Nel 2014, l’industria cinematografica in Cina si è lanciata in una serie di avventure non tanto artistiche quanto commerciali, più incline a massimizzare i profitti di un mercato del cinema potenzialmente illimitato che a lasciare prosperare la Settima Arte, un concetto sempre più sfocato e lontano, associato ormai a una generazione di registi e non alla natura stessa del cinema. Società di produzione, di distribuzione, d’investimenti, di promozione e marketing e le catene di sale cinematografiche costituiscono un apparato ingombrante nel processo di sviluppo del cinema in Cina. I registi indistintamente fanno fatica a realizzare film secondo le dinamiche di un mercato orientato a soddisfare un pubblico di giovanissimi che determinano sempre più non solo i successi al botteghino ma anche le scelte dell’industria di finanziare generi cinematografici collaudati. Il mercato si sta trasformando in un mero contenitore di prodotti audiovisivi, riflettendo le scelte di un’industria cinematografica indiscutibilmente dinamica, ma non disposta a investire e a rischiare sull’originalità – che in Cina non manca – d’idee, di storie, di talenti, alla quale non riconosce l’importanza che avrebbe nel lungo termine qualora questa stessa originalità non prometta un successo al botteghino a breve termine. Vincono in generale le stesse idee e le stesse formule, finché c’è un pubblico pagante.
I successi al botteghino riflettono bene il quadro generale. Tra i primi 50 film che hanno fatto registrare sensazionali incassi nel 2014, ben 28 sono di produzione cinese. Cinque sono stati i film cinesi entrati nella top 10, Breakup Buddies, commedia romantica on the road di Ning Hao (in competizione al Far East Film 17), si è confermato il campione assoluto del 2014 con US$187.8 milioni d’incassi, secondo solo al blockbuster Hollywoodiano Transformers 4 – L’era dell’estinzione che con i suoi US$318.2 milioni ha superato gli incassi già favolosi di Avatar di James Cameron (US$224.7 milioni/CNY1.3 miliardi nel 2010) e quelli di Lost in Thailand di Xu Zheng (US$203.9 milioni/CNY1.2 miliardi nel 2012). Segue a ruota con incassi per US$ 168.7 milioni, The Monkey King (3D), co-produzione Cina/Hong Hong di genere fantasy del regista di Soi Cheang che ri-propone un classico della letteratura cinese, Il viaggio in Occidente (Xi you ji) e il più rappresentato dei suoi personaggi, “lo Scimmiotto” (Sun Wukong) interpretato qui da Donnie Yen. Un classico da botteghino, un vero e proprio tormentone, l’anno prima il campione d’incassi del 2013 era stato Journey to the West: Conquering the Demons di Stephen Chow, con lo stesso personaggio dello Scimmiotto, interpretato dal comico Huang Bo. A sorpresa, e sfidando tutti i pronostici, conquista la top ten del 2014 anche il documentario/reality show Dad, Where Are We Going? di Xie Dikui e Liu Yan. L’esperimento TV-su-grande-schermo, basato su un reality show di successo in Cina e prodotto con un budget di appena US$4.8 milioni, è riuscito a totalizzare US$112.2 milioni durante il Capodanno Cinese dell’anno scorso. E anche quest’anno non poteva mancare il sequel Dad, Where Are We Going? 2. Tra i produttori, il regista Teng Huatao che con il suo precedente Love Is Not Blind aveva già intuito quanto la TV, mass media per eccellenza in Cina, le sue soap opera e le sue star costituiscano un’enorme risorsa da riadattare per il grande schermo e attirare nelle sale la fascia più “casalinga” di pubblico. La commedia romantica The Breakup Guru dell’attore-regista Deng Chao e della sceneggiatrice-regista Yu Baimei si è assicurato incassi per US$ 107.4 milioni. Ambientato in parte nelle Mauritius, il film è una carrellata di episodi tragicomici che ruotano attorno alle performance semi-teatrali dell’attore principale, lo stesso Deng Chao. A completare la cinquina, l’attesissimo debutto alla regia di Han Han, il trentaduenne scrittore/blogger/pilota professionale di rally che con The Continent (in competizione al Far East Film 17) ha incassato US$ 101.5 milioni. Segnalato dal Time nel 2010 tra i personaggi più influenti al mondo, Han Han è l’enfant terrible della sua generazione. Critico del sistema educativo in patria ha mollato gli studi e il liceo a 17 anni per dedicarsi alla scrittura. Il suo primo romanzo Le tre porte ha venduto 2 milioni di copie. I suoi fan su Weibo raggiungono il numero inverosimile di 40 milioni, e su Instagram di 59 milioni.
Si piazzano in ottima posizione anche il romantico Fleet of Times di Zhang Yibai (regista di Curiosity Killed the Cat, Far East Film 9) con US$93.4 milioni, ispiratosi all’omonima novella della scrittrice Jiuyehui, segue il trend del momento di raccontare storie e atmosfere legate ad un’intera generazione, i trentenni di oggi; The Man from Macau di Wong Jing (in competizione al Far East Film 16), commedia criminale con US$84.6 milioni il cui sequel From Vegas to Macau 2 (3D) è uscito nelle sale quest’anno durante le feste del Capodanno Cinese. E ancora, Tiny Times III, il terzo capitolo della serie lanciata dallo scrittore-regista Guo Jingming, che con US$84.2 milioni ha superato gli incassi di Godzilla, portando la sua serie Tiny Times a un incasso totale superiore a US$210 milioni; la commedia romantica d’avventura Gone with the Bullets (3D) di Jiang Wen, il secondo capitolo della Bullets-trilogy con US$79.5 milioni, nonostante gli ottimi incassi non è riuscita a superare il successo del primo capitolo (US$106.3 milioni/CNY659.3 miliardi nel 2010); My Old Classmate, secondo lungometraggio del regista Frant Gwo (in competizione al Far East Film 17), che come Fleet of Times ripercorre i primi amori dei banchi di scuola della generazione nata dopo gli anni Ottanta, si è assicurato US$73.5 milioni. Questi i 10 film cinesi nella classifica top 20 dei migliori incassi del 2014. Gli altri dieci titoli a confermarsi tra i favoriti dal pubblico in Cina sono stati i blockbusters hollywoodiani, Transformers 4 – L’era dell’estinzione, Interstellar, X-Men – Giorni di un futuro passato, Captain America: The Winter Soldier, Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie, Guardiani della Galassia, The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro, Godzilla, Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, I mercenari 3. Estendendo la classifica ai top 50, è evidente che anche quest’anno sono i generi cinematografici a definire le fette di mercato. Il cinema hollywoodiano rimane imbattibile nei generi sci-fi, azione, supereroi, fantasy e animazione, mentre il cinema cinese dà il meglio nelle commedie, nelle storie drammatiche e romantiche. L’immaginario del pubblico è ancora territorio hollywoodiano, con un potenziale al botteghino superiore ai risultati registrati se non fosse per le restrizioni imposte durante i periodi dell’anno particolarmente favorevoli, come le feste nazionali, quando i film degli studios hollywoodiani, distribuiti su base revenue-sharing, non hanno accesso alla distribuzione e proiezione nelle sale.
Nel 2014, secondo dati e statistiche fornite dal Film Bureau dello State Administration of Press, Publication, Radio, Film and Television (SAPPRFT), la Cina ha prodotto 618 film, in ribasso rispetto all’anno precedente che ne aveva sfornati 638. Il numero dei film – cinesi e d’importazione – ad essere distribuiti nelle sale è stato di 329. Gli incassi totali al botteghino nel 2014 sono stati di US$4.76 miliardi con un incremento del 36.2% rispetto al 2013, con una media del costo del biglietto di entrata al cinema di US$5.8 (al cambio CNY35.7). Gli incassi dei soli primi film entrati nella classifica top 20 rappresentano il 47% circa del totale degli incassi. Gli incassi dei film cinesi hanno raggiunto i US$2.6 miliardi, ovvero il 54.51% del totale. L’aumento degli incassi al botteghino è dettato anche dall’aumento annuale degli schermi cinematografici nelle città di secondo, terzo e quarto livello di grandezza: si calcola che ci siano fino a 3 nuovi cinema e 15 schermi in più al giorno, per un totale nel 2014 di 5615 cinema con 23.592 schermi su tutto il territorio, più di 5 mila schermi in più rispetto al 2013. I film stranieri a essere distribuiti in Cina nel 2014 sono stati 70, di cui 34 su base revenue-sharing (14 dei quali in formato 3D o IMAX) e 36 su base flat-fee. Con una crescita media annuale del 30%, gli incassi totali in Cina potrebbe raggiungere nel 2015 i US$6.5 miliardi.
Quest’imprevedibile futuro del cinema cinese si sta orientando verso la dimensione del 3D. Non dà l’idea di essere una novità che i successi al botteghino in Cina possano essere determinati da film esclusivamente commerciali. Ma che il formato 3D possa prendere il soppravvento in un momento in cui sono ancora troppo poche le storie originali made in China a rendergli ragione, fa intravedere il percorso che l’industria cinematografica in Cina intraprenderà nei prossimi anni per quel desiderio insano di primeggiare a tutti i costi su Hollywood o per dominare sul mercato in patria indipendentemente da Hollywood. L’unica nota a giustificare un orientamento di questa portata sarebbe il costo maggiorato del biglietto di entrata al cinema. Sono 4436 i teatri in Cina a essere equipaggiati per proiettare film in 3D con 19.146 schermi disponibili su un totale di 23.592. I film in 3D distribuiti nelle sale sono decisamente aumentati, ai 14 film stranieri di questo formato si aggiungono 34 film cinesi. Tra questi, molte sono le co-produzioni con Hong Kong e diretti da registi di Hong Kong: i fantasy The Monkey King del regista Soi Cheang e The White Haired Witch of Lunar Kingdom di Jacob Cheung, la commedia romantica e d’avventura Gone with the Bullets di Jiang Wen, il thriller/horror The House that Never Dies di Raymond Yip, i film d’azione The Taking of Tiger Mountain di Tsui Hark (in competizione al Far East Film 17), The Four Final Battle di Gordon Chan, Rise of a Legend di Chow Hin Yeung e la co-produzione Cina/Taiwan/Hong Kong Black & White: The Dawn of Justice di Tsai Yueh-hsun, il drammatico The Crossing: Part 1 di John Woo che promette di sorprendere nella 2° parte, e film che sono stati riproposti in 3D come Kung-fu Hustle di Stephen Chow (2004) e The Grandmaster di Wong Kar-wai (2013).
Le co-produzione di maggior successo commerciale rimangono quelle con Hong Kong, e ai titoli in 3D vanno segnalati anche Dearest di Peter Chan (Festival di Venezia 2014), Overheard 3 di Alan Mak e Felix Chong, Women Who Flirt di Pang-Ho Cheung (in competizione al Far East Film 17), But Always di Snow Zou, Don’t Go Breaking My Heart di Johnnie To. Senza contare Hong Kong, Taiwan e Stati Uniti d’America, a oggi sono 11 i paesi che hanno siglato accordi di co-produzione cinematografica con la Cina continentale: Australia, Belgio, Canada, Corea del Sud, Francia, Gran Bretagna, India, Italia, Nuova Zelanda, Singapore, Spagna. Una notizia che vale la pena di segnalare e di monitorare nei prossimi anni per l’influenza delle co-produzioni nell’industria e del mercato in Cina e nel cinema cinese. Gli accordi consentono ai film in co-produzione di essere considerati come film locali, quindi non rientrerebbero nel numero fisso annuale di film importati. Le co-produzioni che ad oggi hanno registrato una certa attenzione sono quelle con la Corea del Sud e la Francia. Titoli come 20 Once Again (o Miss Granny) del regista Taiwanese Leste Chen (in competizione al Far East Film 17), Meet Miss Anxiety del regista Jae-young Kwak cavalcano i successi straordinari di film coreani, mentre film come The Nightingale del regista francese Philip Muyl, selezionato dalla Cina per rappresentarla agli Oscar 2015, e Wolf Totem (3D) diretto da Jean Jacques Annaud, uscito nelle sale il 19 febbraio 2015 per le feste del Capodanno Cinese, danno lustro alla Francia.
Sono sempre più ricercate le location esotiche o glamour al di là dei confini della Cina continentale dove ambientare film di produzione cinese. Tiny Times III di Guo Jingming è stato girato in parte a Roma, Old Boy: The Way of the Dragon di Xiao Yang, con il duo Chopsticks Brother, e My Old Classmate di Frant Gwo a New York, The Breakup Guru di Deng Chao e Yu Baimei nell’isola delle Mauritius, Somewhere Only We Know di Xu Jinglei che ha registrato degli ottimi incassi al botteghino durante la settimana di San Valentino 2015, a Praga. E nuovi progetti in produzione, che saranno sfornati forse già durante quest’anno, prevedono dai titoli provvisori storie romantiche a go-go in location come Las Vegas, Venezia, Milano, Roma, Brussels, o più in generale Regno Unito e Australia.
L’Anno del Cavallo ha segnato indubbiamente una serie di successi per il cinema cinese in patria. I film cinesi di maggior successo nella storia del box-office in Cina ad aver superato il miliardo di CNY sono stati quattro, due dei quali prodotti nel 2014: Lost in Thailand di Xu Zheng (2012), Journey to the West: Conquering the Demons di Stephen Chow (2013), Breakup Buddies di Ning Hao (2014) e The Monkey King (3D) di Soi Cheang (2014). Un trio di registi di nuova generazione, nati negli anni Settanta, si affaccia all’orizzonte detronizzando Zhang Yimou, Feng Xiaogang e Chen Kaige, che fino a non poco tempo fa erano i re indiscussi del botteghino. I tempi cambiano, le mode incalzano e il mercato si adegua. Il cinema cinese promette anche nel 2015 di far parlare di sé in questo crescendo annuale d’incassi miliardari al botteghino, ma il rischio che il cinema cinese si orienti a ricalcare i suoi successi o adattare le storie di altre cinematografie per esigenze di mercato lascia aperta la questione (in discussione tra gli addetti ai lavori anche in risposta alle critiche apparse sui media negli ultimi anni) della mancanza di originalità e di contenuti che il cinema cinese nel suo insieme si ritrova a riflettere in patria e all’estero. L’Anno della Capra è appena iniziato e la Cina insegna che tutto può accadere.
Maria Ruggieri