L’ultimo film interpretato dall’icona del cinema cinese Fan Bingbing, Mother Bhumi, regala al suo affezionato pubblico un’esperienza straordinaria. Anche chi ha seguito da vicino la sua evoluzione artistica potrebbe trovarla irriconoscibile nel ruolo della protagonista, una contadina vedova e guaritrice sciamanica in Malaysia. La trasformazione raggiunta da Fan è tale da farle abbandonare il suo celebre glamour per una performance cruda e fisica, recitata in lingue a lei completamente nuove.
L’ascesa di Fan, nata a Qingdao, è iniziata nel 1996 quando, ancora adolescente, esordì in televisione. Il punto di svolta fu segnato dal successo di My Fair Princess (1998-99), che divenne un vero e proprio fenomeno, seguito da altre serie popolari. Con la crescita della sua fama si aprirono le porte del cinema e, nel 2002, uscirono i suoi primi tre film, tra cui la commedia hongkonghese in costume dal cast stellare The Lion Roars di Joe Ma. Seguirono importanti produzioni della Cina continentale e di Hong Kong, tra cui la commedia drammatica di successo Cell Phone di Feng Xiaogang, il film cinese di maggiore incasso del 2003, che le valse il premio Hundred Flowers come migliore attrice; l’epopea storica A Battle of Wits (2006) di Jacob Cheung; l’horror The Matrimony (2007) di Teng Huatao, per il quale vinse il premio come migliore attrice non protagonista ai Golden Horse Awards.
Lost in Beijing (2007) di Li Yu, presentato in anteprima a Berlino, ottenne un’ampia diffusione nei festival e nei circuiti d’essai grazie alla coraggiosa interpretazione di Fan nel ruolo di una massaggiatrice immigrata, violentata dal suo capo. L’attrice ha continuato a dividersi tra grandi produzioni commerciali e piccoli film di qualità. Nel solo 2009 è apparsa accanto a Jackie Chan nel poliziesco Shinjuku Incident di Derek Yee, ambientato in Giappone; in Wheat di He Ping, che raccontava le conseguenze della guerra, nei panni della leader di un villaggio cinese; e nell’epopea d’azione in costume hongkonghese Bodyguards and Assassins di Teddy Chen. Il dramma giovanile Buddha Mountain (2010) e il thriller psicologico Double Xposure (2012) hanno segnato la ripresa della sua felice collaborazione con la regista Li Yu, mentre anche Hollywood iniziava a manifestare interesse: nel 2013 ha avuto una piccola parte in Iron Man 3, per il mercato cinese, e l’anno successivo è apparsa in X-Men – Giorni di un futuro passato.
Ormai la stella di Fan brillava con un’intensità senza precedenti. Impegnata in una varietà di progetti, si è cimentata nel wuxia fantasy di alto livello con The White Haired Witch of Lunar Kingdom (2014) di Jacob Cheung e nel 2016 ha avuto un’accoglienza straordinaria sul grande schermo con I Am Not Madame Bovary di Feng Xiaogang. Il film, girato quasi interamente con un’inquadratura circolare, esaltava la sua interpretazione, elegante e sorprendente, e le ha fatto ottenere premi come migliore attrice agli Asian Film Awards, al San Sebastián International Film Festival e ai Golden Rooster Awards.
Dopo un periodo di pausa, negli ultimi anni Fan si è dedicata a produzioni internazionali. Tra i film commerciali americani figura Ice Road: Vengeance (2025), dove recita accanto a Liam Neeson, ma gli appassionati di cinema hanno guardato con particolare interesse alle sue audaci interpretazioni in produzioni asiatiche minori. L’elegante thriller Green Night (2023) del regista cinese Han Shuai la vede nel ruolo di un’agente doganale immigrata a Seoul che rimane affascinata da una trafficante di droga e vive con lei un’avventura notturna. Ora Fan sta ricevendo nuovi consensi per la sua interpretazione in Mother Bhumi del regista della Malaysia Chong Keat Aun: la vittoria come migliore attrice protagonista ai Golden Horse Awards lo scorso novembre è stato uno dei primi riconoscimenti di alto profilo.
I film interpretati da Fan, che parallelamente all’attività cinematografica ha continuato a lavorare anche in televisione ed è stata ambasciatrice internazionale per marchi di moda e di bellezza, sono stati una presenza costante sul grande schermo del Far East Film di Udine. Tra i momenti salienti al Teatro Nuovo Giovanni da Udine ricordiamo Cell Phone (FEFF 2004), The Matrimony (FEFF 2007), Buddha Mountain (FEFF 2010) e I Am Not Madame Bovary (FEFF 2017). Quest’anno il Far East Film è felice di accogliere Fan Bingbin a Udine per la prima europea di Mother Bhumi e, come riconoscimento per i suoi straordinari risultati nel cinema, di conferirle il prestigioso Gelso d’Oro alla Carriera.
Tim Youngs