The King's Warden

Segnali contrastanti: il cinema coreano nel 2025

L’industria cinematografica sudcoreana sta vivendo tempi strani. Rimane impantanata nella sua crisi post-pandemica e il 2025 è stato un anno che la maggior parte dei cineasti preferirebbe probabilmente dimenticare. Gli incassi al botteghino hanno continuato a diminuire e, con gli investimenti in calo, gli addetti ai lavori hanno iniziato ad accettare l’idea che il cinema coreano si trovi nel bel mezzo di un lungo e lento declino.

E allora come spiegare l’inizio del 2026? Dopo che a gennaio diversi film di medio livello hanno ottenuto risultati migliori del previsto, a febbraio The King’s Warden, un film drammatico in costume che prima della sua uscita aveva attirato poca attenzione, si è trasformato in un trionfo al botteghino. Conquistando la simpatia del pubblico grazie alla sua tragica storia di un giovane re deposto, il film ha gradualmente costruito un passaparola che si è fatto sempre più forte di settimana in settimana, fino a superare in breve tempo la soglia dei dieci milioni di biglietti venduti. La tenitura, però, non mostrava ancora segni di cedimento, tanto che alla fine di marzo il film aveva venduto oltre 15 milioni di biglietti, stabilito un nuovo record assoluto di incassi e continuava a occupare la prima posizione al botteghino.

Questa è stata ovviamente una buona notizia per le sale cinematografiche e per l’industria nel suo complesso, ma che significato ha per il cinema coreano? The King’s Warden è un raro caso isolato destinato a esaurirsi presto, dopo il quale la grande maggioranza degli spettatori tornerà a consumare contenuti a casa invece che al cinema? Oppure è il segnale che le prospettive future del settore non sono poi così cupe come sembrano?

I cineasti coreani possono anche essere perdonati se si sentono confusi: sollevati per il fatto che finalmente qualcosa riesca a entrare in sintonia con il pubblico locale, ma non ancora certi che ciò sia sufficiente a giustificare un vero e proprio ottimismo.

Prima di approfondire ulteriormente la questione, torniamo indietro e consideriamo ciò che è accaduto nel 2025. I primi mesi dell’anno (analizzati nel catalogo del FEFF dello scorso anno) hanno visto poche uscite di rilievo a eccezione del progetto hollywoodiano di Bong Joon Ho, Mickey 17, che però ha in parte deluso le aspettative e ha portato in sala 3 milioni di spettatori.

Solo due film coreani della prima parte dell’anno sono riusciti a distinguersi al botteghino. The Match, con Lee Byung-hun e Yoo Ah-in nei panni di due celebri giocatori di Go a fine Ventesimo secolo, ha avuto un percorso particolarmente complicato per arrivare al pubblico. Girato nel 2021 durante la pandemia e acquisito da Netflix per una distribuzione diretta sulla piattaforma nel 2022, il film ha visto comunque la sua uscita rinviata a causa di uno scandalo legato alla droga che ha coinvolto Yoo Ah-in.

È stato solo nel marzo 2025 che la casa di produzione e Netflix hanno deciso di distribuirlo nelle sale prima del debutto in streaming. Alla fine, il film è stato ben accolto dal pubblico e, grazie a un passaparola positivo, ha raggiunto un risultato più che rispettabile di 2,2 milioni di biglietti venduti. L’altro film di successo della primavera è stato Yadang: The Snitch, un thriller politico diretto da Hwang Byung-guk, che ad aprile ha totalizzato 3,4 milioni di spettatori.

Con l’arrivo della stagione estiva, due progetti di alto profilo, entrambi basati su webtoon o romanzi online di grande successo, sono stati programmati per un’uscita a fine luglio. My Daughter Is a Zombie si è rivelato il più fortunato dei due: una commedia/dramma familiare che racconta di un padre alle prese con la figlia infettata durante un’epidemia zombie. Interpretato da Cho Jung-seok, già protagonista della commedia Pilot, il maggiore successo dell’estate 2024, My Daughter Is a Zombie ha venduto 5,6 milioni di biglietti nonostante recensioni tiepide. Alla fine, il film si è classificato come il maggiore incasso coreano del 2025.

Nel frattempo, un destino molto più difficile attendeva Omniscient Reader, film ad alto budget basato sul celebre web novel Omniscient Reader’s Viewpoint di singNsong. Man mano che l’industria cinematografica coreana si affida sempre più agli adattamenti di proprietà intellettuali esistenti (in particolare webtoon e remake), la reazione negativa nei confronti di Omniscient Reader evidenzia i rischi legati a progetti con un’appassionata fanbase globale.

Sebbene portare sullo schermo una narrazione seriale così complessa e di lunga durata comporti inevitabilmente delle semplificazioni, i fan hanno criticato le scelte creative del regista, il cambiamento di tono della storia rispetto all’originale e la reinterpretazione di diversi personaggi chiave. Nonostante un’ampia distribuzione e un’imponente campagna di marketing, il film ha sofferto di un passaparola negativo e ha chiuso la programmazione con poco più di un milione di spettatori.

Più in generale, l’estate del 2025 si è distinta anche per il numero ridotto di film di alto profilo. Ciò è stato in gran parte il risultato di un ridimensionamento da parte dei principali studi coreani, come ad esempio CJ ENM, un tempo la società di distribuzione più prolifica del Paese, che in tutto il 2025 ha fatto arrivare in sala solo due film coreani: la commedia romantica a medio budget Pretty Crazy in agosto (che ha ottenuto un deludente risultato di 400.000 biglietti venduti) e No Other Choice Non c’è altra scelta di Park Chan-wook.

Con il passaggio dall’estate all’autunno, No Other Choice è stato di fatto l’unico film coreano ad attirare un’attenzione significativa da parte del grande pubblico. Dopo essere stato presentato in concorso al festival di Venezia ed essere stato proiettato al festival di Toronto, è stato scelto anche come film di apertura del Busan International Film Festival a settembre.

La storia è quella di un padre di famiglia che, dopo essere stato licenziato, decide che il modo migliore per farsi riassumere è eliminare la concorrenza. Il film ha avuto un percorso internazionale di grande successo, pur non essendo stato considerato per i premi principali a Venezia e agli Oscar, mentre la sua accoglienza in Corea del Sud è stata decisamente più tiepida. Che sia dipeso da aspettative troppo elevate o dalla sensazione che lo stile narrativo di Park, a questo punto della sua carriera, non sia più in sintonia con i gusti del pubblico locale, le recensioni in Corea per No Other Choice sono state contrastanti, e il film ha chiuso con poco meno di 3 milioni di spettatori: un risultato inferiore alle aspettative, ma comunque sufficiente a collocarlo al terzo posto tra i film nazionali di maggiore incasso del 2025.

Per il resto dell’anno, il pubblico mainstream è rimasto per lo più a casa, ma gli appassionati del cinema indipendente coreano hanno ugualmente trovato alcuni film per i quali entusiasmarsi. Alcune opere a basso budget presentate ai festival di Busan o Jeonju, come The Final Semester (la storia di un ragazzo di una scuola professionale che ottiene uno stage in fabbrica) o 3670 (la storia di un disertore nordcoreano che cerca di integrarsi nella comunità gay di Seoul), sono state accolte con calore dai cinefili durante la loro distribuzione in sala.

Ma c’è stato un film indipendente in particolare che, alla sua uscita nel mese di ottobre, ha avuto un impatto straordinario: il terzo lungometraggio della regista Yoon Ga-eun, The World of Love (dopo The World of Us del 2016 e The House of Us del 2019, entrambi presentati al FEFF), ha rappresentato un nuovo passo avanti per una regista già considerata una delle punte di diamante del cinema indipendente. Il film ha una trama che è meglio non svelare nei dettagli, ma che ruota attorno a una liceale di nome Joo-in (interpretata dalla talentuosa esordiente Seo Su-bin), il cui passato difficile viene poco a poco rivelato nel corso della storia. Emotivamente intenso e profondamente umano, il film è stato accolto con entusiasmo in Corea e ha avuto ampia distribuzione anche all’estero, vendendo alla fine 200.000 biglietti, un risultato tra i migliori degli ultimi anni per un film indipendente di questa portata.

Guardando al 2025 nel suo complesso, da un punto di vista commerciale i numeri non sono incoraggianti. Le presenze totali per film locali e stranieri hanno raggiunto i 106,1 milioni, con un calo del 14% rispetto all’anno precedente, e risultano inferiori anche ai totali del 2023 e del 2022. Se si guarda ancora più indietro, le presenze sono meno della metà (47%) rispetto al 2019.

Per la prima volta dal periodo più critico della pandemia, nel 2021, nessun film coreano ha venduto più di dieci milioni di biglietti, e in realtà solo due di questi sono riusciti a superare i 3 milioni di spettatori. Nella classifica annuale dei primi dieci film, solo tre erano coreani, a fronte di cinque film hollywoodiani e due film d’animazione giapponesi (gli ultimi capitoli delle saghe Demon Slayer e Chainsaw Man).

Non sorprende quindi che gli studi cinematografici e i finanziatori siano diventati più cauti nei loro investimenti. Oltre a ridurre drasticamente i piani di produzione, sembra sempre più diffusa la preferenza per proprietà intellettuali già esistenti, e una percentuale significativa di nuovi film è rappresentata da remake. Per i registi coreani, trovare finanziamenti è sempre stato difficile, ma nel contesto attuale i film senza un divo come protagonista o che non siano tratti da proprietà intellettuali famose affrontano grandi difficoltà nel reperire i finanziamenti necessari.

Se c’è un aspetto relativamente positivo nella situazione odierna, è che l’attuale governo mostra maggiore apertura nel fornire sostegno e incoraggiamento all’industria cinematografica locale. Il presidente Lee Jae-myung è stato eletto nel giugno 2025 per un mandato di cinque anni, dopo l’impeachment e la rimozione del precedente presidente Yoon Suk-yeol, il quale aveva tentato un’intollerabile presa di potere di stampo dittatoriale con la dichiarazione della legge marziale il 3 dicembre 2024 (tale evento è stato raccontato in tutta la sua spaventosa drammaticità nell’avvincente documentario The Seoul Guardians, che è parte del programma di quest’anno).

Mentre l’ex presidente Yoon aveva drasticamente ridotto i finanziamenti destinati ai festival cinematografici locali, al cinema indipendente e altri ambiti durante i suoi due anni e mezzo di mandato, l’amministrazione Lee ha avviato un rapporto più collaborativo tra governo e industria cinematografica, malgrado alcuni registi sostengano che l’ammontare del sostegno effettivamente fornito al cinema dall’attuale governo sia inferiore a quello garantito da precedenti amministrazioni di orientamento più progressista.

Se la fine del 2025 è stata deludente, l’inizio del 2026 è stato relativamente più positivo. Un segnale incoraggiante all’inizio del nuovo anno è stato il risultato del dramma romantico Once We Were Us, uscito in sala il 31 dicembre. Questo film, che è un remake del film cinese Us and Them (2018) di Rene Liu, ha come protagonisti Koo Kyo-hwan e Moon Ga-young nei panni di una coppia di buoni amici che diventano anche amanti per poi incontrarsi nuovamente per caso alcuni anni dopo. La forza della sceneggiatura e delle interpretazioni ha colpito gli spettatori, tanto che dopo una settimana di programmazione il film è arrivato al primo posto al botteghino, mantenendo il primato per un totale di quattro settimane. Il conteggio finale degli spettatori è stato di 2,6 milioni, risultato piuttosto impressionante per un dramma di questo tipo.

L’affermato autore di successi Ryoo Seung-wan, che negli ultimi anni ha diretto film decisamente ambiziosi e riusciti come Escape from Mogadishu (2021), Smugglers (2023) e I, The Executioner (2024), ha presentato la sua ultima opera, Humint, a inizio febbraio. Ambientato principalmente a Vladivostok, questo thriller di spionaggio ha messo ancora una volta in mostra il talento del regista nella realizzazione di elaborate sequenze d’azione. In ultima analisi, però, il film ha leggermente deluso le aspettative e ha venduto solo 1,8 milioni di biglietti, probabilmente frenato nel suo slancio da The King’s Warden. Successivamente è stato annunciato che Netflix aveva acquisito i diritti del film, quindi Humint salterà il circuito dei festival internazionali e debutterà direttamente sugli schermi televisivi di tutto il mondo.

E quindi, tra le varie sfide affrontate dall’industria cinematografica locale, che vanno dal potere sproporzionato di Netflix sul mercato fino al calo dell’interesse del pubblico, cosa spiega il fenomenale successo di The King’s Warden? Certo, il film è coinvolgente, ben interpretato, ed è al contempo divertente e tragico: insomma, il tipo di storia che attrae un ampio spettro di pubblico. Eppure, in un paese di 51 milioni di persone, riuscire a vendere più di 15 milioni di biglietti per un singolo film è davvero straordinario. Fu sorprendente quando l’epopea storica di guerra Roaring Currents vendette 17,6 milioni di biglietti nel 2014, così come la commedia Extreme Job che ne vendette 16,3 milioni nel 2019, ma questi due risultati si verificarono in un periodo in cui l’industria cinematografica coreana era in piena espansione. Questa volta, sembra davvero un fulmine a ciel sereno.

Comunque, il successo di questo film potrebbe insegnarci qualcosa su come un film possa avere successo nell’attuale mercato sudcoreano, ossia: (a) Il passaparola è tutto. Un film non deve necessariamente dominare le sale nella prima settimana; se gli spettatori ne parlano con entusiasmo, c’è tutto il tempo necessario per mettere insieme un pubblico enorme in modo graduale; (b) Un film non ha bisogno di un grande budget o di un’estetica da blockbuster per avere successo. In The King’s Warden c’è ben poco che possa essere definito spettacolare; al contrario, il punto di forza principale è la storia drammatica; (c) Le star contano, ma non sono tutto. Non c’è dubbio che l’appeal del cast abbia contribuito in modo significativo al successo di questo film, ma potrebbe trattarsi di un esempio in cui un “casting efficace” è più potente di un “cast di divi”. La presenza di un attore esperto e talentuoso come Yoo Hai-jin come protagonista ha certamente dato credibilità al film (questa è la quinta volta in cui l’attore appare in un film che supera i dieci milioni di spettatori, dopo Exhuma, A Taxi Driver, Veteran e King and the Clown).

Ma l’altro ruolo principale è stato affidato a Park Ji-hoon, alla sua prima apparizione di rilievo sul grande schermo. Anche il cast di attori non protagonisti, composto da interpreti solidi e di grande esperienza, ha contribuito in modo significativo al successo del film.

Una delle sfide principali affrontate dall’industria cinematografica coreana dopo la pandemia è il fatto che i ricavi sono diminuiti proprio mentre i costi di produzione dei film continuavano a crescere. Con un budget di dieci miliardi di won (pari a 6,7 milioni di dollari), The King’s Warden non è una produzione a basso costo, ma si tratta comunque di fondi notevolmente inferiori a quelli di molti altri film coreani di alto profilo degli ultimi anni. È possibile che, in futuro, le case di produzione coreane inizino a dare maggiore enfasi alla storia rispetto allo spettacolo visivo e al potere dei divi?

Comunque vadano le cose d’ora in avanti, ci sono abbastanza progetti interessanti in cantiere da far sì che il 2026 possa essere un anno interessante, e forse persino di successo, per il cinema coreano, almeno secondo gli standard recenti. Il tanto atteso Hope del regista Na Hong-jin, considerato uno dei film coreani più ambiziosi di sempre, dovrebbe arrivare nelle sale nel corso di quest’anno.

L’acclamato autore Lee Chang-dong sta preparando Possible Love, il suo primo lungometraggio dopo Burning L’amore brucia, del 2018, per quanto, trattandosi di una produzione Netflix, potrebbe essere difficile vederlo su grande schermo. Il regista Yeon Sang-ho (Train to Busan) ha in programma per il 2026 ben due film: Colony, un thriller ad alto budget che parla di zombie, e il film a basso budget Paradise Lost. Inoltre ci sono nuovi e affascinanti progetti di registi affermati come Kim Jee-woon e Hur Jin-ho. Tutti questi film usciranno in sala in un mercato sempre più complesso, ma se anche solo un paio di essi riusciranno a sedurre il grande pubblico, quest’anno potrebbe concludersi su una nota più ottimistica.
Darcy Paquet