woody Allen potrebbe ricevere il titolo
di Ottimista dell’Anno.
Anche i programmi televisivi hanno contribuito al moltiplicarsi
delle commedie. Una di queste era Leave It to the
Nurses di Morosawa Kazuyuki, una farsa ispirata a un
famoso programma della Fuji TV sul caos provocato da un
uomo armato che si impadronisce di una postazione di
infermiere in un ospedale in piena attività. Un’altra era
Trick di Tsutsumi Yukihiko, ispirata a un programma di
seconda serata diventato un cult. Una maga che si arrabatta
per vivere (Nakama Yukie) viene reclutata per fingere
di essere una “divinità” con gli abitanti creduloni di
uno sperduto villaggio di montagna. Arrivata a destinazione,
però, si ritrova a doversi misurare con altri tre
condidati dei, tutti truffatori, e scopre che i perdenti non
lasceranno la montagna vivi. Lei è nel panico quando un
fisico suo ex cliente, uno stangone dai capelli arruffati
(Abe Hiroshi), improbabilmente accorre in suo aiuto. Basti
dire che la gara per diventare dio, ormai questione di vita
o di morte, è estremamente divertente, specialmente se vi
piace risolvere enigmi che dipendono più dal potere della
mente che da giochi di specchi e altri trucchi. Le complicazioni
che si creano sono talmente eccessive da risultare
ridicole, senza però far perdere mai al film il suo secco
tono sardonico.
Sempre ai vertici delle classifiche al botteghino ci sono stati film, tanto di ambientazione contemporanea quanto
in costume, in cui si faceva largo uso di montaggio stile
MTV e di effetti di computer graphics in grado di attirare il
pubblico più giovane. L’esperto Morita Yoshimitsu (The
Family Game) ha detto la sua con Copycat Killer
(Mohouhan), un thriller tratto da un romanzo bestseller di
Miyabe Miyuki. Nakai Masahiro, della pop band SMAP, e
Fuji Takashi interpretano due amici di lunga data e cospiratori
associati che si dedicano all’omicidio come sport
estremo, con l’obiettivo di manipolare i media e gonfiare il
loro vorace ego. La storia inizia in maniera abbastanza
intrigante ma si ripiega su se stessa a mezza strada –
raccontandoci più di quanto vorremmo sapere sugli
assassini e i loro moventi. Chi l’avrebbe indovinato che
l’assenza di amore materno sta alla base di ogni malvagità?
Più coerente, sebbene difficilmente più credibile, il thriller
di fantascienza di Yamazaki Takashi Returner, che
potrebbe essere definito come un mix di Léon più A
Better Tomorrow più Matrix più E.T più Alien più
Terminator. In sostanza, un minestrone di campioni di film
hollywoodiani con una sorta di attrattiva rétro, come
quando un grosso aereo alieno si trasforma in qualcosa
che somiglia ad un gigantesco insetto volante chiaramente
ispirato ai robot Transformer.
La star hongkonghese Kaneshiro Takeshi vi interpreta il
ruolo di un esattore della malavita, o returner, che
durante una missione particolarmente violenta incontra
una ragazza proveniente dall’anno 2084. Durante le
obbligatorie sequenze della serie “due scaltri estranei
diventano amici”, Miyamoto apprende che lei è venuta nel
2002 per uccidere una creatura aliena la cui progenie
sferrerà una guerra di sterminio contro l’umanità.
Kishitani Goro, nel ruolo di un gangster biondo che vuole
la creatura per i propri scopi scellerati, sogghigna e
incede con una noncuranza da rettile verso tutto ciò che
si muove, umano o alieno che sia - e da solo solleva
Returner al di sopra del cliché dei film d’azione.
Kishitani ha interpretato un ruolo stranamente simile
anche in Graveyard of Honor di Miike Takashi, remake di
un classico di Fukasaku Kinji del 1975. In Graveyard,
Kishitani è un gangster autodistruttivo che non obbedisce
a regole, comprese quelle che governano la società
yakuza, creandosene di proprie per la sua relazione tempestosa
con un’entraineuse di nightclub. Pur soffermandosi
come suo solito su sesso estremo e violenza, Miike
fa un’analisi dei personaggi appassionante seppur angosciante,
con un’insolita dose di introspezione ed empatia
per il suo contorto eroe.
Quest’anno le maggiori case di produzione stanno preparando
film dai grossi budget con lo scopo di riguadagnare
il terreno perduto nei confronti di Hollywood. La
Toho, principale distributore cinematografico giapponese,
contribuisce con Azumi, su un samurai esperto nella
spada, diretto da Kitamura Ryohei (fresco dei successi
ottenuti con Versus); con Alive, Spy Sorge, un dramma
della II guerra mondiale diretto dal veterano Shinoda
Masahiro, ispirato alle gesta di una spia tedesca al
servizio di Stalin; e con Yin-yang Master 2, sequel del successo
di Takita Yojiro del 2002 su un cacciatore professionista
di demoni e altri personaggi soprannaturali nell’antica
Kyoto. La Toho ha inoltre in programma per il
2003 parecchi successi previsti come sicuri nel campo
dell’animazione, come le nuove puntate delle serie
Doraemon e Detective Conan, oltre a Steamboy, primo
lungometraggio di Otomo Katsuhiro dopo il grosso successo
avuto quindici anni fa con Akira.
Anche la rivale Toei ha in programma parecchie uscite
importanti. La prima di queste è T.R.Y. di Omori Kazuki,
uno sfrontato e incalzante dramma di spionaggio e intrighi
nella Cina anteguerra, che ha come protagonista Oda Yuji,
il Tom Cruise giapponese. Di prossima uscita anche Makai
Tensho, un dramma in costume di Hirayama Hideyuki
infarcito di computer graphics, interpretato da Kubozuka
Yosuke.
Nel frattempo la Shochiku ha distribuito When the Last
Sword Is Drawn di Takita Yojiro, un dramma di samurai
ambientato negli ultimi, caotici giorni del periodo Edo.
Nakai Kiichi vi interpreta un guerriero povero con una
famiglia affamata da mantenere, e di conseguenza un terribile
desiderio di guadagnare denaro e di rimanere vivo.
Egli si scontra con un samurai più anziano, arrogante e
irascibile, appartenente al suo stesso corpo d’élite di
samurai, il leggendario Shinsengumi. Costui lo considera
un povero zoticone ma non riesce a batterlo in un confronto
di spada. Il film è come un dramma televisivo
riscritto in grande, ma la regia di Takita gli conferisce un
tono più realistico e audace che altrimenti non avrebbe
avuto.
Appartiene sempre alla formazione della Shochiku il fantascientifico
Moonchild, di Zeze Takehisa. Gackt e Hyde, divi
locali del pop i cui nomi di scena sono già di per sé effetti
speciali, sono due giovani che stanno progettando il loro
irrequieto avvenire in una città asiatica del prossimo
futuro.
A far sensazione ai botteghini, peraltro, è stato un nuovo
film realizzato con scarsi mezzi da Shimizu Takashi, alla
sua prima esperienza registica. Il film usa ben pochi effetti
speciali oltre a nastro adesivo e make-up bianco. Ju-On:
The Grudge è un horror basato su premesse abbastanza
scontate - i morti infuriati che si vendicano dei vivi – ma è
realizzato con abilità implacabile e diventa l’incubo
estremo, con il male a caccia di vittime, i cadaveri che si
ammassano, e nessuna via d’uscita da questo lato della
tomba. Il film è già stato acquistato dalla Ghost House
Pictures di Sam Raimi per farne un remake hollywoodiano.
Non sarà questo l’annuncio della rinascita di un altro
genere in via di estinzione - quello degli horror giapponesi?
Mark Schilling