Di nuovo in piedi: il cinema di Hong Kong nel 2022
Il 2023 è iniziato sotto i migliori auspici per il cinema di Hong Kong. Dopo tre anni di interruzione forzata, il pubblico locale ha iniziato a sostenere i film locali fino a risultati da record e l’impegno dell’industria cinematografica per far emergere nuovi talenti ha dato ottimi frutti. La situazione era davvero drammatica se si pensa che, meno di un anno prima, i cinema erano sbarrati e i cineasti presagivano tempi cupi.
La ripresa è iniziata persino prima che si esaurissero le restrizioni attuate a Hong Kong per la pandemia. La strategia anti-Covid dalla linea dura che aveva isolato la città e represso cittadini e imprese è stata in gran parte smantellata alla fine del 2022, dopo che la Cina continentale ha abbandonato improvvisamente le restrizioni che aveva adottato. Quando gli hongkonghesi hanno iniziato a uscire di casa senza i fastidiosi limiti agli assembramenti e l’obbligo del green pass, in molti si sono riversati nelle sale cinematografiche per vedere i film di produzione locale, con un entusiasmo che aveva iniziato a prendere piede già in estate.
Questa ondata ha fatto cadere uno dietro l’altro tutti i record del botteghino: nel 2022 due titoli hanno infranto il primato raggiunto da una produzione locale; e nel primi mesi del 2023 un film hongkonghese – il dramma giudiziario A Guilty Conscience, esordio come regista del noto sceneggiatore Jack Ng – è diventato la prima produzione locale a superare l’incasso di 100 milioni di dollari hongkonghesi (12,7 milioni di US$) a Hong Kong. Interpretato dal popolare attore Dayo Wong, A Guilty Conscience è incentrato su un avvocato che fa ammenda per un errore giudiziario in un caso di cui si era occupato. Trame secondarie sui loschi rapporti all’interno della cricca dei magnati della città e appelli trascinanti per la difesa di un sistema giudiziario in pericolo aggiungono al fascino del film temi di grande attualità.
Se si guarda al numero di film prodotti, il cinema di Hong Kong è ancora in crisi. Nel 2022 sono usciti nelle sale della città soltanto 27 titoli, in calo rispetto ai 46 del 2021. Tuttavia, quattro film locali sono entrati nella top ten e due di questi sono finiti tra i primi cinque: un cambiamento straordinario rispetto agli anni passati, quando era già un grande traguardo aggiudicarsi anche un solo posto in classifica. Complessivamente, nel 2022 a Hong Kong le sale cinematografiche hanno incassato 1,14 miliardi di HK$ (145,3 milioni di US$), poco più del 5% in meno rispetto alle statistiche dell’anno precedente.
Il calo degli incassi registrato nel 2022 non è stato poi così drammatico se si considera com’è stato difficile l’inizio dell’anno per l’industria cinematografica. Ai primi di gennaio è stata ordinata la chiusura delle sale cinematografiche, quando il Covid-19 ha superato le misure di quarantena a difesa della città e sono aumentati i contagi e i decessi. Con oltre 100 giorni di chiusura, per il mondo del cinema sono saltati il Capodanno lunare, San Valentino e Pasqua, mentre l’Hong Kong International Film Festival ha posticipato le sue date. Quando, a metà aprile, le sale cinematografiche hanno riaperto i battenti, inizialmente con un riempimento al 50%, i distributori hanno provato a lanciare alcuni titoli, prima di mettere a segno alcuni successi a metà anno. La commedia a tema gastronomico del regista esordiente Coba Cheng, Chilli Laugh Story, un prodotto natalizio posticipato, è stato uno dei primi successi: per la promozione hanno cercato di prenderla sul ridere, presentandolo disinvoltamente come il “primo film del Capodanno cinese che uscirà in estate”, e la sceneggiatura di Cheng ha amalgamato armoniosamente il buon umore con argomenti più pesanti come l’emigrazione.
Un’altra commedia del Capodanno lunare uscita in ritardo, l’opera seconda del regista Sunny Chan Table for Six, è andata anche meglio al botteghino. Il film, uscito in settembre, vanta un’eccellente sceneggiatura ed è ambientato perlopiù all’interno di una casa in cui una famiglia si riunisce per consumare i pasti. Tra i film hongkonghesi del 2022, Table for Six si è classificato al secondo posto, dopo Warriors of Future di Ng Yuen-fai, regista esordiente ed esperto di effetti speciali. Warriors, uscito in agosto dopo una lunga gestazione, è un progetto ad alto budget che costituisce per il cinema di Hong Kong un’insolita escursione nella fantascienza. Il film, che fa largo impiego di CGI, è ambientato in un futuro paesaggio urbano, attaccato da una pianta gigante e da mostri orribili, con un gruppo di eroi catapultato nel cuore del pericolo per salvare la città. Warriors ha beneficiato stranamente dell’appoggio spontaneo degli hongkonghesi, che hanno sostenuto in massa il film quando i media hanno riportato che il famoso attore e produttore Louis Koo ha pianto dopo essere stato informato che nella Cina continentale Warriors non andava affatto bene. Gli spettatori si sono mobilitati per vederlo sul grande schermo e le aziende dell’intera città si sono date da fare con varie iniziative per fare in modo di mettere ancora più biglietti in mano ai clienti.
Oltre a Table for Six e Warriors of Future, nella top ten dello scorso anno sono entrati anche Mama’s Affair e The Sparring Partner. In Mama’s Affair, opera seconda della sceneggiatrice e regista Kearen Pang, l’idolo pop Keung To interpreta un fattorino che trova la strada per la celebrità quando incontra un talent manager. Il film di Pang, che ha una sceneggiatura curata e un evidente appeal pop, ha convinto più spettatori dei soli fan di Keung e della sua famosissima boy band Mirror. Uscito verso la fine dell’anno, The Sparring Partner ha raccolto un successo inaspettato: nel primo mese di distribuzione gli incassi aumentavano ogni settimana. Diretto dall’emergente Ho Cheuk-tin, il film ricostruisce un autentico caso di omicidio, seguendo i due indiziati nel corso del processo. Il passaparola sul film è stato incredibile, anche se la diffusione della macabra pellicola è stata limitata dal divieto ai minori. Forse a influenzare la risposta del pubblico, come è stato per A Guilty Conscience, è stata l’attualità: oggi gli hongkonghesi hanno sempre più familiarità con i casi giudiziari, visto il flusso costante di politici, personaggi dei media e manifestanti che finiscono sotto processo.
Tra gli altri titoli di successo dello scorso anno va citato il thriller di Wai Ka-fai Detective vs. Sleuths, incentrato su un esperto ex poliziotto che contribuisce a sconfiggere una banda di assassini. È un film dalla trama intricata che è approdato in sala dopo anni di limbo in post-produzione. Un altro titolo che è stato distribuito nelle sale di Hong Kong dopo una lunga attesa è l’antologico Septet: The Story of Hong Kong (2020). Diretto da sette cineasti veterani – Johnnie To, Ann Hui, Patrick Tam, Sammo Hung, Yuen Wo-ping, Tsui Hark e il defunto Ringo Lam – è composto da una serie di cortometraggi carichi di affetto per la città che si sviluppano delicatamente sullo schermo. Un altro titolo di fascia alta è Where the Wind Blows, diretto da Philip Yung, che rivolge lo sguardo all’epoca coloniale per narrare una vicenda di corruzione ai vertici delle forze di polizia.
Per quanto riguarda i film minori, The Narrow Road di Lam Sum propone il ritratto sensibile di due addetti alle pulizie alle prese con il lavoro e la vita domestica quando il Covid-19 ha iniziato a manifestarsi. Hong Kong Family, un’opera delicata e priva di fronzoli del regista esordiente Eric Tsang, ritrae una famiglia dopo che il matrimonio dei genitori è andato a rotoli. Amos Why continua la serie speciale di opere che esaltano Hong Kong con Far Far Away, in cui la gradevole storia di un giovane programmatore che esce con donne che abitano in località remote diventa il pretesto per portare alla ribalta luoghi poco filmati. Anastasia Tsang attinge al patrimonio locale nel suo primo lungometraggio A Light Never Goes Out, in cui parla della fabbricazione di luci al neon – un’attività un tempo fiorente ma che oggi a Hong Kong sta finendo nel dimenticatoio – in una storia incentrata su una donna che cerca di far risorgere il laboratorio del marito morto.
Tra gli altri film drammatici, Lost Love, primo lungometraggio di Ka Sing-fung, racconta la storia di una coppia che, dopo la morte del figlio, prende in affido una serie di bambini. Girato con uno stile pacato e toccante, il film propone una visione ponderata di un argomento di cui si parla poco a Hong Kong. L’esordiente Terry Ng ha messo in scena un dramma sommesso in Pretty Heart, in cui un’insegnante affronta problemi di lavoro, tensioni familiari e malattie. Judy Chu, con l’opera prima autobiografica Sunshine of My Life, riflette sulla propria storia personale in un film diretto con stile semplice e allegro, intriso di nostalgia, incentrato su una ragazza che cresce con due genitori ciechi. E Just 1 Day, esordio alla regia della sceneggiatrice Erica Li, descrive il rapporto tra ex compagni di scuola, uno dei quali è un malato terminale. Molti di questi drammi sono intessuti di una coscienza sociale che è sempre più sentita, ora che molti hongkonghesi sono spinti dal desiderio di esplorare, proteggere e promuovere la cultura e il patrimonio locali, anche di fronte alla crescente influenza della Cina continentale sulla città.
Altri registi hanno fatto la loro parte per diversificare l’offerta cinematografica. La gamma si è arricchita con l’horror antologico Tales from the Occult, tre cortometraggi diretti dal veterano Fruit Chan, da Fung Chih-chiang e dall’esordiente Wesley Hoi; altre vicende inquietanti hanno visto la luce in Let It Ghost, trittico di humour nero del nuovo regista Wong Hoi.
Il lungometraggio documentaristico To My Nineteen-Year-Old Self, co-diretto da Mabel Cheung e William Kwok, ha seguito cinque studentesse di una scuola secondaria femminile di élite nel corso di un intero decennio, registrando i cambiamenti nelle loro vite e contestualmente nella società intera. L’opera ha vinto il premio per il miglior film attribuito dalla Hong Kong Film Critics Society, ma, a causa di controversie, alla fine il film non ha potuto avere la sua regolare uscita nelle sale. Il lungometraggio d’esordio di Ying Chi-wen Life Must Go On è una commedia sportiva che narra la storia ottimistica di una squadra di dodgeball composta da adolescenti problematici. Breakout Brothers 2, diretto da Mak Ho-pong, sfrutta i personaggi già presenti in una divertente commedia del 2020, imperniata su un’evasione da un carcere. Il pubblico non ha dovuto aspettare molto per ridere di nuovo della vita di prigione: alcune settimane dopo l’uscita della seconda parte, Breakout Brothers 3 ha concluso la trilogia di Mak.
Sebbene film come questi siano stati fondamentali per creare entusiasmo nel pubblico, non tutti i film del 2022 sono riusciti a lasciare il segno. Il film antologico Look Up, con la sua serie di cortometraggi su normalissimi abitanti di Hong Kong che coprono più decenni e che ruotano tutti attorno a un singolo personaggio, lanciava messaggi positivi ma scontava una narrazione noiosa. Love Suddenly di Mak Ho-pong, originariamente posizionato come film per San Valentino, è passato inosservato, alla fine dell’anno, con le sue quattro deboli vicende di amore giovanile. Burning, diretto da Benny Lau, non era che una piatta rivisitazione di Attrazione fatale nei dintorni di Hong Kong.
L’impatto dei nuovi talenti ha svolto un ruolo fondamentale per l’attuale rinascita del cinema di Hong Kong. Quasi metà dei film hongkonghesi usciti in sala lo scorso anno sono opere prime e seconde, e quattro di questi figurano anche nella top ten del 2022. Molti giovani attori si stanno facendo avanti per rimpiazzare degnamente i divi che dominavano gli schermi prima del Covid: mentre divi navigati come Lau Ching-wan, Sammi Cheng, Louis Koo, Nick Cheung, Aaron Kwok e Tony Leung Chiu-wai continuano a ricoprire ruoli importanti, e altri interpreti come Dayo Wong, Louis Cheung, Ivana Wong, Stephy Tang e Philip Keung continuano la loro ascesa, una nuova generazione di talenti della recitazione sta facendo carriera.
Giovani come Kaki Shum, Jennifer Yu, Louise Wong, Fish Liew, Angela Yuen, Renci Yeung, Cecilia So, Dee Ho, Rachel Leung, Hedwig Tam e Hanna Chan stanno accrescendo la loro reputazione con interpretazioni di qualità. Sono in ascesa anche le quotazioni della popolare boy band Mirror, composta da 12 membri e sempre più presente al cinema visto che alcuni suoi componenti, in particolare Edan Lui, Keung To e Anson Lo, hanno spesso ruoli importanti sul grande schermo. Ad aumentare la risonanza e la portata di questa ondata di nuovi talenti sono stati organizzati incontri dal vivo nelle sale – un caso frequente che contribuisce a incrementare il passaparola.
I registi emergenti di Hong Kong continuano a essere supportati da una serie di programmi. La First Feature Film Initiative, a gestione governativa, fornisce fino a 8 milioni di HK$ (1,02 milioni di US$) a ciascun progetto selezionato, per film diretti da un regista esordiente e prodotti da figure consolidate del settore. Tra i film più recenti che hanno beneficiato di questo finanziamento ci sono Hong Kong Family, Lost Love e A Light Never Goes Out. Tra gli ulteriori programmi di supporto ufficiale è previsto anche lo Scriptwriting Incubation Programme, dedicato alla scrittura di sceneggiature, mentre un maggiore sostegno del governo è andato al cinema in generale (compresi gli esordienti) nell’ambito del Film Production Financing Scheme (programma governativo di finanziamento della produzione cinematografica). Nel frattempo, il programma Fresh Wave dell’Hong Kong Arts Development Council, sempre di derivazione governativa, continua a finanziare cortometraggi di registi emergenti, che una volta completati sono proiettati in concorso al Fresh Wave International Short Film Festival di Hong Kong e mostrati sia sulla televisione locale che in festival all’estero.
Molti dei registi che hanno debuttato lo scorso anno, compresi Ka Sing-fung, Anastasia Tsang e Ho Cheuk-tin, provengono dal progetto Fresh Wave. Sebbene il sostegno finanziario sia stato accolto con favore, qualcuno si è chiesto se fosse opportuno fare così tanto affidamento sull’investimento del governo; e come tali finanziamenti si accordino con il desiderio sempre più pressante dei dirigenti di “raccontare al mondo le belle storie di Hong Kong”.
Mentre i film di piccola e media portata ricevono fondi locali attraverso programmi governativi o tramite società di produzione solidali, le coproduzioni tra Hong Kong e la Cina continentale restano una parte importante dell’industria cinematografica della città. Gli accordi di coproduzione consentono ai registi di Hong Kong di distribuire i loro film in tutta la Cina, e in questo modo riescono a spuntare budget significativamente più elevati. Warriors of Future, Detective vs. Sleuths e Where the Wind Blows sono nati come coproduzioni, e molti film di ampia portata sono ora in dirittura d’arrivo dopo anni di rallentamento nella produzione. Ci sono però degli inghippi: le coproduzioni devono superare la rigida censura cinese prima di approdare in qualunque sala, anche a Hong Kong, e avere successo sia sul mercato hongkonghese che su quello della Cina continentale comporta un equilibrio molto delicato.
Tanto più ai nostri giorni, con gli spettatori di Hong Kong pronti a sostenere storie locali che enfatizzano la cultura della loro città.
Un insolito discorso a parte riguarda la fortunata campagna di crowdfunding per il film poliziesco Smashing Frank, che dovrebbe tradursi nel primo lungometraggio di Trevor Choi dopo aver raccolto su Kickstarter la cifra di 2,5 milioni di HK$. Tuttavia, le prospettive di simili modalità di finanziamento sono incerte per il futuro: il governo ha infatti proposto di regolamentare il crowdfunding, richiedendo tra l’altro anche l’approvazione preliminare ufficiale di tutti i progetti.
Anche se i traguardi da record del 2022-23 sollevano il morale, per il cinema di Hong Kong il quadro rimane comunque complicato. I cineasti stanno ancora facendo i conti con la tentacolare legge sulla sicurezza nazionale (NSL) applicata alla città ed entrata in vigore nel giugno 2020, nonché con le relative modifiche legislative implementate da allora. La NSL, imposta da Pechino quando una proposta di legge sull’estradizione innescò proteste in tutta Hong Kong, prevede i crimini di secessione, sovversione, terrorismo e collusione con organizzazioni straniere. Mentre i funzionari strombazzano l’efficacia della NSL nel ristabilire l’ordine, altri sostengono che l’ampia portata della legge e la sua mancanza di paletti chiari abbiano soppresso il dissenso ed eroso la libertà di parola. Le autorità hanno applicato anche la legge sulla sedizione dell’era coloniale, con giornalisti tra gli accusati. I cineasti, osservando il mutevole panorama politico e sociale, ci penseranno due volte prima di inserire nei loro film qualcosa che possa essere visto come una critica alla politica del governo o all’applicazione della legge.
Nel 2021 anche i temi della sicurezza nazionale sono stati inclusi nell’aggiornamento del decreto sulla censura cinematografica. Ora qualunque film può essere censurato o bloccato per motivi di sicurezza nazionale; un secondo funzionario pubblico può intervenire e revocare una precedente autorizzazione se un film è considerato “contrario agli interessi della sicurezza nazionale”; inoltre le proiezioni di film non approvati comportano pesanti sanzioni. Un caso si è verificato lo scorso anno, quando al festival Fresh Wave due produzioni, una locale e l’altra di Taiwan, non hanno ottenuto l’autorizzazione per la proiezione. Di fronte alle crescenti restrizioni, alcune produzioni a rischio hanno scelto di non richiedere nemmeno il nullaosta della censura e di cercare il proprio pubblico lontano da Hong Kong, piuttosto che scendere a compromessi per ottenere magari solo una distribuzione limitata in patria (anche se un film politicamente sensibile ottenesse l’autorizzazione, le sale cinematografiche potrebbero essere così caute da non proiettarlo).
Sebbene le questioni sociali e politiche non siano scomparse dal cinema di Hong Kong, è più probabile che oggi gli spettatori trovino riferimenti e argomenti delicati presentati sotto forma di allusioni e allegorie invece che affrontati direttamente. Su alcuni cineasti pesa anche il rischio dell’inserimento nella lista nera: coloro che lavorano a un film controverso potrebbero incontrare ostacoli in futuro, cercando lavoro o finanziatori in ambito cinematografico. Nel frattempo, le crescenti pressioni che si sono manifestate in città dalla metà del 2020 hanno spinto molti a emigrare e il mondo del cinema non è stato risparmiato dalla fuga di cervelli che ha interessato la forza lavoro.
Nonostante le recenti difficoltà e le sfide che affronta, il cinema hongkonghese dimostra di avere ancora quello che serve per far parlare di sé. Sulla scia dei risultati da record di A Guilty Conscience, gli amanti del cinema hongkonghese si aspettavano una serie incredibile di nuovi film. Mad Fate di Soi Cheang, Vital Sign di Cheuk Wan-chi e The Sunny Side of the Street di Lau Kok-rui sono alcuni dei pezzi forti e in marzo, all’ultimo Filmart di Hong Kong, le case di produzione hanno presentato i prossimi grandi successi. Per chi, nel bene e nel male, è rimasto fedele al cinema di Hong Kong – così come per coloro che solo ora cominciano a guardarlo con occhi nuovi – è incoraggiante vedere l’industria cinematografica locale rimettersi in piedi e assaporare un successo ancora maggiore.
Tim Youngs