Proprio alla fine del 2011 un film ha infranto il record di vendite per i film in lingua cinese a Hong Kong: il taiwanese You Are the Apple of My Eye, una pellicola adolescenziale dell’esordiente Giddens Ko, ha fatto scalpore quando è arrivata nelle sale hongkonghesi, verso la fine dell’anno, e sono bastati 73 giorni agli spettatori per fargli prendere il posto del campione d’incassi in carica, Kung Fu Hustle (Kung Fusion) di Stephen Chow del 2004. In generale, gli addetti ai lavori nel cinema hongkonghese hanno ulteriori motivi per rallegrarsi. Gli spettatori di Hong Kong non sembrano dare segni di voler mollare tanto presto i loro multiplex; anzi, le vendite di biglietti per il 2011 hanno superato quelle dell'anno precedente.
Ma le prospettive per i film nazionali nelle sale hongkonghesi sono meno brillanti. Quando sono state elaborate le statistiche relative al 2011, si è visto che solo due film nazionali sono entrati nella Top Ten degli incassi di Hong Kong e solo cinque produzioni locali si sono piazzate tra i primi venti posti. Tra i problemi che continuano ad affliggere il cinema di Hong Kong sul fronte interno si possono segnalare le difficoltà degli autori nel soddisfare i diversi gusti del mercato locale e di quello della Cina continentale, lo scarso interesse degli hongkonghesi per le produzioni locali e il numero limitato di nuovi talenti.
Nel 2011, come negli anni precedenti, il tema delle co-produzioni tra le società cinematografiche di Hong Kong e della Cina continentale ha dominato le discussioni su cinema di Hong Kong. Lo scorso anno si è assistito alla continua espansione della scena cinematografica in Cina, tanto che la vendita dei biglietti per i film locali oltre il confine spesso ha eclissato gli incassi di Hong Kong (ai termini di un accordo commerciale del 2003, l'accordo di partenariato economico di prossimità, le co-produzioni possono essere distribuite in Cina come film nazionali, e non rientrano nella quota). Esempio emblematico è il costosissimo, sfarzoso fantasy di arti marziali in 3D Flying Swords of Dragon Gate di Tsui Hark, interpretato da Jet Li e uscito in tempo per Natale: gli incassi realizzati a Hong Kong rappresentano solo l'uno per cento degli introiti complessivi raccolti in tutta la Cina alla fine di gennaio.
Flying Swords di Tsui ha impressionato favorevolmente la critica e gli appassionati del cinema di cappa e spada a Hong Kong, come dimostrano le 13 nomination raccolte agli Hong Kong Film Awards di aprile. Stranamente però il pubblico della città si è dimostrato piuttosto tiepido. E non è l’unico esempio di un film che viene accolto in modo diverso a Hong Kong e nella Cina continentale. Anche tra i film di fascia bassa, Mysterious Island, uno slasher a basso costo di Chung Kai-Cheong, è stato a malapena notato a Hong Kong, ma per gli adolescenti in Cina era una novità e ha fatto sensazione. Quando Andrew Lau, con A Beautiful Life, ha proposto una toccante storia d’amore interculturale tra Hong Kong e la Cina, gli spettatori hongkonghesi si sono lamentati per come il film criticava gli abitanti di Hong Kong.
Il sistema della coproduzione continua a mettere in evidenza il rompicapo che i cineasti devono affrontare confrontandosi con due mercati diversi, divisi da specifici gusti del pubblico e distinte regole di censura. Il modo di rapportarsi ai due mercati può essere molto diverso. Si prendano ad esempio i film del 2011 del regista Johnnie To: il suo Don’t Go Breaking My Heart ha fatto strage di cuori sia a Hong Kong sia in Cina, con la sua storia d'amore urbana pop nella quale possono riconoscersi gli spettatori di entrambi i mercati. To ha fatto in modo che non ci fosse nulla che potesse destare la preoccupazione dei censori cinesi. Life Without Principle invece si rivolge al pubblico di Hong Kong. È un’opera spigolosa, essenziale e attuale, che mette insieme le preoccupazioni quotidiane sulla Borsa, sulla proprietà e sul semplice tirare avanti, con stile disinvolto e talvolta quasi documentaristico. All’inizio del 2012 esce un altro film di To, Romancing in Thin Air, ancora una coproduzione a grosso budget che mira a trovare un buon equilibrio tra gli spettatori di entrambi i lati del confine.
Per il pubblico in cerca di film hongkonghesi di qualità, i film di To e di Tsui sono degli ottimi punti di partenza. Un altro pezzo forte è Wu Xia di Peter Chan, una storia infarcita di star del calibro di Kaneshiro Takeshi, Donnie Yen e Tang Wei, con spettacolari sequenze di arti marziali ambientate in una lussureggiante campagna, una vera delizia per gli appassionati del cinema d’azione. Coreografie d'azione più marcate si ritrovano invece in Shaolin, kolossal storico di Benny Chan, interpretato da Andy Lau e Jackie Chan e ambientato nel celebre monastero di Shaolin agli inizi del Novecento.
Il regista Herman Yau, con The Woman Knight of Mirror Lake, scodella una superba epica storica, nella quale la vita di un’eroina si mescola a furiose coreografie di combattimenti e a riflessioni sul retaggio dei giovani rivoluzionari. The Woman Knight è uno dei tanti film che celebrano il centenario della Rivoluzione Xinhai, un evento capitale della storia cinese. Tra gli altri vanno menzionati 1911, una rivisitazione articolata degli eventi dell'epoca, co-diretta e interpretata da Jackie Chan, e 72 Martyrs di Derek Chiu, che anch’esso mette in scena la rivolta.
Appartiene al cinema d’azione-fantasy a grosso budget A Chinese Ghost Story di Wilson Yip, remake dell’omonimo film del 1986 che fa divertire nostalgicamente con temi soprannaturali (il film di Yip in Cina è stato distribuito con il titolo A Chinese Fairy Tale, in quanto le regole della censura vietano le storie di fantasmi; i ghoul originali della storia, a loro volta, sono diventati “diavoli”, più graditi alla censura). Un altro fantasy in costume è Mural di Gordon Chan, una storia d'amore e d’avventura colorata e affascinante, ispirata, come A Chinese Ghost Story, alla letteratura classica di Pu Songling.
Love in Space di Tony Chan e Wing Shya è un film di ambientazione contemporanea che si è distinto dagli altri. Come Hot Summer Days, realizzato l’anno precedente dagli stessi registi, il film riunisce varie storie d’amore relative a diverse fasce d'età, con in più l’ambientazione internazionale (tra cui una bella storia che si svolge in Australia) e un episodio in orbita, per agganciarsi alla Festa della Luna, in concomitanza della quale era previsto il lancio del film. Verso la fine dell’anno Jeff Lau si esibisce in un numero romantico eccellente, anche se impegnativo, con East Meets West 2011, e mantiene desta l’attenzione del pubblico quando scatena la storia tumultuosa di un supereroe partendo da una trama inebriante di nostalgia. Il pubblico ha affollato le sale per Overheard 2 di Alan Mak e Felix Chong, ben congegnato seguito (ma solo nel titolo) di Overheard del 2009, incentrato sui loschi traffici del mercato azionario.
Anche se nel 2011 la maggior parte dei film di alto profilo di Hong Kong sono state coproduzioni, ci sono alcune eccezioni. In particolare 3D Sex and Zen: Extreme Ecstasy, di Christopher Sun, che è stato pubblicizzato a livello mondiale nei primi mesi dell'anno per il suo valore di novità. Il film in sé non sarà un capolavoro dal punto di vista della critica (e il suo imbarazzante mix di commedia sexy e scene di tortura incredibilmente violente non aiuta), ma gli incassi nei cinema hongkonghesi sono andati molto bene. L’erotismo ammiccante ha attirato gli spettatori anche quando è uscito il film di Wilson Chin Lan Kwai Fong: questa saga dei nightclub prometteva una sfilata di nudità e stravaganze da camera da letto alimentate dall’alcool, e il pubblico più giovane se lo è bevuta avidamente. Ma al di fuori di quella fascia demografica, il pubblico è rimasto deluso per la trama esile, gli interpreti poco convincenti e l’aria da film di serie B.
In The 33D Invader di Chin Cash c’è del materiale molto più piccante. L’epica trash di Chin, dalla trama allegramente sciocca (una donna proveniente dal futuro viaggia nel tempo fino alla Hong Kong dei nostri giorni alla ricerca di un partner sessuale per contribuire a salvare la razza umana dagli alieni), compensa i bassi valori produttivi con un’atmosfera senza pretese in cui tutto è concesso.
Tra le altre produzioni a basso e medio budget del 2011 figurano Love Is the Only Answer di Patrick Kong e Let’s Go! di Wong Ching Po. Kong continua la sua serie di epopee d’amore travagliato, raccontando in modo sorprendentemente coinvolgente di una festa di matrimonio finita male e delle sue conseguenze. Per Kong il 2011 è stato un anno molto impegnativo, che lo ha visto impegnato anche con Mr. & Mrs. Single, una sdolcinata storia d’amore in ufficio, ambientata in Cina. Ha anche co-diretto, con Wong Jing, l’horror trash a episodi Hong Kong Ghost Stories. Let 's Go! di Wong Ching-po invece è un mix bizzarro di film d'azione di supereroi ispirato agli anime, e suoni e immagini mirati a suscitare sentimenti nostalgici.
La nostalgia resta un tema ricorrente nei film che non puntano a grandi incassi nella Cina continentale, come testimonia la commedia uscita per il Capodanno cinese 2011, I Love Hong Kong, diretta da Chung Shu-kai e Eric Tsang. La sua rappresentazione della vita di un tempo all’interno di un complesso residenziale, nella quale vicini di casa gioiosi appaiono molto più portati alla vita in comunità delle loro controparti odierne, ha costituito una forte attrazione.
Uno dei problemi principali che affliggono l’industria cinematografica di Hong Kong è la debolezza delle sceneggiature. È un difetto evidentissimo nei film a basso e medio budget. Dalla metà degli anni 1990, molti hongkonghesi hanno schernito la produzione locale per la scarsa qualità e non è difficile capire perché l’opinione persista. Magic to Win di Wilson Yip cavalcava l'onda dell’interesse per la magia e, per la gioia dei fan di Harry Potter, conteneva qualche accenno alla stregoneria, ma la trama era un disastro, dall’inizio alla fine. Summer Love Love di Wilson Chin, ambientato in un resort, ha messo insieme alla svelta degli sketches a caso, infarciti di cammei e di product placement, in un maldestro tentativo di vendere biglietti agli adolescenti. E in Beach Spike di Tony Tang, sul tema del beach volley, gli sceneggiatori avevano una buona linea di attacco (le ragazze della pallavolo e il kung fu), ma lo script non è riuscito a segnare nessun punto.
All’estremo produttivo opposto, l’epica in costume di Frankie Chan Legendary Amazons soffre il fatto di avere troppi personaggi. Una spiegazione/esposizione piuttosto debole per un’avventura tutt'altro che entusiasmante. Sleepwalker in 3D di Oxide Pang è arrivato in sala con un sovraprezzo sui biglietti (a Hong Kong quando esce un film in 3D non sono previste versioni simultanee in 2D), ma a questo racconto giallo dal ritmo lento mancava un'adeguata tensione e suspense. E The Sorcerer and the White Snake di Ching Siu-tung, con le sue scene d’azione infarcite di computer graphics deludente, ha suscitato il disappunto di chi sperava in un elegante riammodernamento del sublime film di Tsui Hark del 1993 dal titolo Green Snake.
Come negli anni passati, anche nel 2011 Hong Kong ha visto sugli schermi una quantità limitata di nuovi talenti attoriali, mentre non sono mancate ottime prestazioni di star affermate, come i numeri di Lau Ching-wan in Life Without Principle e Overheard 2, la rivalità tra Louis Koo e Daniel Wu in Don’t Go Breaking My Heart, il doppio ruolo di Chow Yun-fat nel successo cinese Let the Bullets Fly di Jiang Wen, il ruolo comico di Donnie Yen, nei panni di rappresentante di prodotti di bellezza in All’s Well End’s Well 2011, l’esibizione rilassata di Eason Chan in East Meets West 2011 e Love in Space, e i ghiribizzi di Aaron Kwok in The Detective 2 di Oxide Pang, ambientato a Bangkok.
Tra le attrici che nel 2011 si sono espresse in rappresentazioni memorabili vanno menzionate Sandra Ng, per l’allegro film in costume sui supereroi di Vincent Kok Mr. & Mrs. Incredible e Karen Mok in East Meets West 2011. Ma nelle coproduzioni i ruoli femminili principali, in gran parte, vengono ancora assegnati alle attrici del continente: Scarseggiano, invece, giovani talenti locali che siano promettenti. Oltre alle note positive occasionali, come i numeri da star dell’attrice Angelababy in Love in Space e nella storia d’amore balneare di Jingle Ma Love You You, la maggior parte delle nuove artiste non ha ancora sviluppato a sufficienza un proprio stile distintivo, tale da garantire un buon seguito.
Per quanto riguarda il talento dall'altra parte della macchina da presa, il settore del cinema mainstream ha offerto poco spazio per nuovi registi. Chi era alla ricerca di nuovi cineasti con un potenziale commerciale ha dovuto rivolgersi ai cortometraggi. Il corto di Mo Lai 1 +1, che racconta di un gruppo di persone sfollate a causa di un progetto ferroviario, ha avuto un buon risultato in sala e ha riscontrato una buona tenitura al cinema, mentre un mockumentary di Wong Wai-kit sulla fotografia, The Decisive Moment, ha lasciato il segno durante le proiezioni ai festival. Entrambi sono stati premiati al Fresh Film Festival 2010, dedicato ai cortometraggi, un evento che nel 2011 ha presentato opere ancora più incisive. Fresh Wave è solo uno dei vari eventi che alimentano il sacro fuoco della cultura cinematografica hongkonghese, insieme all’Hong Kong International Film Festival. Un altro elemento importante per lo sviluppo della cultura cinematografica locale, nel 2011, è rappresentato dal programma di alto profilo dell’Hong Kong Film Archive. Oltre a proseguire il suo lavoro di tutela, conservazione e restauro, l'Archivio ha lanciato il programma "100 film hongkonghesi da non perdere”, una serie pluriennale di proiezioni e seminari per promuovere l’attenzione sul corpus cinematografico locale.
Considerata la debolezza del cinema mainstream di Hong Kong nel 2011, è stato incoraggiante veder partire il 2012 con il piede giusto. Per il Capodanno cinese, I Love Hong Kong 2012 di Shu Chung-kai e Wilson Chin e All’s Well End’s Well 2012 di Chan Hing-ka e Janet Chun hanno divertito il pubblico con commedie pensate per Hong Kong. Romancing in Thin Air trasporta gli spettatori in un luogo esotico e vanta le prestazioni di alto livello di Louis Koo e di Sammi Cheng, in un grande ritorno. Derek Yee ha suscitato la nostalgia degli hongkonghesi con The Great Magician, riproponendo la coppia formata da Lau Ching-wan e Tony Leung Chiu-wai che tanto successo aveva avuto alla televisione negli anni Ottanta. Pang Ho-cheung ha affascinato con Love in the Buff, sequel ambientato a Pechino di Love in a Puff, film del 2010 molto amato a Hong Kong, e inoltre ha sfornato velocemente anche la commedia Vulgaria, ispirata al cinema e intensamente hongkonghese.
Con Mr. & Mrs. Gambler. Wong Jing aggiunge una versione inaspettatamente pungente alle sue incursioni cinematografiche di lunga data nel gioco delle carte e del mahjong. Dante Lam presenta alcune azioni davvero spettacolari in The Viral Factor, una corsa in giro per il mondo costosa e sicura di sé, mentre Soi Cheang ha aggiunto gli ultimi ritocchi con ulteriori emozioni alla sua saga sulle corse automobilistiche Motorway.
E poi c’è A Simple Life: il dramma di Ann Hui che narra la storia di una domestica fedele e rispettosa ha fatto molto rumore lo scorso settembre, quando Deanie Ip ha vinto il premio come miglior attrice a Venezia. In seguito il film ha girato parecchio e ha partecipato a diversi festival, facendo incetta di premi in posti diversi come l'Estonia e Taiwan. Per mesi però agli spettatori dei cinema mainstream di Hong Kong il film è stato negato. Oltre ad avere avuto un numero limitato di proiezioni, per strappare ulteriori candidature a premi, A Simple Life non è stato distribuito in sala nel suo Paese fino a marzo, giusto prima dell’annuncio dei vincitori degli Hong Kong Film Awards. Ma se il pubblico hongkonghese può essere comprensibilmente irritato per non essere riuscito a vedere prima un film così atteso, tanta pubblicità prima dell’uscita del film ha significato diversi mesi di pubbliche relazioni positive, tanto necessarie al cinema di Hong Kong.
Tim Youngs