Cambiamento e subbuglio: l'industria del cinema giapponese nel 2022

Il cinema giapponese è riemerso dalla pandemia nel 2022 con un numero maggiore di film in distribuzione e cifre più consistenti al botteghino, ma il settore ha dovuto attraversare momenti di subbuglio, con accuse di abusi sessuali e molestie che riempivano le prime pagine dei giornali. Il cambiamento però era nell’aria, con alla testa il famosissimo regista Kore-eda Hirokazu, portavoce del nuovo gruppo action4cinema, che ha fatto pressioni affinché venga istituita una versione giapponese dell’organizzazione cinematografica francese CNC [Centro nazionale della cinematografia e dell’immagine in movimento] e che vengano operate altre riforme nel settore. Nel frattempo, quest’anno arriveranno in sala grosse e attesissime produzioni, come il canto del cigno di Miyazaki Hayao, How Do You Live, l’ultimo film di Kore-eda, Monster, e, dalla Toho, il primo film live-action di Godzilla negli ultimi sette anni.

Nel 2022, visto l’attenuarsi della pandemia, l’industria del cinema nipponico ha avuto una ripresa, richiamando in sala 152 milioni di spettatori, con una crescita del 32% rispetto all’anno precedente, e una crescita al botteghino quasi delle stesse proporzioni (1,24 miliardi di US$), sulla base delle cifre stilate dalla Motion Picture Producers Association of Japan.

Intanto Hollywood ha innescato la propria rinascita dopo due tristi anni di pandemia con, primo fra tutti, Top Gun: Maverick, che ha incassato 105 milioni di dollari. Nel 2022 i film hollywoodiani hanno occupato ben quattro posizioni nella Top Ten del botteghino giapponese, contro una sola nel 2021. Inoltre, la quota di mercato dei film non giapponesi è aumentata dal 20,7% del 2021 al 31,2% dello scorso anno.

I tre titoli di maggior incasso del 2022, comunque, sono stati tutti film giapponesi di animazione: il numero uno è stato One Piece Film: Red che, con 151 milioni di dollari al suo attivo, è diventato il primo per incassi della venerabile serie One Piece, nonché il sesto film di animazione giapponese di sempre (il campione assoluto di tutti i tempi e di tutti i generi al botteghino giapponese resta però Demon Slayer – Il treno Mugen, del 2020, con 301 milioni di dollari). Al secondo posto si colloca Jujutsu Kaisen 0 – The Movie con 106 milioni di dollari, e al terzo l’anime d’autore Suzume no Tojimari di Shinkai Makoto, con 101 milioni.

Dato che nel 2019 il mercato cinematografico giapponese aveva fatto incassi per 2 miliardi di dollari con 195 milioni di biglietti venduti, il 2022, con 1,63 miliardi di dollari e 152 milioni di ingressi è ancora ben lontano dalle vette pre-pandemia. Il film live-action locale che si è piazzato più in alto, al quinto posto, con un incasso di 40 milioni di dollari, è Kingdom 2: To Distant Lands di Sato Shinsuke, sequel del suo grande successo del 2019 Kingdom, un film d’azione in costume ambientato in Cina durante il periodo degli Stati Combattenti (dal 475 al 221 a.C.).

Ancora una volta, il distributore più importante è stato la Toho, con ben sei film nella top ten, compreso Kingdom 2, che è stato distribuito insieme alla Sony Pictures Japan. In tutto, 41 pellicole hanno incassato ciascuna 1 miliardo di yen (7,7 milioni di US$), soglia tradizionale affinché un film giapponese venga ritenuto un successo commerciale. Se facciamo un confronto, nel 2019 i film a raggiungere tale soglia sono stati 65. Nel 2022 sono usciti in sala 1.143 film, rispetto ai 959 dell’anno precedente. Di questi, 634 erano film nazionali e 509 stranieri, mentre nel 2021 erano, rispettivamente, 490 e 469.

All’inizio dello scorso anno, l’attenzione dei critici fuori dal Giappone si è concentrata su Drive My Car, il film drammatico di 180 minuti del regista Hamaguchi Ryusuke che è stato presentato al festival di Cannes nel 2021, dove si è aggiudicato tre premi. Il film ha continuato ad accumulare una lunga sfilza di riconoscimenti che sono culminati in quattro candidature alla 94° edizione degli Academy Awards, compresa quella come miglior film, la prima mai ricevuta da una pellicola giapponese. Alla cerimonia degli Oscar, tenutasi il 27 marzo 2022 a Los Angeles, Drive My Car si è portato a casa un Oscar per il miglior film straniero e Hamaguchi si è aggiudicato un posto tra i maestri del cinema giapponese riconosciuti a livello internazionale.

Fra i cineasti emergenti, chi ha ricevuto maggiori attenzioni dalla stampa locale e internazionale è stata Hayakawa Chie, il cui lungometraggio d’esordio, Plan 75, è stato presentato in anteprima a Cannes lo scorso anno nella sezione Un Certain Regard. Il film, che ha ricevuto la menzione speciale per un’opera prima nell’ambito del premio Camera d’Or a Cannes, è subito entrato alla grande nel circuito festivaliero ed è stato scelto come candidato giapponese per il miglior film straniero alla 95° edizione degli Academy Awards, anche se non ha ricevuto la nomination.

Il lungometraggio, che è l’espansione di un episodio scritto e diretto da Hayakawa per il film antologico del 2018 Ten Years Japan, descrive un futuro prossimo in Giappone dove un programma governativo promuove l’eutanasia volontaria per gli anziani dai 75 anni in su. La storia ha toccato un nervo scoperto in una delle società che invecchiano più rapidamente al mondo, tanto che dopo l’uscita del film, il 17 giugno 2022, Hayakawa è stata intervistata da decine di organi di informazione, e il film è diventato un successo indipendente a lunga tenitura. Ovviamente, sono arrivati anche premi a livello locale, come quelli per la miglior attrice attribuiti alla sua veterana interprete protagonista, Baisho Chieko.

Tuttavia, il miglior film giapponese dell’anno secondo il giudizio dei critici della rivista Kinema Junpo da sempre considerato il principale riconoscimento dell’industria cinematografica locale – è stato il dramma di Miyake Sho Small, Slow, but Steady, su una pugilatrice non udente e la sua battaglia per la carriera che ha scelto.

La star Kishii Yukino si è aggiudicata il premio di Kinema Junpo come miglior attrice; Miura Tomokazu, che interpretava il suo incoraggiante ma anche spietatamente sincero gestore della palestra, è stato premiato come miglior attore non protagonista e il sondaggio tra i lettori ha eletto Miyake miglior regista giapponese dell’anno. Plan 75 invece si è piazzato al secondo posto nella lista dei dieci migliori film giapponesi stilata dalla rivista.

Mentre l’esordiente Hayakawa saliva in vetta, gran parte delle notizie legate all’industria cinematografica nel 2022 erano incentrate su denunce di abusi sessuali compiuti da registi, attori e altri personaggi del mondo del cinema famosi a livello mondiale.

Tra questi il più famoso era Sono Sion, un cineasta prolifico in tutti i generi, dai film d’essai puri e duri ai prodotti popolari carichi di sesso e violenza, come Prisoners of the Ghostland, un fantasy di fantascienza del 2021 interpretato da Nicolas Cage nei panni di un criminale obbligato a intraprendere una missione di salvataggio pericolosissima in un bizzarro mondo del futuro prossimo.

Nell’aprile dello scorso anno un settimanale scandalistico ha pubblicato una storia in cui due attrici accusavano Sono di averle costrette a rapporti sessuali in cambio di un ruolo nei suoi film; a queste accuse ne sono seguite altre, sempre di abusi sessuali che avvenivano durante workshop organizzati dal regista per giovani talenti sconosciuti. Sono si è scusato genericamente pur non ammettendo nulla di specifico.

Inoltre, al pari delle vittime che si sono fatte avanti nel caso del movimento #MeToo di cinque anni fa, le donne hanno cominciato a parlare in prima persona, rifiutando la copertura dell’anonimato normalmente offerta dai giornali scandalistici. Tra queste, l’attrice e scrittrice Suiren Midori nel mese di aprile dello scorso ha raccontato in un’intervista per il settimanale Tosho Shimbun degli abusi sessuali subiti sette anni prima da parte del regista Sakaki Hideo. Come Sono, Sakaki si è scusato pubblicamente senza però rispondere direttamente alle accuse di Suiren e di altre donne.

Nello stesso mese Suiren, insieme ad attori, registi e altre persone appartenenti all’industria cinematografica, ha creato l’“Associazione per porre fine agli abusi sessuali nell’industria del cinema”. Tale associazione ha emesso un comunicato in cui si richiedeva la fine di ogni abuso sessuale e di ogni altra molestia, oltre che dell’omertà che aveva a lungo impedito alle vittime di far sentire la propria voce.

Lo scorso anno sono nate anche altre organizzazioni per il cambiamento del settore cinematografico, delle quali la principale è action4cinema, creata nel giugno 2022 da un gruppo di sei cineasti guidati da Kore-eda Hirokazu, con l’obiettivo di istituire una versione giapponese della CNC (Centre National du Cinema et de l’Image Animée), l’agenzia governativa francese per la promozione e il sostegno delle attività cinematografiche.

Secondo la proposta di action4cinema, la versione giapponese della CNC dovrebbe utilizzare gli introiti ottenuti da esercenti, emittenti televisive e distributori a sostegno del finanziamento, della distribuzione, della formazione e di un ambiente lavorativo sano nel mondo del cinema. Il gruppo ha inoltre richiesto delle linee guida e altre misure destinate all’eliminazione di ogni abuso sessuale e di potere nella produzione cinematografica. Gli sforzi di questa organizzazione cominciano a dare dei risultati: lo scorso settembre l’agenzia per gli affari culturali giapponese ha annunciato di aver incluso iniziative contro le molestie nel preventivo di spesa presentato al Parlamento per il 2023.

Mentre organizzazioni come action4cinema esercitano pressioni in favore del cambiamento, singoli registi appartenenti a gruppi un tempo marginali si stanno portando in prima linea, sebbene i progressi siano lenti. Secondo uno studio del gruppo attivista Japan Film Project, di tutti i film usciti nel 2020 il 12% è stato realizzato da registe, mentre nel periodo tra il 2000 e il 2020 tale percentuale è stata solo del 3%. Tuttavia le donne raramente vengono ingaggiate per girare i film commerciali destinati a presidiare la maggior parte degli schermi dei multisala nipponici.

Intanto, in Giappone i cineasti LGBTQ continuano a essere più unici che rari, malgrado i film a tematica LGBTQ stiano finalmente entrando a far parte del cinema mainstream. Tra questi, Egoist di Matsunaga Daishi, in cui Suzuki Ryohei è un redattore gay che si innamora del suo giovane personal trainer (interpretato da Miyazawa Hio), è stato presentato in concorso al Tokyo International Film Festival dello scorso anno. Il film tratta la storia d’amore e le sue tragiche ricadute per il protagonista con empatia e serietà mentre Suzuki, attore molto richiesto che ha spesso interpretato ruoli da duro, si immerge perfettamente nel suo personaggio.

In Giappone e all’estero, stanno ottenendo sempre più riconoscimenti anche dei cineasti stranieri residenti in Giappone, come Anshul Chauhan, un regista indiano arrivato nel 2011 come disegnatore di animazione che nel 2018 ha realizzato il suo primo lungometraggio, Bad Poetry Tokyo. Girato con un cast internazionale, il film ha vinto diversi premi, tra cui il premio per il miglior lungometraggio narrativo alla Venice Film Week.

L’ultimo film di Chauhan, December, si allontana dall’opera precedente, audacemente sperimentale: è un dramma giudiziario in cui marito e moglie divorziati si ritrovano in un’aula di tribunale per il processo d’appello all’assassina della loro figlia, che all’epoca della prima sentenza aveva solo 17 anni. Il film è una critica al sistema giudiziario giapponese e il suo soggetto in passato non sarebbe stato affrontato a cuor leggero da un regista straniero.

Il regista Lim Kah Wai, nato in Malaysia e residente a Osaka, ha affrontato un altro argomento prettamente giapponese nel suo film Your Lovely Smile, una commedia interpretata dal suo collega Watanabe Hirobumi nei panni di un personaggio molto simile al regista stesso, compreso il nome, in cui l’umorismo proviene dai vani tentativi del protagonista di piazzare le sue epopee indipendenti nel territorio giapponese. Il film analizza anche le difficoltà reali dei piccoli esercenti nelle città di provincia, che lottano per rimanere finanziariamente a galla in un contesto economico difficile.

Non è che i cineasti giapponesi manchino di interesse per questi problemi e che non abbiano le capacità di realizzare film coinvolgenti sul tema, ma le opere di Chauhan, di Lim, e di altri registi come loro, mostrano che i registi del Sol Levante non detengono il monopolio su argomenti come questi e come altri soggetti squisitamente locali.

Il film più atteso di quest’anno è How Do You Live, il film più recente e anche probabilmente l’ultimo del maestro dell’animazione Miyazaki Hayao. Tratto da un romanzo di Yoshino Genzaburo del 1937, il film – il primo del regista dopo Si alza il vento del 2013 – uscirà in sala il 14 luglio distribuito da Toho. Cosa inconsueta per un anime di Miyazaki, il film, di cui non è ancora stata svelata la storia, ha come protagonista un ragazzo adolescente. Visto che le pellicole di Miyazaki hanno regolarmente battuto la concorrenza hollywoodiana per decenni, le aspettative per questo canto del cigno sono alte, sebbene la corona di re del botteghino detenuta da Miyazaki sia ormai passata ad altri, come il regista di animazione creatore di successi Shinkai Makoto.

La Toho distribuirà anche un nuovo film di Godzilla, il primo episodio live-action dell’iconica serie a sette anni da Shin Godzilla del 2016. Diretto da Yamazaki Takashi, realizzatore di molti film di successo carichi di effetti speciali, il nuovo episodio, ancora privo di un titolo, uscirà in sala il 3 novembre, lo stesso giorno in cui uscì il primo Godzilla nel 1954. Visti gli incassi complessivi di Shin Godzilla (61,5 milioni di US$) la Toho sta sicuramente pianificando un altro colpo grosso al botteghino.

Un altro prodotto della Toho che probabilmente arriverà in cima al botteghino è la terza puntata della serie d’azione in costume Kingdom la cui uscita è prevista per l’estate. La serie, diretta da Sato Shinsuke e ispirata a un fumetto di successo di Hara Hirahisa, è ancora una volta ambientata in Cina durante il periodo degli Stati Combattenti, ma il cast è tutto giapponese. Regista di punta per i film d’azione, Sato ha diretto anche due stagioni della serie fantascientifica di successo Alice in Borderland per Netflix.

Intanto la società di distribuzione Toei sta attentando alla supremazia che la Toho ha al botteghino con One Piece Film: Red, un lungometraggio della Toei Animation che è diventato il film di maggior successo dello scorso anno in Giappone. Il 27 gennaio scorso la Toei ha cercato di continuare su questa scia distribuendo The Legend & Butterfly, un dramma in costume ad alto budget realizzato per celebrare il 70° anniversario dello studio. Il film, che è stato diretto da Otomo Keishi, navigato realizzatore di successi, è incentrato sulla relazione tra il leggendario signore della guerra Oda Nobunaga (Kimura Takuya) e sua moglie, l’intelligente e tagliente Nohime (Ayase Haruka).

Altro importante titolo della Toei è Shin Kamen Rider, tratto da una iconica serie d’azione tokusatsu (con effetti speciali) che dai suoi esordi nel 1971 ha dato origine a tutta una sfilza di trasmissioni televisive, lungometraggi e materiale promozionale. Il regista del film è Anno Hideaki, storico fan di Kamen Rider che ha diretto anche la serie di animazione fantascientifica Evangelion e Shin Godzilla. Il film è uscito in sala il 17 marzo scorso.

Per quel che riguarda eventuali vincitori di grossi festival, il film che sta ricevendo la maggior attenzione da parte dei media è Monster, il film più recente di Kore-eda Hirokazu. I co-distributori Toho e Gaga hanno mantenuto ben segreta la storia, che è stata scritta da Sakamoto Yuki, già creatrice di sceneggiati televisivi di successo, ma hanno annunciato che l’autore della colonna sonora del film è il musicista premio Oscar Sakamoto Ryuichi, e che la protagonista è Ando Sakura, già apparsa in Un affare di famiglia, il film di Kore-eda vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 2018. L’uscita del film è prevista per il 2 giugno prossimo.

I due ultimi film dell’acclamato autore sono stati girati fuori dal Giappone (Le verità, del 2019, in Francia, Le buone stelle Broker, del 2022, in Corea) ma nessuno dei due ha avuto grande successo in patria. Toho e Gaga ora puntano a ripetere un successo simile a quello di Un affare di famiglia, che in Giappone ha incassato ben 33,5 milioni di dollari.

Oltre a questi potenziali blockbuster e vincitori di importanti festival cinematografici, sono molti i film giapponesi che usciranno in sala quest’anno ma che probabilmente non faranno grande rumore sulla stampa. Tra questi, uno che va assolutamente visto è Techno Brothers di Watanabe Hirobumi, il quale ha girato tutti i suoi sette film indipendenti precedenti nella città natale di Otawara, nella Prefettura di Tochigi. Il film, la cui colonna sonora è stata composta da suo fratello Yuji, è un incrocio comico-musicale tra The Blues Brothers e Leningrad Cowboys Go America. Hirobumi e Yuji sono anche i protagonisti, nel ruolo dei fratelli del titolo che portano gli occhiali da sole, si vestono in modo identico e lasciano Otawara per cercare fama e successo a Tokyo, accompagnati da una manager che, quanto a look e atteggiamento, evoca la leggendaria direttrice di Vogue America, Anna Wintour, ispiratrice de Il diavolo veste Prada.

Magari Cannes non verrà a cercarli, ma Techno Brothers, e altri film locali realizzati da talenti unici invece che da un comitato di produzione contribuiscono a far sì che il 2023 sia un anno cinematograficamente interessante.
Mark Schilling