Azione dinamica, atletismo prodigioso e una straordinaria destrezza nelle acrobazie con i cavi si fondono nell’universo travolgente del cinema di Yuen Woo-ping. Ma questo veterano coreografo e regista di arti marziali non si limita a un’azione spettacolare, capace di far sussultare un’intera platea: Yuen è anche sinonimo di una creatività mozzafiato che spinge al limite gli effetti speciali, unita a una brillante vena comica che umanizza le sue star. Per tutto questo, e in riconoscimento del suo ruolo fondamentale nell’evoluzione del cinema d’azione non solo a Hong Kong ma a livello internazionale, quest’anno il Far East Film Festival di Udine è onorato di accoglierlo e di conferirgli il Gelso d’Oro alla Carriera.
Yuen Woo-ping nasce a Guangzhou nel 1945, immerso fin dall’infanzia nel mondo del cinema e delle arti marziali, insieme ai suoi nove fratelli. Si forma sotto la guida del padre Yuen Siu-tien, a sua volta appartenente a una famiglia di attori d’opera addestrati alle arti marziali dello stile del Nord. Yuen Senior debutta nel cinema di Hong Kong come attore nei primi anni Quaranta, per poi affermarsi come coreografo di arti marziali. Col tempo, ben sei dei figli di Yuen Siu-tien ne seguiranno le orme, diventando noti collettivamente come il “Clan Yuen”.
A partire dai primi anni Sessanta, Yuen Woo-ping diventa una presenza costante sullo schermo presso i leggendari studi Shaw Brothers, spesso in ruoli da comparsa. Nel 1971 assume il ruolo di coreografo di arti marziali con The Mad Killer, diretto da Lo Chen con Ng See-yuen, al quale fanno seguito molto presto ulteriori collaborazioni per titoli targati Shaw di Chor Yuen, come The Killer (1971), The Lizard (1972) e The Bastard (1973). Se inizialmente divide i crediti delle coreografie con il fratello Yuen Cheung-yan, a partire dal 1972 inizia a lavorare autonomamente come coreografo dei combattimenti. La sua attività non si limita alle produzioni Shaw, ma si estende anche a piccole case di produzione e alla major rivale, la Golden Harvest. Tra i suoi lavori più significativi di questo periodo figurano Bloody Fists (1972) di Ng See-yuen, due capitoli della serie The Criminals (1976 e 1977), targata Shaw, e Broken Oath (1977) del regista coreano Jeong Chang-hwa per la Golden Harvest, con la grande Angela Mao.
Nel 1978 Yuen passa alla regia e imprime una svolta al cinema di Hong Kong. Il produttore indipendente Ng See-yuen, intuendo il potenziale comico di un giovane attore di nome Jackie Chan, lo ingaggia in prestito per due film e coinvolge Yuen nella trasformazione della commedia di kung fu in un nuovo fenomeno globale. Il primo progetto per la Seasonal Films di Ng è Il serpente all’ombra dell’aquila (1978), con Chan nel ruolo di un giovane allievo di arti marziali, sotto la guida di Yuen Siu-tien. Con grande eleganza, il regista esalta l’agilità e la comicità fisica di Chan, creando coreografie e acrobazie al tempo stesso intricate e surreali. Il serpente all’ombra dell’aquila riscuote un enorme successo al botteghino, dando nuova linfa al genere del film di kung fu e creando grande aspettativa per il lavoro successivo di Yuen, Drunken Master (1978). Qui Chan interpreta una versione giovanile del leggendario eroe Wong Fei-hung, già protagonista di decine di film a partire dal 1949 (curiosità: Yuen Siu-tien aveva recitato proprio nel primo di questi film). Yuen fonde un intero repertorio di stili marziali, dallo Hung Gar, associato a Wong, fino a tecniche ispirate agli animali e, naturalmente, al “pugno dell’ubriaco”. L’accoglienza è ancora più calorosa: Drunken Master si piazza al secondo posto al botteghino annuale di Hong Kong e ottiene una vasta distribuzione in tutta l’Asia.
Tutto d’un tratto Yuen Woo-ping si è affermato come un innovatore di riferimento. Nel 1979 fonda la Peace Film Production e inaugura una serie di amatissime commedie kung fu. Tra i lavori realizzati per la Golden Harvest figurano The Magnificent Butcher (1979), con il trascinante Sammo Hung nei panni di un discepolo di Wong Fei-hung, e The Miracle Fighters (1981). Quest’ultimo spinge la strabiliante inventiva di Yuen verso territori fantastici, con sacerdoti litigiosi alle prese con un feroce stregone. La complessità delle acrobazie, della pirotecnia e degli effetti pratici è tale da richiedere ben 170 giorni di lavorazione.
Yuen, tuttavia, non si lascia confinare nel ruolo di interprete del kung fu tradizionale. Lo dimostrano Mismatched Couples (1985) e Tiger Cage (1988): nel primo, accanto al divo Donnie Yen, Yuen (qui anche in veste di delizioso protagonista) elegge la breakdance come motore di una commedia d’azione travolgente, disseminata di trovate surreali come una partita di tennis giocata su una bici da cross. Il thriller Tiger Cage, realizzato in un momento in cui il poliziesco contemporaneo ha acquistato un maggiore prestigio, punta su un’azione più brutale, che fonde arti marziali, inseguimenti e sparatorie.
Tornando al cinema di arti marziali in costume, Yuen collabora con il potente produttore Tsui Hark per dirigere Iron Monkey, nel 1993. Una saga in stile Robin Hood funge da cornice per una dimostrazione di wire fu ai massimi livelli, in cui gli interpreti vengono sospesi da cavi nascosti manovrati da una squadra fuori campo, culminando in uno spettacolare duello su pali sospesi sopra le fiamme. Nello stesso anno Yuen lavora con grandi star del calibro di Jet Li e Michelle Yeoh in The Tai Chi Master (1993), racconto di kung fu tradizionale in cui due giovani combattenti si uniscono ai ribelli per opporsi a un potente eunuco. Yuen valorizza inoltre l’agilità di Yeoh in Wing Chun (1994), una commedia d’azione in cui l’attrice interpreta la mitica fondatrice dell’omonimo stile di combattimento.
Nel corso degli anni Yuen rimane uno dei principali coreografi di arti marziali del cinema di Hong Kong, collaborando anche con altri registi. Un momento chiave è la sua partecipazione alla serie Once Upon a Time in China di Tsui Hark: come coreografo delle arti marziali per il brillante Once Upon a Time in China II (1992), Yuen concepisce acrobazie straordinarie per Jet Li e Donnie Yen, ottenendo il primo dei suoi sei Hong Kong Film Awards per la migliore coreografia d’azione.
Non sorprende che anche il cinema internazionale lo voglia coinvolgere. Nel 1999 il suo lavoro raggiunge un nuovo pubblico con Matrix di Lana e Lilly Wachowski, film sensazionale non solo per la trama fantascientifica che tanto ha fatto discutere gli spettatori, ma anche per le sequenze d’azione, frutto di mesi di intenso allenamento e della meticolosità di Yuen nel coniugare coreografia e caratterizzazione del personaggio. Con il sensazionale La tigre e il dragone (2000) di Ang Lee, Yuen trova un ulteriore, straordinario banco di prova per il suo talento: il pubblico internazionale, gran parte del quale vede un wuxiapian per la prima volta, rimane incantato dalle prodezze del wire fu, con gli spadaccini che duellano in volo e balzano sopra i tetti. Anche Quentin Tarantino si affida a Yuen come consulente per le scene d’azione nei suoi omaggi ai film di genere di arti marziali Kill Bill: Volume 1 (2003) e Kill Bill: Volume 2 (2004).
Tornato a Hong Kong, Yuen collabora al blockbuster Kung Fu Hustle (2004) di Stephen Chow come coreografo di arti marziali, trovandosi perfettamente a proprio agio con la verve comica del film e i suoi eccentrici e originali omaggi ai diversi stili di combattimento del cinema hongkonghese. Il biopic marziale Fearless (2006) di Ronny Yu lo vede impegnato a coreografare le scene d’azione nel fiorente settore delle grandi e spettacolari coproduzioni tra Hong Kong e la Cina continentale, ambito in cui si cimenta nuovamente dietro la macchina da presa per True Legend (2010), racconto di eroi popolari in cui effetti moderni si combinano con combattimenti tecnicamente complessi ambientati in scenari naturali spettacolari, tra cui la seconda cascata più grande della Cina. Nuove e forti emozioni arrivano con The Thousand Faces of Dunjia (2017) e Master Z: Ip Man Legacy (2018), diretti da Yuen, oltre alla pregevole coreografia marziale per The Grandmaster (2013) di Wong Kar Wai e per gli ultimi due capitoli della celebre saga Ip Man, firmata da Wilson Yip. Yuen si concede anche una digressione stilistica, dirigendo il toccante cortometraggio Homecoming, ambientato nella Hong Kong degli anni Novanta, all’interno del film antologico Septet: The Story of Hong Kong (2020) prodotto da Johnnie To.
Quest’anno Yuen rimane in prima linea nel cinema in lingua cinese con il suo nuovo film Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert. Distribuito come grande attrazione del Capodanno cinese, il tradizionale periodo d’oro per il botteghino, il film è tratto da un manhua (fumetto cinese) e segue le gesta di un gruppo di eroi alle prese con un viaggio epico tra imboscate, scontri e fughe rocambolesche. Punto di forza dello spettacolo è la messa in scena, a opera di Yuen, di elaborati combattimenti in location reali, interpretati da artisti marziali professionisti come Wu Jing, Jet Li e Max Zhang e basati su pratiche tradizionali come un ingegnoso uso dei cavi, conferendo un senso di autenticità vecchia scuola alle gesta sovrumane. Blades of the Guardians si conclude con accenni a ulteriori sviluppi nelle storie dei suoi eroi, lasciando lo spettatore in attesa della prossima spettacolare impresa che il Maestro saprà plasmare.
Tim Youngs